Un uomo da ammirare

Un uomo da ammirare

PERCHE’ AMMIRO ERNST ZÜNDEL

Di Curt Womak (2007)[1]

Come si può ammirare un uomo che ammette pubblicamente la propria ammirazione per Adolf Hitler, che riconosce apertamente di essere uno “scettico dell’Olocausto”, e che non ha mai chiesto scusa per la sua “scorrettezza” politica e per le sue opinioni non conformiste? Chi potrebbe lodare un uomo che ha messo la sua libertà personale e persino la sua stessa vita a rischio innumerevoli volte solo per portare all’attenzione del mondo quella che ritiene essere un’onesta, quantunque alternativa, visione della storia? Chi potrebbe apprezzare qualcuno audace a tal punto da tracciare letteralmente una croce sulla propria schiena a favore dei tedeschi di tutto il mondo, per nessun’altra ragione che quella di scagionarli, almeno parzialmente, dalla colpa collettiva gettata su di essi dopo la seconda guerra mondiale, quei tedeschi che ancora oggi condannano pubblicamente Zündel per il ruolo che si è scelto di loro difensore? Chi potrebbe tenere in alta considerazione un uomo che rifiuta il materialismo del ventunesimo secolo come risposta alla vita e a tutti i suoi misteri, e cerca invece soddisfazione in attività più personali, come coltivare l’amicizia con coloro che non potrebbero certo promuovere il programma razzista “intollerante e violento” attribuito al presunto “patriarca” del “movimento dell’odio”?

Chi potrebbe ammirare un uomo che dalla società in genere ha ricevuto solo persecuzioni, che è stato il bersaglio di campagne di denigrazione, tuttora in corso, intraprese più di tre decenni orsono, che ha patito ogni attacco immaginabile alla sua persona, alle sue finanze, alla sua famiglia e persino alla sua stessa vita? Chi potrebbe avere stima di un uomo che nonostante tutte queste cose, e nonostante il fatto che si trova in prigione – in questo stesso momento – non per un reato, no…no…ma perché il governo canadese ha stabilito che questo pacifista rappresenta in qualche modo un pericolo per la Sicurezza Nazionale del Canada, conserva un contegno positivo e crede senza la minima incertezza, che la sua causa è giusta, e che la società un giorno lo giudicherà non per quello che i media correnti dicono di lui oggi ma per le sue azioni altruistiche e disinteressate portate avanti nel corso di una vita?

Di nuovo, chiedo, chi potrebbe mai apprezzare un uomo che negli ultimi decenni si è dedicato a portare avanti le opinioni impopolari di accademici che avevano lavorato duro ma che, se non fosse stato per Ernst Zündel, oggi potrebbero essere sconosciuti, e la loro opera buttata nel mare della storiografia da dimenticare – e questo non perché tale opera sia immeritevole ma perché incompatibile con le opinioni mainstream e politicamente accettabili? Come si potrebbe avere stima di un uomo come questo, quando ci sono in giro molti altri individui coraggiosi, desiderosi di difendere le proprie idee, eroi che non prenderebbero in considerazione l’eventualità di chiedere scusa per le proprie convinzioni, come i politici americani? Ad esempio, quando Jim Moran ha esclamato baldanzosamente che Israele ha fatto il massimo per guadagnare da una guerra degli Stati Uniti in Iraq, quell’Israele che in effetti stava influenzando la politica estera americana per mezzo di alcuni funzionari sionisti ben posizionati. Che dire di Trent Lott, che ha affermato in una cerimonia del GOP[2] che gli Stati Uniti oggi starebbero messi meglio se Strom Thurmond fosse diventato presidente negli anni ’50? Che dire degli arditi exploit di Howard Dean, la migliore scommessa dei democratici nel 2004, un uomo che non teme di prendere posizione su un argomento per il quale potrebbe poi chiedere scusa?. Sì, l’America è piena di persone coraggiose, di persone che non hanno paura di gettare il proprio vicino in pasto al coccodrillo, sperando di essere mangiate per ultime.

Se fossi interessato a personaggi che chiedono scusa e a prese di posizione titubanti su questioni ambigue, avrei un sacco di eroi da ammirare, proprio qui negli Stati Uniti. Come accademico, potrei scoprire altri accademici da idolatrare o da ammirare, vi sono così tanti esempi emblematici, sebbene ora non mi vengano in mente. Qualcuno di voi mi potrebbe gridare: “Hei, che ne dici di Noam Chomsky?”. Potrei solo dire: già visto, già sentito, dopo aver riscontrato lo stimato professore essere “comprensivo” verso i guai di Zündel: “vergognoso”, ha persino esclamato, ma alla fine ha capito che non sarebbe interesse di nessuno mettersi a difendere Zündel troppo rumorosamente.

Che dire di tutti i giornalisti pieni di fegato che lavorano per televisioni e giornali prestigiosi? Certamente, questi coraggiosi “difensori” della verità e della giustizia scriverebbero un articolo sul modo illegale con cui Zündel è stato deportato dagli Stati Uniti in Canada, dove è stato poi tranquillamente sbattuto in cella di isolamento in una prigione di Toronto. Questi coraggiosi giornalisti sarebbero di certo interessati ad evidenziare come si sia già abusato delle nuove leggi sul terrorismo per ridurre al silenzio i dissidenti. L’idea che il signor Zündel è una minaccia per la sicurezza nazionale di qualunque nazione è ridicola, quest’uomo non ha commesso un solo reato di violenza in tutta la sua vita e non è mai stato condannato per reati che non fossero in seguito abrogati dalla corte suprema canadese. Il baldo e coraggioso fornitore di notizie “imparziali e equilibrate” non ha ancora scritto un articolo che abbia neanche abbozzato un ritratto equo di Zündel. Il crimine di Zündel è che egli è politicamente scorretto, anticonformista e non importa quali pressioni vengano fatte su di lui: non chiederà mai scusa e non si prosternerà come i nostri illustri politici americani. E’ pericoloso solo per lo status quo, ed essi lo sanno, ecco perché langue attualmente in prigione, non perché rappresenti un pericolo per la società.

Ernst Zündel ammira Adolf Hitler, e allora? Ernst Zündel non crede che gli ebrei venissero gasati a Auschwitz, e allora? Ernst Zündel è estremamente critico del sionismo e delle sue mire sul pianeta, accidenti…è fin troppo brutto che un numero maggiore di persone non lo sostenga su questo punto! Zündel non ha paura di fare quello che Jim Moran non ha il fegato di fare, e cioè prendere posizione e sfidare lo stato d’Israele, e l’influenza indiscutibile che i sionisti hanno oggi negli Stati Uniti e in Canada. Non illudetevi, quest’influenza sproporzionata è davvero reale, vi sono deputati che hanno scritto libri su questo, come pure dei senatori. Viktor Ostrovsky, un ex agente del Mossad ha scritto un libro di confessioni sullo spionaggio israeliano negli Stati Uniti e su come gli israeliani possano fare affidamento sugli ebrei americani affinché facciano per loro buona parte del lavoro, dopotutto era una faccenda ebraica e non aveva niente a che fare con il patriottismo. E’ un fatto indiscutibile che più di cento israeliani siano stati detenuti per spionaggio negli Stati Uniti subito dopo l’11 Settembre, e inspiegabilmente estradati in Israele prima che le accuse potessero essere formalizzate e, fatto cruciale, prima che il popolo americano ne fosse informato.

E allora, è possibile ammirare un uomo come Zündel? Durante il suo famigerato Processo dell’Olocausto del 1988, un processo del quale i suoi nemici amano ricordare la sua condanna, senza mai ricordare che tale ingiusta condanna venne poi abrogata in seguito dalla Corte Suprema, Zündel a quanto pare impressionò un altro giovane chiamato Jürgen Neumann, che di Zündel disse questo: “è un uomo molto sincero. Sembrava che credesse davvero a quello che diceva…(Sorprendente) Non ha mai evitato nessuna domanda che gli veniva fatta”. Questo fu quello che impressionò Neumann durante il processo del 1988. Secondo Neumann, Zündel gli chiese di fare molte cose che un semplice propagandista non gli avrebbe mai chiesto, vale a dire di continuare ad approfondire l’argomento [l’Olocausto] in modo indipendente. Questo fece capire a Neumann che Zündel era sincero e che cercava continuamente di allargare il suo campo conoscitivo, come ogni storico dovrebbe fare. Immaginate questo: ammirare un uomo che fa e crede in quello che dice. Certamente uno strano concetto in un’epoca come la nostra, in cui possiamo vedere così spesso un enorme numero di persone più che desiderose di prendere qualunque posizione viene detto loro di prendere o, nel caso dei politici, da qualunque parte soffi il vento, come dimostrato dai sondaggi.

In un recente articolo, intitolato “Perché ammiro David Irving”, un signore di nome Nick Herbert ha detto questo sul “famigerato” David Irving, altro controverso autore revisionista: “Non sono uno storico professionale e la mia conoscenza di quello che è accaduto nella seconda guerra mondiale non è approfondita ma per la maggior parte della mia vita sono stato educato ai metodi del pensiero razionale e posso seguire un argomento come un cane da caccia. Riconosco un argomento valido quando ne vedo uno e mi sono familiarizzato con la maggior parte delle falsificazioni retoriche del ragionamento. Mi considero un esperto “scopritore della verità””. Herbert ha poi aggiunto: “Come scienziato, scoprire la verità è parte della mia professione”. Curiosamente, Herbert ha poi aggiunto di non aver mai letto un solo bestseller di Irving, la qualcosa mi indica che Irving, come Zündel prima di lui, è finito ormai su un “piano più alto”, e cioè quello nel quale entrambi i personaggi, per molti versi, sono diventati un mito. Lo storico Irving rifiuta questo ruolo, mentre il pubblicista Zündel lo accetta, riconoscendo il vantaggio straordinario che esso rappresenta nel “diffondere il messaggio”. Un altro signore di nome Edgar Steele ha recentemente commentato l’apparente titubanza di Irving nell’accettare tale ruolo, e ha suggerito che Irving ha preferito nascondersi tranquillamente dietro i suoi studi, aspettando che il revisionismo storico riesca in un modo o nell’altro a diventare di moda, qualcosa che Zündel sa che non accadrà mai a meno che i revisionisti non prendano dei rischi, e questo è esattamente quello che Zündel ha fatto per decenni. Steele ha persino dichiarato che la maggior parte dei fan di Irving probabilmente non era così interessata alla sua storiografia, ma lo considerava piuttosto come un simbolo, come qualcuno desideroso di sfidare i propalatori della storia faziosa, l’esistenza dei quali è oggi così clamorosamente evidente che solo gli spiriti più indottrinati possono negarla. Prendere questa posizione riguardo a Irving sminuisce il fatto che quest’uomo è uno storico straordinario, per molti versi senza paragoni, e ha un’abilità quasi insuperabile nel rendere la storia appetibile alle masse: la sua prosa è fantastica. Ma c’è un elemento di verità anche in quello che dice Steele: Irving è diventato un mito, anche per i suoi detrattori, che hanno ripetutamente cercato di relegarlo senza successo nella spazzatura dell’oscurità per più di venticinque anni.

Un dettaglio interessante sia su Ernst Zündel che su David Irving è che nessuno dei due ha un titolo di studio in storia, e tuttavia entrambi sono infinitamente più versati di me in ogni aspetto degli studi storici, di me che pure ho un master in storia e politica. Su questo non c’è alcun dubbio. Ho fatto conoscenza con Zündel per corrispondenza e sono rimasto letteralmente sbalordito dalla sua capacità di ricordare ogni più piccolo dettaglio, tra le migliaia di testi di storia che ha letto. Mi è stato detto che Irving ha una memoria fotografica, cosa che può esser vera, e che potrebbe spiegare la sua abilità fenomenale nel tenere le conferenze più logiche, strutturate e consequenziali che abbia mai ascoltato da uno storico.

Mi è ormai fin troppo chiaro che i nostri media correnti, presuntamente obbiettivi ed equilibrati, hanno seriamente travisato sia Irving che Zündel. Quando io e mia moglie, che è spagnola, abbiamo incontrato la signora Ingrid Zündel per la prima volta, non abbiamo riconosciuto la “crucca dagli occhi gialli, la “vedova nera” razzista sfegatata” che i media ci avevano fatto credere, no…Abbiamo incontrato una delle donne più intelligenti, gentili e preoccupate mai conosciute. La mia famiglia ed io ci siamo rapidamente innamorati di lei, ed ella ha detto, cosa più che ovvia a questo punto, che “se solo le persone conoscessero Ernst, scoprirebbero che è una delle persone più gentili del mondo”. In realtà, questo è esattamente quello che ho scoperto corrispondendo con lui, invece di basarmi su servizi giornalistici altamente faziosi o sulle descrizioni fatte dall’ADL.[3]

Ernst, a differenza della maggior parte degli altri revisionisti, che possono anche pensarla allo stesso modo, ma che sono troppo paurosi per ammetterlo, costituisce una minaccia per l’ADL perché non solo nega che vi fu un piano sistematico per gasare gli ebrei durante la seconda guerra mondiale, ma addita anche il sionismo e i suoi operatori, come l’ADL, come gli sfruttatori di questo mito, con lo scopo di spennare la popolazione non ebraica del pianeta e di imporre pretese irragionevoli e spesso controverse, qualcosa che il deputato Jim Moran una volta fu svelto a notare ma anche più svelto a scusarsene. Ci si deve chiedere se forse Ernst Zündel non è molto più importante di quanto chiunque abbia mai immaginato se, dopo tutto, qualcuno si è preso la briga di deportarlo silenziosamente e velocemente dagli Stati Uniti in un paese dove si poteva star sicuri che sarebbe stato ridotto al silenzio, durante il periodo di crisi negli Stati Uniti successivo all’11 Settembre. In realtà, Zündel è stato forse uno dei megafoni più rumorosi dell’America del Nord dopo l’attacco di New York, facendo onestamente notare fatti innegabili, per quanto sgradevoli, come il rimpatrio furtivo di più di cento spie israeliane dagli Stati Uniti, dopo l’attacco, come pure l’opinione estremamente impopolare che Israele è stata la sola entità che avesse qualcosa da guadagnare da una guerra preventiva contro l’Iraq. Dall’arresto illegale di Zündel e dalla sua deportazione, abbiamo imparato molto riguardo all’integrità del governo degli Stati Uniti, e precisamente il fatto che [tale governo] è più che pronto ad ingannarci, per esercitare il proprio dominio su di noi. Se Zündel oggi fosse libero, e non sottoposto all’oscuramento di notizie messo in atto per emarginare sempre più le sue opinioni più scomode, indicherebbe in Israele – senza timori reverenziali – il principale beneficiario di ogni ulteriore ostilità in Iran o in Siria, un’idea alla quale ora persino i moderati stanno accordando un certo credito.

E’ inevitabile quindi che sorga la domanda: rappresenta Zündel una minaccia per la Sicurezza Nazionale del Canada essendo egli presuntamente il “patriarca” di una sottocultura virulenta e violentemente razzista che non ha mai contato nulla nella politica che conta, o rappresenta una minaccia perché c’è una buona dose di fondatezza nei suoi argomenti? Si dice che il suddetto Noam Chomsky abbia detto una volta: “se voi non credete nella libertà di espressione per coloro che disprezzate di più, non credete nella libertà di espressione”. E’ un concetto incredibilmente semplice ma significativo, eppure gli americani contemporanei non riescono ad accettare la sua logica pura e incorrotta, nonostante si dichiarino – a parole – favorevoli ad esso in continuazione, citandolo come il nostro forse più importante diritto costituzionale. Il problema in America non è che non abbiamo una conoscenza teoretica dell’importanza della nostra Costituzione; è nell’applicazione dei suoi principi che finiamo per fallire. Il nostro governo, attraverso i media, diffonde il suo programma segreto facendoci vedere solo il suo fondamento, ma mai la sua intera struttura, e rafforza questo programma demonizzando ed emarginando i propri oppositori. Poiché siamo quasi totalmente alla mercé della nostra televisione – dai, ammettiamolo! – tendiamo a credere a quello che viene trasmesso e perciò finiamo per essere indottrinati, invece che istruiti, a prescindere da quello che dice Fox News, e quindi rifiutiamo, spesso su due piedi, le opinioni dissenzienti. Questo meccanismo, presso i pubblicitari, è conosciuto con la definizione di “distorsione selettiva”, ed è un concetto ben noto all’interno dell’apparato dei media. In psicologia sociale, la tendenza ad accettare quello che ci viene detto, non importa se è esatto oppure no, e a rifiutare poi informazioni successive, è conosciuta come “convinzione perseverante”. In ogni caso, essa avvalora quello che un ben noto cosmologo – e illustre pensatore – come Stephen Hawkins ha detto della conoscenza e cioè che “Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, ma è l’illusione della conoscenza”.

Il modo in cui i media correnti hanno descritto Ernst Zündel nel corso di interi decenni è assolutamente sbagliato. Quest’uomo non è un “venditore di odio”, come è stato dipinto. Ernst Zündel è una persona straordinariamente coscienziosa, onesta ed intelligente – e integra. Io ammiro Ernst Zündel, nonostante le sue opinioni, perché è, in sé stesso, un individuo ammirevole. Non mi importa poi molto che le sue opinioni offendano altre persone; non mi deve importare. Se a tali persone lui o le sue idee non piacciono, ne prendo atto; Ernst non vuole farsi ascoltare da loro; vuole solo essere libero di esprimersi con coloro che sono interessati a quello che ha da dire. A differenza dei nostri attuali governi in America del Nord, Zündel, il presunto “nazista”, crede nella libertà di espressione e non ha mai abbracciato un altro modo di vedere.

Dobbiamo ricordare che non è stato così tanto tempo fa che il potere costituito ha descritto James Ennes, l’autore di Assalto alla Libertà, come “un antisemita, un razzista e un nazista”, semplicemente perché aveva detto la verità sul fatto che nel 1967 gli israeliani attaccarono intenzionalmente una nave americana, uccidendo dozzine di persone e ferendo un centinaio di marinai americani. I fatti dietro questo caso sono conosciuti da decenni, e tuttavia, le stesse forze che cercano oggi di ridurre Zündel al silenzio, ridussero al silenzio Ennes venti anni fa, nello stesso modo in cui hanno sempre tradizionalmente attaccato i divulgatori di verità, calunniandoli e rovinando i loro mezzi di sostentamento, la loro reputazione, la loro famiglia etc. Fortunatamente per Ennes, Ward Boston, il funzionario militare incaricato nel 1967 dell’indagine sul caso della detta nave, è recentemente uscito allo scoperto firmando degli affidavit in cui si afferma che Lyndon B. Johnson ordinò che il caso in questione venisse insabbiato, in modo che il popolo americano, a cui in teoria il presidente avrebbe dovuto rispondere, non venisse mai a sapere quello che era davvero successo. Ennes è stato “riabilitato”, come lo sarà un giorno Zündel, salvo il fatto che Ennes fu fortunato a non finire dietro le sbarre per le sue idee. Non ci possiamo permettere che dei paria socialmente “lebbrosi” come Ennes e Zündel tribolino per il fatto di esprimersi, quando noi siamo o troppo ignoranti o impauriti di agire in modo analogo.

Ernst Zündel non avrebbe mai dovuto essere deportato, contro la legge e contro la costituzione, dagli Stati Uniti per aver manifestato delle opinioni che differivano da quelle altrui. Non avrebbe dovuto essere sbattuto in una cella d’isolamento, privato della possibilità di leggere i giornali, e persino di semplici oggetti come coperte, sedie, e materiale per scrivere, ma lo è stato. Come abbiamo detto in precedenza, quest’uomo non è stato accusato di un reato, ma viene tenuto prigioniero perché le sue idee chiamano in causa individui appartenenti ad una minoranza ricca e potente del nostro popolo nell’attuazione di certi crimini. Crimini di cui tali individui sono in effetti colpevoli, e sapendo di essere colpevoli devono imprigionare e ridurre al silenzio individui coraggiosi come Zündel, che non rinnegheranno la verità, nonostante quello che queste persone fanno per ridurli al silenzio.

E’ per questa ragione che ammiro Ernst Zündel, un uomo che si rifiuta di chiedere scusa per avere delle valide opinioni, un uomo che rimane pronto a sacrificarsi per gli altri, anche se essi non riconoscono o non apprezzano i suoi sforzi. Ernst Zündel è un personaggio davvero originale, forse persino eccentrico, al giorno d’oggi: dopo tutto, credere in qualcosa in modo appassionato è considerato una manifestazione di radicalità o, peggio, di anticonformismo.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.codoh.com/newrevoices/nrcwzundel.html
[2] Acronimo per Golden Old Party: il Partito Repubblicano.
[3] ADL: acronimo che sta per Anti-Defamation League, Lega Anti-diffamazione, una delle lobby ebraiche più faziose (e potenti) d’America.

3 Comments
    • Anonimo
    • 17 Settembre 2008

    E io ammiro Lei, sig. Carancini, per il suo lavoro e per aver ricordato questo grande uomo. Laura

    Rispondi
    • Anonimo
    • 17 Settembre 2008

    Non gli davamo le coperte perchè faceva caldo e bastava il lenzuolo e non aveva la sedia perchè non ci entrava che era troppo grasso e gli abbiamo dato un bel divanetto. E non è vero che non ci aveva il giornale perche teneva il Topolino ma riusciva a leggere solo ad alta voce e gli altri carcerati si lamentavano del vocione e che la notte russava come il trenino a vapore.

    Ciao
    Curt Grass, secondino a Mannheim

    Rispondi
  1. grazie, laura. quanto a curt grass, presunto secondino di Mannheim: se leggi con attenzione l’articolo dovresti capire che womak si riferisce al periodo di detenzione passato da Zündel in Canada.

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