Thomas Kues: Disboscamenti a Treblinka

DISBOSCAMENTI A TREBLINKA

Di Thomas Kues, 2009

  1. Introduzione

Viene comunemente sostenuto che un piccolo campo (grande approssimativamente 14 ettari) nella Polonia orientale, chiamato usualmente Treblinka II, funse come “campo di puro sterminio” per gli ebrei tra la fine del luglio 1942 e l’agosto 1943. Viene anche sostenuto che in questo campo vennero uccisi tra i 700.000 e i 900.000 ebrei in camere a gas con i fumi di scarico di un motore, e che fino al marzo 1943 le vittime vennero seppellite in gigantesche fosse comuni. Dopo questa data, le centinaia di migliaia di corpi seppelliti – almeno 713.555 cadaveri – vennero presuntamente riesumati e inceneriti, insieme a migliaia di nuove vittime, in griglie di cremazione fatte di blocchi di cemento e di rotaie ferroviarie, con il legname usato come combustibile[1].

È stato fatto notare da diversi storici revisionisti – tra gli altri da Mark Weber, Andrew Allen, Arnulf Neumaier, Jürgen Graf e Carlo Mattogno – che le presunte cremazioni avrebbero richiesto un’immensa quantità di legna da ardere che non sarebbe stato possibile procurarsi facilmente. Non esiste documentazione di trasporti di legname a Treblinka, mediante autocarri o treni, né i testimoni oculari hanno parlato di tali trasporti. Tutto ciò implica che la legna da ardere per qualsivoglia cremazione effettuata a Treblinka avrebbe dovuto essere procurata dalle foreste nelle vicinanze del campo. Nel seguente articolo analizzerò il resoconto del testimone ebreo Richard Glazar sull’abbattimento degli alberi a Treblinka e lo metterò a confronto con mappe e con foto aeree pertinenti come pure con quello che si conosce sulla natura dei boschi circostanti gli ex campi e con l’efficienza dell’incenerimento del legname all’aperto.

  1.  La testimonianza di Richard Glazar
    • La descrizione di Glazar del disboscamento a Treblinka nel 1943

Il resoconto pubblicato da Glazar delle sue presunte esperienze a Treblinka II, Trap with a Green Fence, venne pubblicato originariamente in tedesco nel 1992[2]. In questo libro, Glazar ha descritto il disboscamento effettuato con lo scopo di procurarsi combustibile per le cremazioni nel modo seguente:

Sgombrare il bosco attorno al perimetro del campo – questo è ora il nostro compito principale. Gli alberi abbattuti vengono trascinati nel campo e tagliati in legna da ardere. Mentre la primavera lascia il posto all’estate senza trasporti, la più grande concentrazione di attività nel primo campo si sposta sul terreno delle baracche ucraine, alla segheria. Quelli di noi della Baracca A lavorano lì, insieme ad altri commando che avevano in precedenza lavorato al sito di smistamento. Idillici cumuli di legna da ardere appena segata e spaccata crescono e brillano tra i pini torreggianti che non sono stati abbattuti. Un sentiero corre lungo un lato della segheria e conduce all’ingresso principale del secondo campo. Sebbene sia distante circa settanta metri, l’ingresso è chiaramente visibile dal nostro luogo di lavoro. Qui noi consegniamo la legna richiesta in quella parte del campo. A nessuno lì è consentito allontanarsi dal lavoro dalle SS. Il compito principale nel secondo campo consiste nel riesumare e incenerire i corpi dei vecchi trasporti[3].

  • La suddivisione del campo e il suo significato

Prima di continuare è importante notare alcune presunte caratteristiche della struttura del campo di Treblinka. Secondo i testimoni oculari, Treblinka era divisa in due settori principali: il “campo inferiore”, dove i deportati venivano ricevuti e dove il loro vestiario depositato veniva smistato, e il più piccolo “campo superiore”, che presuntamente conteneva gli edifici con le camere a gas come pure le fosse comuni e le “griglie” per la cremazione dei cadaveri. Le due sezioni erano separate da un reticolato mimetizzato e da un gigantesco terrapieno di sabbia. In generale i lavoratori prigionieri ebrei di queste due sezioni del campo venivano tenuti separati gli uni dagli altri[4]. Richard Glazar faceva parte del commando di lavoro ebraico nel campo inferiore e così di per sé non era un testimone del presunto sterminio e del processo di incenerimento. Egli perciò non fornisce nessuna informazione riguardante la costruzione o il consumo di combustibile delle pire di cremazione.

  • Riassunto delle affermazioni di Glazar

Ricapitoliamo l’essenziale della testimonianza di Glazar. Prima di tutto, ci dice che il compito dei lavoratori detenuti ebrei era di “sgombrare il bosco attorno al perimetro del campo”. Poiché gli alberi venivano tagliati attorno al perimetro del campo essi venivano “trascinati nel” campo, e non portati lì con autocarri o altri veicoli. Poi ci viene detto che gli alberi, identificati come pini, venivano segati e spaccati in una segheria del campo inferiore prima di essere portati nel vicino ingresso del “secondo campo” (= il campo superiore). È evidente che non tutto il legname veniva portato nel campo superiore, poiché Glazar scrive che lui e gli altri lavoratori consegnavano “il legname [che era] richiesto in quella parte del campo”.

  1. Le aree boschive a Treblinka 1936-1944
    • Le fonti

Cosa succede se confrontiamo le affermazioni di Glazar con i fatti conosciuti? Come fonti per il confronto userò a) una mappa dettagliata dell’area redatta nel 1936, sei anni prima della costruzione del campo[5]; b) due foto aeree scattate sul sito dell’ex campo nel 1944 (il 15 maggio e in una data sconosciuta del mese di novembre rispettivamente); c) varie foto a terra tratte dal “Kurt Franz album” che mostrano alberi che circondano il campo durante il suo periodo di funzionamento; e d) varie foto a terra del sito del campo come appare oggi.

  • Il perimetro del campo

Come punto di partenza del nostro confronto, abbiamo bisogno di delimitare il perimetro del campo di Treblinka II sulla mappa polacca del 1936. Questo è più facile consultando la foto aerea della Luftwaffe dell’area Malkinia-Treblinka che venne scattata il 15 maggio 1944[6]. In questa fotografia l’area dell’ex campo di Treblinka II è chiaramente visibile come un campo biancastro tranne che per la parte settentrionale del campo che non è stata distrutta e che contiene ancora 5 o forse più edifici. Un rapido confronto della mappa e della foto rivela che la piccola strada sterrata o il sentiero che attraversa lo sperone ferroviario appena ad ovest della parte più settentrionale del campo è visibile in entrambe, anche se è più evidente nella foto aerea del novembre 1944[7]. Come ulteriori punti di riferimento abbiamo la piccola strada o sentiero che conduce dritto a sud-sud-est da un campo rettangolare aperto appena a nord-est del campo. Come visibile sulla mappa, questa strada si piega in una direzione più orientale e termina nel vicino villaggio di Wólka Okraglik. Possiamo anche usare la ferrovia principale (visibile in alto a destra nella foto aerea) e lo sperone ferroviario (che corre in direzione del campo di lavoro di Treblinka I, situato a circa 2 chilometri a sud di Treblinka II) per determinare dove sulla mappa dovremmo disegnare il perimetro futuro. Il risultato è presentato sotto nella Illustrazione 1.

  • Le aree boschive all’interno del campo futuro

Uno sguardo veloce all’Illustrazione 1 rivela che una grande parte del sito del futuro campo nel 1936 era boscosa. Nelle foto aeree del 1944 vediamo che rimane solo la parte più settentrionale e nord-orientale dell’area boschiva. È ovvio che la maggior parte, se non tutti degli altri alberi – corrispondenti a circa sei ettari – vennero disboscati durante la costruzione del campo. Poteva la legna di questi alberi essere stata usata per le cremazioni? Tutto ciò sembra improbabile dato che l’ordine di cremare i cadaveri nei campi dell’Azione Reinhardt (Bełżec, Sobibór and Treblinka) presumibilmente non venne dato fino all’autunno del 1942[8], mentre la costruzione del “campo della morte” di Treblinka venne iniziata nel maggio dello stesso anno[9]. Gli alberi abbattuti non sarebbero quindi stati salvati per questo scopo. È più probabile che il legname risultante sia stato utilizzato nella costruzione del campo o mandato via.

  • Prove del disboscamento nelle aree circostanti il perimetro

Dall’esame dell’Illustrazione 1 possiamo trarre la conclusione che, oltre agli alberi abbattuti nella costruzione del campo, le aree boschive nelle immediate vicinanze, cioè solo a nord e a nord-est del perimetro del campo, vennero lasciate intatte nel 1944, in quanto i loro profili sulle foto aeree sono virtualmente identici a quelli segnati sulla mappa del 1936. Ma che ne è delle foreste più lontane dal campo?

Esaminando una sezione più grande della mappa del 1936 (Illustrazione 2) vediamo che vi sono grandi aree boschive a nord del sito del futuro campo. Se si continua più a nord, il terreno diventa un misto di prati e terreni paludosi, a causa della prossimità del fiume Bug.  A sud del campo ci sono principalmente campi coltivati. Le aree boschive ubicate entro un raggio di 2 chilometri da Treblinka II ammontano in totale a meno di 4 chilometri quadrati.

Nell’Illustrazione 3 vediamo la porzione della foto aerea del novembre 1944 che mostra i boschi a nord del campo liquidato di Treblinka II, di nuovo confrontata con la mappa del 1936. Le zone che mostrano tracce di deforestazione sono molto limitate. Si può stimare la loro area totale a 10 ettari al massimo. Tuttavia, non vi è alcuna garanzia che parti di questo abbattimento degli alberi non siano state eseguite dopo la liquidazione di Treblinka II, cioè verso la fine del 1943 o all’inizio del 1944.

L’argomento che le SS potrebbero aver ripiantato la foresta disboscata, coprendo perciò le tracce della deforestazione, non è valido per due ragioni. Primo, è solo una supposizione che il sito del campo stesso fosse mimetizzato con lupini e pini[10]. Secondo, se nuovi alberi vennero piantati nella seconda metà del 1943, sarebbero stati non più grandi di alberelli nel 1944, e così le aree deforestate sarebbero ancora chiaramente visibili come zone bianche o grigio-chiaro nelle foto aeree, dove gli alberi recentemente piantati apparirebbero come piccoli punti neri al massimo[11].

  1. La quantità di legname necessaria per le cremazioni all’aperto
    • Le caratteristiche dei boschi vicino Treblinka

Le foto al livello del suolo prese nell’ex campo di Treblinka in epoca contemporanea mostrano che i boschi che circondano il prato dove un tempo sorgeva il campo consistono in gran parte di abeti e pini, con solo piccole quantità di latifoglie (alberi con foglie)[12]. Tutto ciò è confermato da foto d’epoca scattate dal SS-Untersturmführer Kurt Franz e che mostrano alberi che si trovano all’interno del perimetro del campo[13].

Il testimone ebreo Samuel Willenberg, che lavorò nel Tarnungskommando (commando mimetizzato), descrive ripetutamente gli alberi abbattuti nei boschi vicini come alberi di pino. In un passaggio descrive il trascinamento di “pini appena abbattuti, ognuno lungo circa 6 metri” nel campo per essere usati come parti del recinto[14].

  • La difficoltà delle cremazioni all’aperto

Cremare un corpo umano usando legna da ardere come principale combustibile non è un compito facile. L’ispettore e tecnico Lennart Kjellander della svedese Rikskriminalpolisen ha fatto il seguente commento sull’incenerimento di cadaveri umani fuori dai forni crematori:

Per cremare il corpo sono necessarie grandi quantità di combustibile e diversi metri cubi di legname. (…) Sono richieste alte temperature e grandi quantità di legna secca. E richiede tempo. Non è qualcosa che può essere fatta in poche ore[15].

La dichiarazione di Kjellander è confermata dai dati che abbiamo sul consumo di legna da ardere nelle tradizionali pire funerarie indù: secondo questi dati, per cremare un singolo corpo sono richiesti dai 300 ai 600 chili di legna[16]. Queste pire funerarie sono costruzioni molto primitive dove il morto viene semplicemente posto sulla cima di una catasta di legna. Tuttavia, il metodo leggermente più evoluto di posizionare una griglia sulla cima della pira, come nelle “griglie” presuntamente usate a Treblinka, non è molto più efficiente come metodo di combustione, come vedremo nel paragrafo successivo.

  • La quantità di legna da ardere richiesta a Treblinka

Secondo i calcoli dello storico revisionista Carlo Mattogno, un cadavere essiccato con un peso medio[17] di 45 chili richiede approssimativamente 160 chili di legno stagionato per incenerirsi, poiché ci vogliono 3.5 chili di combustibile legnoso (più 0.1 litri di alcol etilico) per bruciare 1 chilo di carne[18].

Queste cifre, basate sugli esperimenti di Mattogno con tessuti animali, sono confermate dai dati provenienti dalle cremazioni di cadaveri umani su pire con griglie metalliche effettuate in India[19].

Il numero delle vittime di Treblinka viene usualmente fissato a 870.000. Questa è la cifra fornita dalla Encyclopedia of the Holocaust[20] e che appare comunemente nelle opere di riferimento. Per incenerire questo numero di corpi sarebbe richiesto un totale di (870.000 x 160 =) 139.200.000 chili o 139.200 tonnellate di legname. Come Mattogno inoltre osserva, una foresta di abeti vecchia di 50 anni fornisce approssimativamente 500 tonnellate di legname per ettaro[21], il che significa che avrebbero dovuti essere tagliati (139.200 ÷ 500 =) 278.4 ettari di foresta o circa 2.8 chilometri quadrati, corrispondenti a circa il 75% delle aree boschive a nord di Treblinka.

  • L’importanza della stagionatura del legname

È importante notare che Mattogno calcola con legname stagionato, poiché questo è fondamentale per stimare il valore calorifico del combustibile. Dovremmo anche ricordare la dichiarazione dell’ispettore Kjellander secondo cui “sono necessarie grandi quantità di legname secco” per incenerire un cadavere.

La stagionatura del legname è essenzialmente un processo di essiccazione, in cui una grande percentuale del contenuto acquoso del legname “verde” (cioè fresco) viene ridotta, solitamente fino a valori che oscillano tra il 10 e il 20%[22], o lasciandolo asciugare all’aria in un luogo dove viene accatastato con spazi tra i singoli pezzi di legno e riparato dall’umidità, o essiccandolo in un forno. Poiché l’essiccazione all’aria è molto lenta in condizioni di clima freddo o umido, di solito si richiede che il legname venga lasciato fuori durante l’estate (quindi la “stagionatura”). Poiché è difficile rimuovere l’umidità dai tronchi interi, il legname viene solitamente segato prima di essere lasciato essiccare[23].

Devo far notare qui che nessun testimone e nessuno storico ha mai sostenuto che Treblinka II aveva forni per l’essiccazione, e ripeto il fatto che non esiste qualsivoglia prova, né documentaria o testimoniale, riguardante trasporti di legname da ardere al campo. Se gli alberi abbattuti attorno a Treblinka fossero stati davvero stagionati, allora il metodo usato sarebbe stato quello dell’essiccazione all’aria aperta. Secondo Glazar gli alberi venivano “segati e spaccati” e accatastati in “tumuli”. Ma sarebbe stato davvero importante se il legno fosse stato lasciato ad asciugare o se fosse stato usato più o meno direttamente? Un vecchio articolo di agricoltura dice quanto segue sull’uso del legname verde come combustibile:

Il legno stagionato o essiccato alla temperatura di 100 ° [Fahrenheit] pesa circa un terzo in meno del legname verde; perché mentre alcuni tipi perderanno solo il 25%, ce ne saranno altri che perderanno il 50%. Poiché una catasta di legname verde peserà in media più di 4.000 libbre, ogni catasta conterrà circa milleseicento libbre d’acqua, o circa centosettanta galloni. Quest’acqua deve essere portata al calore di ebollizione, ed espulsa per evaporazione prima che il legname che la contiene possa eventualmente bruciare. Tutto il calore necessario per questo scopo passa allo stato latente, e viene perso a tutti gli scopi utili. Perciò, l’uomo che brucia legname verde, perde precisamente tanto calore, o in altre parole, del suo legname, in ogni catasta, quanto sarebbe necessario per far bollire 170 galloni d’acqua. Quale parte sarebbe, egli lo può stimare da sé.

Ma, sostiene l’avvocato del legno verde, tutti i fluidi dell’albero vivente non sono acqua. La linfa tiene in soluzione zucchero, gomma, amido, resina, ecc., che sono tutte sostanze infiammabili o bruceranno. Questo è vero ma nessuna di queste sostanze viene perduta quando il legname verde viene essiccato; tutte rimangono a beneficio del combustibile; al contrario, nessuna di queste brucerà fino a liberarsi dall’acqua che le tiene in soluzione, e la maggior parte di esse viene eliminata dal calore richiesto per questa evaporazione. Per quanto esaminiamo la questione, c’è una perdita nel bruciare legname verde”[24].

Il legname verde da conifere – come i pini e gli abeti, gli alberi predominanti nella zona di Treblinka – contiene in genere circa il 55% di acqua per peso, che è, generalmente, più alto del contenuto di umidità del legname duro[25]. Il tempo richiesto per una completa stagionatura varia da 1 a 4 anni, a seconda del tipo e della sezione trasversale del legname[26]. Il legname duro essiccato all’aria impiega in genere 6-12 mesi, a condizione che gli alberi abbattuti siano segati in tavole con uno spessore di 2.5 cm[27]. Dato il contenuto di umidità più alto del legname dolce, e il fatto che la legna da ardere solitamente viene segata in pezzi molto più spessi di 2.5 cm, è ragionevole supporre che il legname abbattuto a Treblinka avrebbe richiesto come minimo un anno per la stagionatura.

Glazar d’altro canto scrive che l’abbattimento “dei boschi attorno al perimetro del campo” cominciò durante il periodo in cui arrivarono i trasporti finali dal ghetto di Varsavia[28], cioè nell’aprile 1943[29]. Secondo lo storico dell’Olocausto Yitzhak Arad, tutti i cadaveri interrati erano stati riesumati e cremati entro la fine del luglio 1943[30]. Arad concorda sul fatto che le cremazioni a Treblinka iniziarono sul serio in aprile[31], cosicché il legname avrebbe potuto essere essiccato al massimo per 4 mesi, che corrisponde ad uno stato neppure semi-stagionato. Poiché si ritiene che venissero cremati in media 7.000 cadaveri al giorno[32], il legname abbattuto avrebbe dovuto essere impiegato quasi immediatamente, così che la cremazione a Treblinka di oltre 800.000 presunti cadaveri sarebbe stata “in realtà” effettuata usando come combustibile legname verde. Ne consegue che per soddisfare il bisogno di carburante avrebbero dovuto essere tagliati più di 2.8 chilometri quadrati di foresta – forse 4 o addirittura 5. Le zone boschive a nord del campo sarebbero state perciò completamente eliminate all’epoca in cui vennero scattate le foto aeree nel 1944.

  • Il numero reale dei cadaveri cremati

Poiché l’abbattimento di un ettaro di foresta produrrebbe il combustibile necessario a cremare (870,000 ÷ 278.4 =) 3,125 cadaveri, ma sicuramente molti di meno se il legname non era stagionato, ne consegue che le foto aeree, piuttosto che confermare la tesi delle 870.000 vittime incenerite delle camere a gas, indicano un numero di corpi cremati nell’ordine di alcune decine di migliaia. È probabile che degli almeno 713.555 deportati inviati al campo con i treni, una piccola percentuale perì durante il viaggio a causa dello sfinimento, della disidratazione, delle malattie, delle lesioni da pressione o del soffocamento causato dal panico degli altri deportati. Si ritiene che un numero particolarmente elevato di morti durante il percorso, causate dai treni carichi delle deportazioni che arrivavano in ritardo alle stazioni, ebbero luogo durante il periodo in cui Irmfried Eberl era comandante del campo[33]. Alla fine di agosto del 1942, Eberl fu licenziato per incompetenza e sostituito da Franz Stangl.

  1. Altri testimoni dei disboscamenti e delle cremazioni a Treblinka

Nel suo libro Surviving Treblinka, il testimone Samuel Willenberg non menziona mai la legna da ardere in rapporto alle cremazioni nel “campo superiore”. Egli parla di un “commando tagliaboschi” che lavorava all’interno del campo, che spaccava i tronchi di albero con le accette, e descrive parimenti sé stesso in conversazione con un altro prigioniero dietro “un gran mucchio di tronchi tagliati”, ma non vengono menzionate forniture di legname al “campo superiore”[34]. Allo stesso modo, Willenberg non riferisce di trasporti di legna da ardere a Treblinka II dall’esterno, nonostante descriva nei dettagli trasporti di altro materiale al campo[35]. Il solo genere di combustibile menzionato da Willenberg in rapporto alle cremazioni – che egli non ha visto in prima persona – è il greggio[36].

Vale la pena di notare che Glazar e Willenberg si contraddicono a vicenda nel descrivere come vennero procurati i binari usati per le “griglie” (grate di cremazione). Quando fu intervistato da Gitta Sereny, Glazar dichiarò che i prigionieri, forse incluso lui stesso, vennero inviati “nella campagna a cercare rotaie in disuso”[37]. Willenberg d’altra parte scrive che i binari vennero consegnati al campo con un treno[38].

Yankiel Wiernik, nel suo pamphlet del 1944 A Year in Treblinka descrive la costruzione di case e recinti da alberi a quanto pare abbattuti nelle vicinanze del campo, ma non menziona mai nessuna attività di abbattimento in rapporto alle cremazioni, che egli sostiene aver visto di persona. Il legname non è nemmeno menzionato come combustibile da Wiernik[39].

Né l’abbattimento di alberi per procurarsi combustibile per le cremazioni viene menzionato nel libro di Sereny Into that Darkness, che contiene le presunte trascrizioni di interviste con il comandante di Treblinka, Franz Stangl, come pure le dichiarazioni dei testimoni ebrei Richard Glazar, Berek Rojzman, e Samuel Rajzman.

Non sono riuscito a trovare prove testimoniali che contraddicessero la dichiarazione di Glazar secondo cui la legna da ardere utilizzata per le cremazioni a Treblinka II era stata prelevata dalle aree boschive nelle vicinanze del campo.

  1. Riassunto e conclusione

Sappiamo dai documenti che più di 700.000 – probabilmente circa 800.000 – deportati ebrei vennero inviati a Treblinka II durante il suo periodo di operazioni negli anni 1942-43. Secondo la storiografia costituita – che è basata quasi esclusivamente su testimonianze oculari – questo fu un “campo di puro sterminio” dove tutti gli ebrei che arrivavano al campo venivano uccisi in camere a gas nel giro di poche ore, tranne un piccolo gruppo di ebrei selezionati per effettuare lavori collegati al processo di sterminio. Le vittime vennero inizialmente sepolte, ma a partire dal marzo 1943 – o forse su scala più piccola nel novembre 1942 – vennero invece bruciate su pire di cremazione. Le vittime sepolte vennero poi riesumate e incenerite sulle stesse pire. Questo lavoro venne presuntamente completato entro la fine del luglio 1943. Il campo di Treblinka II venne completamente smantellato nel settembre 1943.

Il testimone Richard Glazar sostiene che il legname usato per alimentare le pire venne preso dai “boschi attorno al perimetro del campo”. Usando dati della vita reale provenienti da esperienze di cremazioni all’aperto possiamo stimare con un alto grado di certezza la quantità di legna da ardere che sarebbe necessaria per incenerire il numero presunto dei cadaveri. Questa corrisponde ad approssimativamente 3 chilometri quadrati di foresta. Tuttavia, realisticamente, quest’area sarebbe molto più grande, poiché si desume dalla cronologia della testimonianza di Glazar come pure dalla storiografia costituita che non vi sarebbe stato il tempo di stagionare il legname. Le pire di cremazione avrebbero dovuto perciò usare come combustibile legname “verde”, che è meno efficace del legame stagionato a causa del suo più alto contenuto di umidità.

Confrontando una mappa dettagliata del 1936 della zona di Treblinka con le foto aeree prese dalla Luftwaffe nel maggio e nel novembre 1944, possiamo valutare l’ampiezza della deforestazione effettuata nell’area all’epoca. Se 870.000 cadaveri fossero davvero stati cremati a Treblinka, allora il fabbisogno di combustibile avrebbe spogliato l’intera area boschiva a nord del sito del campo. Le foto aeree mostrano che questo chiaramente non è il caso. Al contrario, le zone visibili deforestate – equivalenti a meno di 10 ettari – indicano la cremazione di al massimo alcune decine di migliaia di corpi.

L’argomento che forse i testimoni si sono sbagliati, e che solo una frazione dei cadaveri venne cremata, non regge, poiché le indagini forensi dei sovietici e dei polacchi effettuate nel periodo 1944-1945 avrebbero scoperto centinaia di migliaia di cadaveri non cremati nel sito dell’ex campo e di conseguenza costoro avrebbero annunciato le loro scoperte al mondo intero come prova suprema della barbarie “tedesco-fascista”. Inutile dire che non lo fecero[40]. Rimane solo la conclusione che una piccola percentuale di deportati ebrei morirono in viaggio verso il campo e che i rimanenti vennero inviati altrove, la maggior parte probabilmente nei territori sovietici occupati. Il testimone Richard Glazar ha perciò inavvertitamente aiutato a confermare l’ipotesi revisionista che Treblinka II fu un campo di transito.

 

Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: https://codoh.com/library/document/1912/?lang=en

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Confronta Yitzhak Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka. The Operation Reinhard Death Camps, Indiana University Press, Bloomington/Indianapolis 1987, p. 42, 81, 173-177. Il cosiddetto telegramma Höfle scoperto nel 2000 rivela che 713.555 ebrei erano stati deportati a Treblinka fino al 31 dicembre 1942.

[2] Richard Glazar, Die Falle mit dem grünen Zaun. Überleben in Treblinka, Fischer Verlag, Frankfurt am Main 2002.

[3] Richard Glazar, Trap with a green fence, Northwestern University Press, Evanston 2005, p. 115.

[4] Y. Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka. The Operation Reinhard Death Camps, op.cit., p. 41, 112.

[5] La mappa è intitolata “Mapa Taktyczna Polski 1:100 000” e venne diffusa dal polacco Wojskowy Instytut Geograficzny. Questa mappa è visibile in rete: https://web.archive.org/web/20150523020325/http://www.mapywig.org/m/wig100k/P38_S34_MALKINIA.jpg . Ulteriori informazioni su questa mappa (in polacco) si possono trovare qui: http://igrek.amzp.pl/details.php?id=4263 e qui: http://www.mapywig.org/

[6] United States National Archives, Ref. No. GX 120 F 932 SK, exp. 125.

[7] United States National Archives, Ref. No. GX 12225 SG, exp. 259.

[8] Y. Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka. The Operation Reinhard Death Camps, op.cit., p. 171.

[9] Ivi, p. 37.

[10] Ivi, p. 373.

[11] L’eventuale contro-argomentazione che le SS avrebbero potuto piantare alberi già cresciuti non regge, in quanto ciò avrebbe richiesto una quantità semplicemente assurda di trasporti e lavori di piantumazione.

[12] C. Mattogno, J. Graf, Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp?, op.cit. pp. 339-340, 342.

[13] Alcune di queste foto sono visibili in rete al seguente indirizzo: http://www.deathcamps.org/treblinka/photos.html

[14] Samuel Willenberg, Surviving Treblinka, Basil Blackwell, Oxford 1989, p. 110.

[15] “Svårt bränna upp lik”, Aftonbladet, Stockholm, February 16, 2006.

[16] Arnulf Neumaier, “The Treblinka Holocaust”, in Germar Rudolf (ed.), Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of ‘Truth’ and ‘Memory’, 2nd edition, Theses & Dissertations Press, Chicago 2003, p. 495. La compagnia indiana Teri fornisce il consumo di combustibile per la cremazione di un corpo usando il “sistema tradizionale” come equivalente a 400-600 chili; Carlo Mattogno, “BEŁŻEC E LE CONTROVERSIE OLOCAUSTICHE DI ROBERTO MUEHLENKAMP”, in rete: https://web.archive.org/web/20120603140313/http://ita.vho.org/BELZEC_RISPOSTA_A_MUEHLENKAMP.pdf

[17] Questo peso medio è basato sul presupposto che un terzo delle presunte vittime erano bambini, e che il peso medio era ridotto da 58 a 45 chili attraverso l’essiccazione causata dal processo di decomposizione.

[18] C. Mattogno, “Combustion Experiments with Flesh and Animal Fat”, The Revisionist Vol. 2 No. 1 (February 2004), pp. 68-70; C. Mattogno, J. Graf, Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp?, op.cit., p. 149.

[19] Calcolati in base ai dati forniti dalla compagnia Teri sulle cremazioni utilizzando “un sistema di fuoco all’aperto migliorato utilizzando una grata metallica”; C. Mattogno, “BEŁŻEC E LE CONTROVERSIE OLOCAUSTICHE DI ROBERTO MUEHLENKAMP”, op. cit.

[20] Israel Gutman (curatore), Encyclopedia of the Holocaust, MacMillan, New York 1990, vol. 4, p. 1486.

[21] Più precisamente 496.

[22] Confronta D. Mukherjee, Fundamentals of Renewable Energy Systems, New Age International, New Delhi 2004, p. 65.

[23] Rex Miller, Audel Carpenter’s and Builder’s Math, Plans, and Specifications, 7th edition, John Wiley & Sons, New York 2004, pp. 44-47.

[24] “Dry or green wood for fuel”, The Cultivator (pubblicato da The New York State Agricultural Society), Vol. 1, No. 1 (gennaio 1844), p. 21.

[25] F. William Payne, Advanced technologies: improving industrial efficiency, Fairmont Press, Lilburn (GA) 1985, p. 46.

[26] H.S. Bawa, Workshop Practice, Tata McGraw-Hill, New Delhi 2003, p. 106.

[27] Ben Law, The woodland way: a permaculture approach to sustainable woodland management, Permanent Publications, East Meon 2001, p. 101.

[28] Richard Glazar, Trap with a green fence, op.cit., pp. 114-115.

[29] Y. Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka. The Operation Reinhard Death Camps, op.cit., p. 127.

[30] Ivi, p. 177.

[31] “In questo campo l’intera operazione delle cremazioni durò circa quattro mesi, da aprile alla fine di luglio 1943”; ibidem.

[32] Ivi, p. 178.

[33] Ivi, pp. 84-88.

[34] S. Willenberg, Surviving Treblinka, op.cit., p. 140.

[35] Ivi, p. 107, 137.

[36] Ivi, p. 107.

[37] Gitta Sereny, Into that Darkness. An Examination of Conscience, Vintage Books, New York 1983, p. 220.

[38] S. Willenberg, Surviving Treblinka, op.cit., pp. 107-108.

[39] Yankel Wiernik, A Year in Treblinka, American Representation of the General Workers’ Union of Poland, New York 1944.

[40] C. Mattogno, J. Graf, Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp?, op.cit., pp. 77-90.

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