Un articolo proto-revisionista del 1946

QUANTO E’ ALTO IL NUMERO DELLE VITTIME EBREE?[1]

Questo articolo è uno dei primi ad aver contestato le statisticheufficialidel numero delle vittime ebree. “Quanto è alto il numero delle vittime ebree?” venne originariamente pubblicato in Svizzera nel 1946. Siamo grati a Thomas Kues per averlo tradotto in inglese, crediamo per la prima volta.

In modo del tutto indipendente dai dati pubblicati sul n°241 del Basler Nachrichten dal dr. Perlzweig, capo dell’ufficio politico del World Jewish Congress [Congresso Mondiale Ebraico], dati riguardanti il numero degli ebrei caduti vittime del regime nazista in Europa, abbiamo ricevuto da un corrispondente dagli Stati Uniti il seguente articolo, intitolato “Quanto è alto il numero delle vittime ebree?”:

Quasi ogni nazione (con la significativa eccezione dell’Unione Sovietica!) ha finora reso pubblica la propria cifra ufficiale dei morti di guerra – rivelando quindi il fatto sorprendente che tali perdite sono molto più basse di quelle della prima guerra mondiale. E’ anche più sorprendente, tuttavia, il fatto che finora non sia stata resa pubblica nessuna cifra ufficiale delle perdite ebraiche, ma solo stime private e semi-ufficiali. Queste stime – probabilmente provenienti da una fonte centrale di propaganda – danno una cifra che va dai 5 ai 6 milioni di ebrei morti a causa della persecuzione del regime di Hitler e a causa della guerra. Se questa cifra fosse corretta, allora le perdite ebraiche sarebbero più grandi delle perdite dell’Inghilterra, degli Stati Uniti, dell’Australia, del Canada, della Nuova Zelanda, della Francia, del Belgio, dell’Olanda, della Danimarca, della Norvegia e del Lussemburgo messe assieme, la qualcosa rende anche più incomprensibile che ci si accontenti di una semplice stima per questa scioccante perdita di vite.

Una valutazione sommaria chiarisce però che questo numero di vittime ebree non può essere esatto. Data la curiosa assenza di fonti ufficiali già menzionata, si può a questo punto indagare tale problema solo sulla base dei seguenti dati comunemente disponibili.

Secondo queste fonti, il numero degli ebrei che vivevano in Europa nel 1933 – esclusa l’Unione Sovietica – ammonta a circa 5.5 milioni, una cifra fornita anche dall’American Jewish Conference [Conferenza Ebraica Americana] (secondo un rapporto del New York Times dell’11 Gennaio del 1945). Da questo numero deve essere sottratto il milione circa di ebrei che vivevano a est della Linea Molotov-Ribbentrop. Prima del 21 Giugno del 1941, questi ultimi erano del tutto fuori della portata delle persecuzioni del regime di Hitler e dopo tale data la grande maggioranza di essi fuggì all’interno della Russia e della Siberia, insieme all’Armata Rossa in ritirata. Anche se assumiamo che solo la metà circa degli ebrei che vivevano a est della Linea Molotov-Ribbentrop riuscirono a sfuggire all’invasione tedesca raggiungiamo una cifra totale fissa, sanzionata dalla più alta autorità ebraica, di 5 milioni di ebrei che vivevano in Europa sotto la potenziale portata del potere di Hitler.

Da questa cifra deve essere anche sottratto il numero degli ebrei che vivevano nei paesi neutrali dell’Europa. Secondo il World Calendar del 1942, p. 594, il numero degli ebrei nelle nazioni non occupate da Hitler corrispondeva alle cifre seguenti: Gibilterra 865, Inghilterra 300.000, Portogallo 1.200, Spagna 4.000, Svezia 6.553, Svizzera 17.973, Irlanda 3.888, Turchia 78.730 – totale 413.128.

Così il numero degli ebrei europei alla portata di Hitler e di Himmler si riduce a circa 4.5 milioni. Da questo numero deve essere a sua volta sottratto il grande flusso di migranti che durante gli anni 1933-45 si sono spostati da tutte le nazioni e da tutti i continenti. A causa del vasto sostegno internazionale dato giustamente a queste masse di profughi ebrei minacciati, una percentuale significativa di essi è riuscita a raggiungere un asilo sicuro.

Sfortunatamente non vi sono statistiche ufficiali disponibili che documentino in modo esatto l’immigrazione degli ebrei nell’America del Nord e del Sud, in Australia, in Asia e nelle nazioni neutrali d’Europa. Se tuttavia partiamo dalla ragionevole ipotesi che dopo il 1933 almeno l’80%, e dopo lo scoppio della guerra praticamente tutti i migranti classificati come “tedeschi, austriaci o polacchi” erano in realtà membri del popolo ebreo, allora possiamo desumere da varie fonti (tra queste il giornale ebraico Aufbau) il seguente quadro dell’emigrazione ebraica dal 1932 al 1945:

in Inghilterra circa 120.000, in Svezia circa 25.000, in Svizzera circa 60.000, in Spagna e in Portogallo circa 5.000, in Canada circa 60.000, negli Stati Uniti circa 450.000, in America Centrale circa 75.000, in Sudamerica circa 225.000, in Australia circa 15.000, in Cina (Shanghai) circa 35.000, in India circa 25.000, in Africa circa 45.000, in Palestina circa 300.000, per un totale di circa 1.440.000, arrotondabile a 1.500.000.

Nulla di concreto può essere detto sull’afflusso nelle vaste aree dell’Unione Sovietica e della Siberia, poiché al riguardo non vi sono statistiche di sorta. In ogni caso è degno di nota che, secondo un rapporto del New York Times basato sulla breve conferenza di una signora ebrea tornata [da un viaggio] riuscirono a fuggire in Siberia più di 500.000 ebrei polacchi.

Il numero degli ebrei effettivamente all’interno dei territori controllati da Hitler si riduce perciò a 3 milioni al massimo. Sfortunatamente la mancanza di cifre esatte riguarda anche il numero degli ebrei sopravvissuti in Europa, e curiosamente persino l’altrimenti esauriente rapporto emesso dal BritishAmerican Palestine Committee [Comitato anglo-americano per la Palestina] si accontenta di presentare “stime”. Secondo tali stime il numero degli ebrei che vivono ancora in Europa (esclusa l’Unione Sovietica) ammonta a 1.559.650.

Secondo i calcoli suddetti, che sfortunatamente non si basano su dati ufficiali nuovi, ma derivano esclusivamente da cifre fornite dalle autorità ufficiali, in totale meno di un milione e mezzo di ebrei vanno provvisoriamente catalogati come “morti o scomparsi”.

Si spera che una percentuale sostanziosa di questo numero si riveli appartenere a persone ancora vive quando verranno presentate per la prima volta statistiche adeguate. A causa dell’enorme importanza che viene data ora allo “sterminio degli ebrei” dall’opinione pubblica mondiale, è assolutamente necessario che venga costituita il prima possibile, da parte delle Nazioni Unite, una commissione d’inchiesta ufficiale per accertare il vero numero dei morti ebrei.

Già oggi almeno una cosa è sicura: la tesi che la cifra ammonti a 5-6 milioni di morti (cifra accettata in modo sbalorditivo persino dal Comitato per la Palestina) è falsa. Il numero delle vittime ebree si trova probabilmente tra il milione e il milione e mezzo, poiché non ve n’erano di più alla portata di Hitler e di Himmler. E’ presumibile e sperabile che il numero finale dei morti ebrei sia anche più basso. Ma bisogna fare chiarezza, e perciò la verità, importante sia per il presente che per il futuro, deve essere accertata da una speciale commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite.
[1] http://www.codoh.com/incon/inconhigh.html . Traduzione di Andrea Carancini.

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