Ernst Zündel: il più importante prigioniero politico dell’occidente

Ernst Zündel: il più importante prigioniero politico dell’occidente

ERNST ZÜNDEL

Di Mark Weber, 5 Febbraio 2010[1]

Ernst Zündel, editore, autore e attivista dei diritti umani, di origine tedesca, è un’importante figura del movimento revisionista internazionale. Da diversi anni viene tenuto dietro le sbarre, prima in Canada e ora in Germania, per le sue opinioni non conformiste espresse in modo pacifico. Attualmente, è il più importante detenuto per reati d’opinione dell’occidente.

È autore di innumerevoli opuscoli, bollettini, e saggi. Si è fatto un nome come straordinario editore, come uomo-azienda di pubbliche relazioni, e come abile oratore ed organizzatore. Energico, tenace e coraggioso, è impavido nella lotta contro difficoltà apparentemente insuperabili e nemici apparentemente invincibili.

Ernst Zündel è nato il 24 Aprile del 1939, in un piccolo centro della Foresta Nera, nella Germania sudoccidentale. Emigrò in Canada a 19 anni, dove presto si sposò e diventò padre di due bambini. La sua carriera come artista grafico fu un successo: il suo lavoro apparve, ad esempio, sulla copertina sulla rivista canadese a diffusione nazionale MacLean’s.

Accantonando la sua florida carriera, si dedicò al grande compito – quale appariva ai suoi occhi – di riscattare la reputazione infamata dei suoi compatrioti tedeschi. Con la sua casa editrice Samisdat distribuì a livello internazionale una straordinaria quantità di libri, opuscoli, depliant, bollettini, e cassette audio e video. Simon Wiesenthal, il ben noto “cacciatore di nazisti”, definì Zündel il distributore mondiale numero uno di materiale pericoloso.

Zündel, probabilmente, è conosciuto soprattutto per il suo ruolo da protagonista nei “processi dell’Olocausto” del 1985 e del 1988. Venne portato in tribunale a Toronto con l’accusa di aver pubblicato “false notizie”, e in particolare di aver pubblicato la riedizione di un opuscolo intitolato Did Six Million Really Died? [Ne sono morti davvero sei milioni?].

I due lunghi processi di Zündel – il processo del 1985 durò due mesi, e quello del 1988 durò quattro mesi – sono stati la cosa che più si è avvicinata ad un dibattito approfondito sull’argomento dell’Olocausto. Per la prima volta in assoluto, “sopravvissuti dell’Olocausto” e storici dell’Olocausto vennero interrogati attentamente e criticamente, sotto giuramento, sulle loro affermazioni e sulle loro convinzioni.

Per combattere la battaglia legale che gli era stata imposta, riunì un’imponente squadra internazionale di studiosi revisionisti, avvocati, ricercatori e molti altri. Questo gruppo raccolse alla “Zündelhouse”, da numerose biblioteche e archivi dell’America del nord e dell’Europa, una delle più straordinarie collezioni di prove su questo capitolo della storia.

Tra coloro che, in questi processi, testimoniarono in favore di Zündel, vi furono Robert Faurisson, David Irving, Mark Weber, William Lindsey, Udo Walendy e Bradley Smith. Per questi processi, venne presentata in tribunale un’enorme quantità di prove schiaccianti che confutavano la storia dell’Olocausto, prove che entrarono stabilmente a far parte della conoscenza sull’argomento. Forse, la prova più importante fu la storica testimonianza dell’esperto di camere a gas Fred Leuchter sulla sua indagine forense, condotta sul posto, delle presunte camere a gas omicide in Polonia.

Nel processo del 1985, Zündel venne dichiarato colpevole, ma il verdetto venne annullato dalla corte di appello. Essa stabilì che il giudice di quel processo aveva, tra le altre cose, impartito istruzioni scorrette alla giuria, e aveva escluso in modo scorretto delle prove a discarico. Nel Maggio del 1988, alla conclusione del secondo processo Zündel, la giuria lo dichiarò colpevole. Pochi giorni dopo, venne condannato a nove mesi di prigione.

In appello, la Corte Suprema del Canada bocciò la condanna, dichiarando il 27 Agosto 1992 che l’obsoleta legge sulle “false notizie”, in base a cui era stato condannato, era una violazione della Carta dei Diritti del paese. Questo non fu solo un successo personale, ottenuto dal più alto tribunale del Canada; Ernst Zündel ottenne un’importante vittoria per i diritti di tutti i canadesi.

La successiva grande battaglia legale di Zündel venne combattuta a Toronto davanti al Canadian Human Rights Tribunal [Tribunale canadese per i diritti umani] in base all’ accusa, istigata da gruppi ebraici, di promuovere “l’odio o il disprezzo” contro gli ebrei attraverso il sito web “Zundelsite” (http://www.zundelsite.org/ ), diretto da Ingrid Rimland negli Stati Uniti. In questa azione legale, come venne dichiarato dal presidente del tribunale, la verità o la validità dei testi presuntamente propalatori di odio, non venivano prese in considerazione (alla fine, il tribunale sentenziò che il sito “Zundelsite” era illegale ma, poiché la sede del sito si trova negli Stati Uniti, la sentenza era inapplicabile).

Durante i 42 anni in cui visse in Canada, Ernst Zündel non venne mai condannato per nessun reato. Fu lui invece ad essere vittima, ripetutamente, della violenza e dell’odio. Sopravvisse a tre tentativi di omicidio, inclusi l’incendio e l’attentato dinamitardo. Ha anche sopportato un’annosa persecuzione legale e ripetute incarcerazioni.

Dopo più di quarant’anni vissuti in Canada, incluso il fallito tentativo di acquisire la cittadinanza canadese, si trasferì negli Stati Uniti, dove nel Gennaio 2000 sposò Ingrid Rimland.

Sua moglie, dotata scrittrice e rinomata autrice per conto proprio, nacque in Ucraina in una comunità di tedeschi etnici mennoniti. Da bambina, lei e la sua famiglia furono vittime del dominio sovietico e delle devastazioni della seconda guerra mondiale. Dopo la guerra, visse per qualche tempo in Paraguay e in Canada, e poi per anni in California. Ingrid Rimland è laureata in pedagogia ed è cittadina statunitense naturalizzata.

Il 5 Febbraio del 2003, Ernst Zündel venne arrestato nella loro tranquilla casa nella regione montana del Tennessee orientale. Venne sequestrato con il pretesto che aveva violato le regole sull’immigrazione, o che non si era presentato a una convocazione delle autorità americane preposte all’immigrazione, sebbene fosse entrato negli Stati Uniti legalmente, si fosse sposato con una cittadina americana, non avesse precedenti penali, e si comportasse correttamente, per poter ottenere lo status di residente regolare permanente.

Dopo essere stato tenuto in carcere per due mesi, venne deportato in Canada. Per due anni – dalla metà del Febbraio 2003 al 1 Marzo 2005 – venne tenuto in isolamento nel Toronto West Detention Centre, con il pretesto che rappresentava una minaccia per la sicurezza nazionale.

Il suo arresto e la sua detenzione provocarono una vasta attenzione da parte dei media. Qualche giornale canadese, incluso il prestigioso Globe and Mail di Toronto – e diversi analisti indipendenti – riconobbero l’ingiustizia della sua carcerazione pretestuosa.

Tra coloro che protestarono per l’ingiusto trattamento subìto da Zündel vi fu Bill Dunphy, un veterano del giornalismo d’inchiesta, nonché direttore del quotidiano Hamilton Spectator. Egli passò sei anni a indagare il movimento canadese del “suprematismo bianco”, e riuscì a conoscere Zündel di persona. Sebbene non abbia simpatia per le opinioni di Zündel, in un duro editoriale (Hamilton Spectator, 14 Maggio 2003) disse ai suoi lettori:

“Il nostro governo ha preso Ernst Zündel e lo ha bollato, lo ha privato dei suoi diritti umani, lo ha processato in segreto e lo ha trovato colpevole, e lo consegnerà a un governo straniero voglioso di sbatterlo in prigione…

“…Zündel – che ha fatto un favore a questo paese facendo cancellare le nostre vergognose leggi sulle “False Notizie” – non è mai stato condannato in questo paese per reati penali, né è mai stato trovato colpevole di aver violato le leggi sui reati di opinione che in questo paese soffocano la libertà di espressione.

“Calcolando giustamente che non c’era un costo politico, che non c’erano svantaggi nel buttare con un calcio fuori dal paese un uomo anziano e disprezzato, il nostro governo ha messo insieme il suo miglior repertorio di offese e insinuazioni – e Dio solo sa quali “prove” – e ha bollato Zündel come una minaccia alla sicurezza nazionale.

“Conosco quest’uomo, i suoi contatti locali e internazionali e conosco questo movimento. E dopo aver letto il riassunto non riservato di 58 pagine delle accuse governative, posso assicurarvi che in questo caso non c’è giustizia. Le loro “prove” rigurgitano di errori e di disinformazione, di dicerie e di insinuazioni sanguinose. Abbiamo ricominciato con i “Dead Men Walking”[2], e i pezzi smembrati di servizi segreti screditati ritornano ricomposti e minacciosi molto tempo dopo essere crollati sotto il peso della loro incapacità. È una scemenza vergognosa, disonesta e inattendibile”.

La Canadian Association for Free Expression [Associazione canadese per la libertà di espressione] (CAFE), un’associazione fautrice della libertà di espressione, ha combattuto per la liberazione di Zündel. “Zündel è un prigioniero politico nel senso letterale del termine”, ha detto il direttore della CAFE Paul Fromm, che è stato anche il legale di Zündel durante la detenzione. “Viene tenuto in isolamento soltanto a causa dell’espressione – non violenta – delle sue idee politiche”.

L’accusa che Zündel avrebbe potuto rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale “è una maligna scemenza”, ha detto Fromm. “Zündel è stato politicamente attivo in Canada per 40 anni. È un personaggio pubblico. I suoi scritti e i suoi discorsi sono consultabili in rete. È stato indagato per anni dalla polizia. È un libro aperto. Zündel non ha mai predicato né praticato la violenza, né l’hanno fatto i suoi sostenitori”, ha aggiunto Fromm. “È un pacifista e un editore”.

Zündel è stato detenuto in Canada non perché le sue idee sono impopolari, o perché era “un rischio per la sicurezza”. È stato in prigione perché certi gruppi ebraici lo volevano lì, e perché diffondeva idee che la lobby ebraico-sionista considera dannose per i propri interessi.

Tale lobby costituisce il fattore critico, decisivo, nella campagna in corso da decenni per ridurlo al silenzio. L’unica azione organizzata e istituzionalizzata per mandarlo in galera è venuta da questa lobby, lobby che include il Simon Wiesenthal Center, il Canadian Jewish Congress, la Canadian Holocaust Remembrance Association [Associazione canadese per la memoria dell’Olocausto], e la League for Human Rights of B’nai B’rith (Lega per i Diritti Umani del B’nai B’rith, che negli Stati Uniti ha il suo corrispettivo nella Anti-Defamation League).

Il 1 Marzo del 2005, Zündel venne deportato in Germania, proprio come i gruppi ebraici avevano chiesto. Da allora, viene detenuto nella prigione di Mannheim, dove sta finendo di scontare anni di prigione per il “reato d’opinione” di aver “negato l’Olocausto” (il “negazionismo” dell’Olocausto è illegale in Germania, Francia, Austria, Svizzera, e in qualche altro paese europeo).

Il 29 Giugno del 2005, il pubblico ministero di Mannheim accusò formalmente Zündel di “istigazione all’odio” per aver scritto o distribuito testi che “approvano, negano o minimizzano” il genocidio attuato dal regime nazista, e che “denigrano la memoria dei morti [ebrei]”. Gli scritti citati per primi nella requisitoria sono i testi pubblicati sul sito web “Zundelsite”, che è registrato e diretto negli Stati Uniti da sua moglie, dove tali scritti sono del tutto legali.

Il processo a Zündel, durato tre mesi, si concluse il 15 Febbraio del 2005, quando il tribunale di Mannheim lo condannò a cinque anni di prigione per il reato di “istigazione della popolazione”, in base alla famigerata legge tedesca antinegazionista. I 14 reati specifici citati dal tribunale includevano i “post” pubblicati sul sito web “Zundelsite” ubicato negli Stati Uniti. Il tribunale ottemperò così la richiesta delle autorità tedesche di punire le persone per scritti che sono legali nel paese dove vengono pubblicati. I gruppi ebraici espressero, rapidamente e prevedibilmente, la loro approvazione per il verdetto.

Negli ultimi anni, un crescente numero di studiosi, intellettuali e giornalisti, in Europa e altrove, hanno condannato le leggi di certi stati europei in base alle quali Zündel e altri sono stati imprigionati, multati o costretti all’esilio per aver espresso il proprio scetticismo sull’”Olocausto”. Queste leggi, fanno notare coloro che le criticano, sono selettive, ipocrite e violano i principi basilari della libertà di parola e della libertà di espressione.

Ernst Zündel, che qualche volta si definisce un “contadino svevo”, è un uomo socievole e spiritoso, favorito da una rara combinazione di instancabile ottimismo e di senso pratico. Riesce a conservare quest’attitudine contagiosa anche in condizioni decisamente avverse. È un individuo singolarmente intelligente e sensibile, con un’acuta comprensione della natura umana. Sa come persuadere, convincere e incoraggiare gli altri a esprimere il loro meglio per una causa superiore. Ispira fiducia, lealtà e affetto.

Su quest’uomo straordinario, Robert Faurisson scrisse nel 1988: “Zündel potrà finire in prigione ancora una volta, per le sue ricerche e le sue convinzioni, o venire minacciato di deportazione. Tutto ciò è possibile. Tutto può accadere, quando si verifica una crisi intellettuale e un riassestamento di concetti storici di tali dimensioni. Il revisionismo è la grande avventura intellettuale di questo fine secolo. Qualunque cosa accada, Ernst Zündel è già il vincitore”.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.revisionists.com/revisionists/zundel.html
[2] “Dead Man Walking!” è l’espressione che usano comunemente i carcerieri americani per annunciare l’ultima passeggiata del condannato diretto dalla sua cella al patibolo.

2 Comments
    • Anonimo
    • 9 febbraio 2010

    Grazie per la traduzione di questo interessante articolo. Mi consola il fatto che per Zundel sia vicino il giorno della liberazione.

    Rispondi
    • Anonimo
    • 9 febbraio 2010

    articolo tra i più interessanti e lucidi mai letti su questo blog..
    magnifico il finale con le parole di Faurisson !

    Daltanius

    Rispondi

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