Commenti sull’affare Haverbeck

Da Bocage-info ricevo e traduco:

Der Bund, fondato nel 1850, è un quotidiano bernese elitario di tendenza centro-sinistra. Esso commenta l’affare Haverbeck, che comincia a smuovere le acque in Svizzera.

INIZIO

Ursula Haverbeck ha 89 anni, ma ella sembra lucida e capace di discernimento. Ella è una negazionista dell’Olocausto per convinzione e non per senilità. I campi di sterminio non sono mai esistiti, afferma durante delle conferenze, la morte di sei milioni di ebrei non è provata. Haverbeck è stata condannata in Germania a più riprese e, l’anno scorso, a due anni di prigione per istigazione [all’odio]. «L’età non è una garanzia di impunità, fintantoché si è lucidi», ha dichiarato il giudice. Il verdetto è ormai definitivo. Il 2 maggio, Haverbeck avrebbe dovuto essere incarcerata, ma ella non si è presentata per scontare la pena. La polizia l’ha arrestata a Vlotho, nella Renania del Nord-Vestfalia, e l’ha condotta in prigione. L’azione della polizia è legale. Chiunque sia stato condannato deve essere sanzionato. Lo Stato [di diritto] è una realtà.

Più sconcertante è la questione di sapere se la negazione dell’Olocausto debba essere penalmente perseguibile. Le dichiarazioni sulla storia, anche se sono molto stupide e pericolose, debbono essere punite con il carcere? No. La verità non è definibile [con una legge].

Certo, il codice penale tedesco ha un altro punto di vista. Ogni persona che approva, nega o minimizza i crimini nazisti «pubblicamente o durante una riunione» deve attendersi di subire fino a 5 anni di prigione in base all’articolo 130. Altri stati europei conoscono bene queste leggi, come l’Austria e il Belgio. E chiunque in Svizzera neghi o giustifichi un «genocidio e altri crimini contro l’umanità» è passibile di 3 anni di prigione in base all’articolo 261 bis del Codice penale. Perché l’abolizione di questa proibizione è reclamata soprattutto da nostalgici del nazionalsocialismo. AfD, NPD, club neonazisti: vogliono tutti poter dire legalmente che tutto non era cattivo con il Führer. Quelli che negano l’Olocausto hanno generalmente della simpatia per lui.

Ma vi sono anche altre voci, fondamentali. L’ex giudice della Corte costituzionale tedesca, Wolfgang Hoffmann-Riem, espresse dei dubbi nel 2008 sul senso della punizione dei negazionisti dell’Olocausto. È così che voi create dei «martiri», cosa che non è molto «politicamente opportuna». Il suo collega giudice, Winfried Hassemer, deceduto nel 2014, dichiarò di non essere un amico delle «leggi che criminalizzano le false opinioni». Perché di questo si tratta: della criminalizzazione delle opinioni. Negli Stati liberi, la libertà di espressione è limitata solo in casi eccezionali, quando si tratta dell’onore delle persone. Queste offese sono punibili. Così come gli appelli alla violenza o alla discriminazione attiva. Tutto ciò non dovrebbe cambiare.

Le opinioni sulla storia, per quanto siano eretiche, non dovrebbero essere proibite, «perché negli Stati dove la libertà di espressione è garantita, noi supponiamo che la verità non appartenga a nessuno», dichiara Markus Schefer, professore di diritto a Basilea. Egli critica le leggi svizzere sulla negazione del genocidio: «Lo Stato non dovrebbe giudicare se una dichiarazione è storicamente vera o falsa». Appartiene alla società civile di sfidare i negazionisti dell’Olocausto sul loro terreno: «Le opinioni sulla storia non dovrebbero essere proibite».

A causa della sua storia, la Germania si trova in una situazione particolare. La proibizione della negazione dell’Olocausto riguarda la protezione delle vittime: la dignità dei morti, dei sopravvissuti e dei loro discendenti. Soprattutto oggi, quando l’antisemitismo sembra rafforzarsi e si possono vincere dei concorsi di musica con delle parole sugli ebrei, sarebbe un segnale forte da parte dei politici depenalizzare la negazione dell’Olocausto.

Questo sarebbe comunque opportuno per loro. Precisamente perché l’antisemitismo prospera di nuovo, le proibizioni delle opinioni sono impotenti, al contrario: secondo lo storico inglese Timothy Garton Ash, le proibizioni delle parole donano ai negazionisti «l’aureola dei martiri».

La negazione dell’Olocausto deve essere combattuta. Nelle conversazioni, a scuola, nei media. Ma non in tribunale. La Polonia, come la Russia, invoca ora le leggi dell’Olocausto per proibire le dichiarazioni antipatriottiche sul loro proprio passato nazionale. È una fonte di preoccupazione. Le società libere non regolamentano la verità storica con delle leggi.

FINE

Traduco anche, da un altro comunicato di Bocage-info, il resoconto sulla manifestazione di solidarietà a Ursula Haverbeck avvenuta in Germania nei giorni scorsi:

Die Zeit, il giornale tedesco di riferimento, ammette che la manifestazione in favore di Ursula Haverbeck è stata un successo:

INIZIO

In occasione di questa marcia di solidarietà che ha condotto alla prigione di Bielefeld-Senne, dove si trova incarcerata da una settimana, Ursula Haverbeck è riuscita nell’impresa di riunire tutti i tedeschi antisistema: dai revisionisti ai neonazisti, dai patrioti a certi militanti dei diritti dell’uomo, tutti si sono identificati nella «Gran Signora tedesca», «incarnazione senza tempo della Germania eterna».

La manifestazione si è conclusa davanti all’edificio della prigione, probabilmente a portata di voce della celebre detenuta … Delle personalità come Thomas «Steiner» Wulff, Dieter Riefling, Sven Skoda e lo svizzero Bernard Schaub hanno preso la parola per salutare Ursula Haverbeck e per fustigare lo Stato anti-tedesco, persecutore, mentitore e negatore della libertà di opinione. Thomas Wulff portava una maglietta con la scritta «Auschwitz: ho una domanda». Thomas Wulff ha anche fatto l’elogio degli avvocati Horst Mahler, Jürgen Rieger e Sylvia Stolz, che hanno parimenti conosciuto la prigione per aver fatto il loro dovere di difensori.

Con Ursula Haverbeck, la Germania tutta intera ha ritrovato una figura eroica. Spazio ai giovani, certo, ma molti di loro hanno ancora paura ad affrontare le vere questioni, come quella posta da Thomas Wulff: essi preferiscono non andare in prigione al posto suo …

FINE

(riassunto basato sull’articolo)

https://blog.zeit.de/stoerungsmelder/2018/05/10/ursula-haverbeck-heldenfigur-der-rechten-szene_26377

Ricordiamo che una conferenza di Ursula Haverbeck è disponibile (con i sottotitoli in francese) qui:

 

 

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