La guerra di Hitler e la primissima propaganda olocaustica

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Ho letto da poco l’imponente libro di David Irving, La guerra di Hitler, nell’edizione italiana del 2001 curata da Mario Spataro. Devo dire subito che questa edizione ha una caratteristica infelice, per un libro di storia che si pretende attendibile: le note, che nell’edizione originale occupano circa cento pagine, non sono state tradotte. Per fortuna, l’edizione originale è disponibile su internet e così il lettore desideroso di vagliare i punti di riferimento di Irving potrà controllarli di persona.

Personalmente, il libro si è rivelato una delusione: Irving non è un revisionista, crede alla realtà dello sterminio ebraico (a parte Auschwitz, di cui peraltro in questo libro non si parla quasi mai) ma tende ad attribuirne le responsabilità non ad Hitler bensì a Himmler.

Quindi il consueto accostamento che viene fatto tra Irving e Faurisson è destituito di fondamento.

Sulla posizione di Irving vale quanto scritto a suo tempo da Jürgen Graf.

E anche dal punto di vista della storia militare della seconda guerra mondiale il libro non risulta del tutto convincente, in quanto si identifica eccessivamente con il punto di vista dello stesso Hitler e non fornisce una valutazione sufficientemente critica della condotta militare della Germania, per cui non si capisce bene la ragione dei crolli degli ultimi due anni di guerra (dovuti ad una perdita di incisività su entrambi i fronti, occidentale e orientale), la cui radice risiede probabilmente nella mancata invasione della Gran Bretagna nel 1940.

Nel libro c’è però uno spunto molto interessante di cui vorrei parlare: quello riguardante la reazione di Hitler rispetto alla primissima propaganda olocaustica, risalente all’autunno del 1944 e incentrata sul campo di Majdanek, il primo dei campi detti di sterminio a essere liberato dai sovietici.

Scrive Irving:

“Durante il consiglio di guerra di quel giorno [27 ottobre 1944] Otto Dietrich, responsabile dei rapporti con la stampa, mostrò al Führer un giornale inglese che riportava l’accusa, proveniente da Mosca, che 1.500.000 di persone erano state liquidate dai tedeschi nel campo di concentramento di Majdanek, presso Lublino, recentemente liberato dall’Armata Rossa: come prova, veniva mostrata la fotografia di un mucchio di pettini. Un imbarazzato silenzio calò sulla riunione, mentre Hitler, irritato, gettava da parte il giornale: “Eccoci di nuovo con la storia delle mani mozzate… pura propaganda!” E dopo la riunione Hitler spiegò a Sonnleiter che la propaganda nemica aveva sostenuto, nel 1914, che i soldati tedeschi che avevano invaso il Belgio erano soliti mozzare le mani ai bambini e appendere i neonati a testa in giù” … Però l’imbarazzo nel suo entourage restava. Preoccupato, Ribbentrop mostrò quel giornale a suo figlio Rudolf, che apparteneva a un reparto di Waffen SS e che era in licenza di convalescenza a causa di una ferita riportata in combattimento. Anche Rudolf reagì negativamente: “Papà, non riesci a riconoscere la propaganda? È nuovamente la storiella delle mani mozzate!”. “In difficoltà, Ribbentrop riparlò della cosa con Hitler: “Sono affari di Himmler, gli rispose il Führer in modo evasivo. “Sono solo affari suoi”” (pp. 883-884).

In nota (che traduco dal testo originale inglese) Irving aggiunge:

“La reazione di Hitler ai rapporti propagandistici su Majdanek è stata descritta da Sonnleiter; da Heinz Lorenz (interrogatorio CSDIC); e da Helmut Sündermann, diario, 27 ottobre 1944. Rudolf von Ribbentrop ha descritto in un’intervista con me la perplessità di suo padre”.

Dire che i rapporti su Majdanek erano propagandistici è indubbiamente un’affermazione revisionistica. Però Irving sembra instillare un dubbio nel lettore quando dice che Hitler rispose a Ribbentrop in modo “evasivo”, come se avesse un segreto da nascondere. Qui tocchiamo con mano la debolezza del metodo storico di Irving: egli infatti ha sempre detto di scrivere i suoi libri solo sulla base di fonti di prima mano, senza leggere i libri o gli articoli scritti dagli altri storici.

Dunque Irving non legge libri altrui: e invece dovrebbe.

Proprio per quanto riguarda Majdanek, Irving ha ignorato sia i contributi degli storici sterminazionisti polacchi che i contributi dei revisionisti (a cominciare dal libro su Majdanek scritto nel 1998 da Carlo Mattogno e Jürgen Graf).

Irving avrebbe avuto il dovere di avvertire i propri lettori che la cifra del milione e mezzo di vittime a Majdanek è stata sottoposta ad una drastica revisione (al ribasso) non solo dai revisionisti ma anche dagli storici polacchi mainstream. Alla fine del 2005 infatti Tomasz Kranz, capo del dipartimento della ricerca del Museo di Majdanek, fissò il numero delle vittime a circa 78.000. Da un milione e mezzo a 78.000 è una ben drastica revisione! Ma già nel 1992 lo storico polacco Czeslav Rajca aveva abbassato il numero a 235.000. Il numero delle vittime secondo Carlo Mattogno è invece di circa 42.000.

Dunque Hitler aveva perfettamente ragione a parlare di “propaganda”.

L’edizione inglese del libro di Irving è del 2002: costui aveva il dovere di aggiornare il libro e di rendere edotti i propri lettori di tutte queste revisioni invece che dare la priorità alle sue solite fonti confidenziali.

Un modo di agire, il suo, più da “scrittore” che da storico rigoroso.

2 Comments
    • Fabrice
    • 21 novembre 2018

    Complimenti, ottimo articolo!!

    1 PUNTO.

    Domanda:

    David Irving come si pone nei confronti della morte di Adolf Hitler, crede alla versione ufficiale del suicidio nel bunker a Berlino, non ci crede affatto o semplicemente nutre solo dei dubbi a tale proposito?

    2 PUNTO.

    Ieri per puro caso in Tv ho visto in prima serata i primi 4 episodi della serie “Hunting Hitler” su Canale Alpha ( n 59 sul digitale terrestre ), hanno detto che trasmetteranno tutto il resto della serie ogni martedì in prima serata, questi sono i riferimenti:

    Hunting Hitler is a History Channel television series based on the hypothetical premise that if Adolf Hitler escaped from the Führerbunker in Berlin at the end of World War II, how might he had done so and where might he have gone.[1] The show was conceived due to the recent declassification of FBI documents exploring whether Hitler might still be alive in the late 1940s.

    Proseguimento:

    https://en.wikipedia.org/wiki/Hunting_Hitler

    Programmazione Canale Alpha:

    https://www.alpha59.it/

    Chi sono: https://it.wikipedia.org/wiki/Alpha_(rete_televisiva)

    Comunque, magari lei avrà già visto tutta la serie nella versione originale in inglese e quindi non interessato, ma se per caso non l’avesse vista e allora la serie di “Hunting Hitler” su canale “Alpha” 59 con anche dialoghi doppiati in italiano le potrebbe interessare a titolo di eventali spunti per sue riflessioni o solo per sua curiosità.

    Cordiali saluti.

    Fabrice

    Rispondi
    • a.carancini
    • 21 novembre 2018

    Caro Fabrice, da quanto ho letto, Irving crede alla versione ufficiale. Grazie per il suggerimento riguardante la serie televisiva. Cordiali saluti, A. C.

    Rispondi

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