Neturei Karta: perché siamo andati alla Conferenza di Teheran

Neturei Karta: perché siamo andati alla Conferenza di Teheran

PERCHE’ SIAMO ANDATI IN IRAN[1]

Il recente viaggio dei leader di Neturei Karta in Iran ha suscitato molti commenti isterici in certi ambienti.

La natura cattiva di questa reazione per un po’ ci ha sconcertato. Per quale motivo il tentativo di creare simpatia tra il popolo ebreo e il governo iraniano in particolare, e il mondo musulmano in generale, dovrebbe essere visto in modo negativo? Se in passato sono esistite delle incomprensioni, perché non dovremmo cercare oggi di alleviarle?

Se i nostri sforzi hanno diminuito l’antagonismo, non dovrebbe questa essere vista come una cosa positiva per il popolo ebreo e per tutti gli uomini?

Se siamo davvero preoccupati per il futuro delle nostre relazioni con il mondo islamico, allora non bisognerebbe fare ogni sforzo per assicurare che tali relazioni siano positive?

Per quelli che hanno passato il tempo a bypassare la bufera di disinformazione dei media, dovrebbero essere chiare diverse cose del nostro viaggio. La nostra posizione, per come è stata espressa nel corso della conferenza, è stata esplicita e priva di ambiguità. Abbiamo affermato la realtà dello sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. E non siamo stati i soli oratori a prendere questa posizione. Ma abbiamo detto (la qualcosa è anch’essa di enorme importanza) a coloro lì riuniti che la realtà dell’Olocausto non dovrebbe essere usata come pretesto per strappare al popolo palestinese, sia individualmente che collettivamente, le proprietà e la terra.

E’ nostro dovere, basato sulla Torah, dichiarare costantemente davanti a tutta l’umanità che le azioni commesse contro il popolo palestinese nel corso dell’ultimo secolo – e che continuano fino ad oggi – sono esorbitanti. La nostra esperienza ha mostrato che l’adempimento di questo dovere produce solo risultati positivi.

Inoltre, la nostra convinzione è che l’approccio del sionismo non ha diminuito l’antagonismo ebrei-non ebrei ma lo ha esasperato. La scia di sofferenze creata da questo movimento risale nel corso decenni e continua ancora oggi.

Queste tragedie non dovrebbero costituire una sorpresa per nessuno, poiché la Torah proibisce espressamente il desiderio di attuare qualsiasi forma di sovranità ebraica sulla Terra Santa.

Chiediamo che i lettori interessati si prendano il tempo di leggere i testi reali dei colloqui tenutisi a Teheran.

Le nostre convinzioni sono state confermate quando il Presidente Iraniano dr. Mahmoud Ahmadinejad, nel corso del nostro incontro con lui che ha avuto luogo dopo la Conferenza di Dicembre, ha condannato l’antisemitismo in modo inequivoco.

Egli ha dichiarato (e le sue parole sono state riprese dall’agenzia iraniana IRNAJ) che “gli essere umani attenti e giusti non incolperanno gli ebrei dei crimini commessi dal fasullo regime sionista e dai suoi sostenitori nei territori occupati, incluso il genocidio di donne e bambini inermi e oppressi”.

E, in contrasto con lo stereotipo perpetrato dagli aspiranti controllori delle menti dei media, la soluzione del Presidente al conflitto in Terra Santa è stata quella di suggerire “un libero referendum per costituire un governo basato sulla volontà della nazione palestinese, in cui sia data la possibilità di votare a tutti i palestinesi, inclusi ebrei, cristiani e musulmani”.

Ovviamente si aprono due strade davanti al popolo ebreo. C’è la strada del sionismo, che porta gli ebrei a uno stato di guerra permanente per “proteggere” l’ebraismo, e c’è la strada della Torah, che ci invita a cercare la pace e il dialogo con tutti gli uomini. Per noi la scelta è elementare.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.nkusa.org/activities/Statements/20070402IranWhycfm.cfm

One Comment
    • Andrea
    • 28 Maggio 2009

    Codice deontologico per l’informazione sul Medio oriente al tempo di Eurabia

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