Svizzera: un’iniziativa contro la legge-bavaglio

Svizzera: un’iniziativa contro la legge-bavaglio

Il 25 Settembre 1994 la Svizzera si è dotata di una legge-bavaglio detta “antirazzista” (articolo 261bis del Codice Penale) – per certi versi simile alla legge francese FabiusGayssot del 13.7 1990 – il cui scopo era quello di perseguire e soprattutto di mettere in prigione i revisionisti (ricordiamo la carcerazione dell’ottuagenario Gaston Armand Amaudruz nel 2003, le condanne del compianto Arthur Vogt, di Jürgen Graf – costretto all’esilio in Russia – di RenéLouis Berclaz, del prof. Faurisson e di altri ancora).

In Svizzera, l’”iniziativa popolare” è una procedura con la quale un gruppo di cittadini può ottenere, mediante una petizione, la modifica della Costituzione; tutto sta a raccogliere 100.000 firme sul territorio. Ora, nell’Agosto del 2007, il partito dei Démocrates Suisses ha depositato una richiesta federale di modifica della Costituzione, nel senso di un rafforzamento della libertà di espressione, modifica finalizzata a ottenere l’abrogazione pura e semplice dell’articolo 261bis. La raccolta di firme procede a buon ritmo: le 100.000 firme dovranno essere raccolte entro il 7 Febbraio del 2009.

Il mensile svizzero Le Pamphlet, nell’editoriale del n°375 del Maggio scorso (Casella Postale 998, CH-1001 Losanna), favorevole all’iniziativa, invita i suoi abbonati a sostenerla. Ecco l’editoriale:

“Il 25 Settembre 1994, il nostro bel paese si è unito al novero delle nazioni “tolleranti”: i cittadini svizzeri hanno accettato l’articolo 261bis del Codice penale che doveva finalmente permettere di lottare contro il razzismo, inteso nel senso di atti, scritti e discorsi che attentano alla dignità umana di persone di altre razze, etnie e/o religioni, e contro la messa in questione o la giustificazione di un genocidio o di altri crimini contro l’umanità. Si trattava, così ci disse il Consiglio Federale, di permettere alla Svizzera di aderire alla Convenzione internazionale del 1965 sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, adesione la cui urgenza, circa 30 anni dopo, salta agli occhi!.

Il risultato del voto fu ottenuto grazie a un martellamento volto a far leva sulla cattiva coscienza degli scettici, e il fatto che l’arsenale penale del nostro paese fosse già perfettamente in grado di difendere le vittime di atti o di discorsi ingiuriosi o aggressivi, o di palesi ingiustizie, venne accuratamente occultato nel corso del “dibattito”. In effetti, essendo lo scopo ufficiale del nuovo articolo quello di introdurre tale difesa [come fosse una novità], è stato molto increscioso che il cittadino si sia accorto della possibilità di un doppio utilizzo della legge, e si sia chiesto quale fosse il senso della manovra.

In realtà, si trattava di fornire alle lobby “antirazziste”, di cui la LICRA e SOS-Racisme sono i più bei “fiori”, uno strumento che permettesse loro di perseguitare i revisionisti nel nome dei superiori interessi di una certa comunità e di un certo Stato.

Strumento di cui certo non si sono private, come ben sapete: innumerevoli sono infatti i giudici che, sia per zelo, sia per paura di guai, hanno sentenziato ammende e pene detentive contro degli imputati di reati d’opinione difesi molto male, a causa del fatto che testimoni e avvocati erano stati minacciati d’incriminazione se avessero avuto la cattiva idea di prendere di petto le questioni di fondo.

Il 7 Agosto del 2007, i Democratici Svizzeri, valutando giustamente che la situazione era diventata intollerabile, hanno lanciato l’iniziativa popolare federale “PER LA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE” – no alle museruole!”, affinché “nel quadro della formazione delle opinioni e del dibattito democratico, la libertà di espressione [sia] garantita in tutti i casi e non possa essere limitata da alcuna disposizione legale”. In caso di riuscita dell’iniziativa, l’articolo 261bis del Codice Penale e il suo clone, l’articolo 171c del codice penale militare, saranno immediatamente abrogati.

La sfida è grossa, poiché l’iniziativa si scontrerà con delle forze imponenti, essendo la posta in gioco molto importante. Si tratta, in effetti, della rimessa in questione del fondamento stesso di una dittatura che non dice il suo nome, e che si impone, come tutte le sue simili, solo con il terrore e la manipolazione delle intelligenze, e con la complicità iperattiva delle lobby dell’antirazzismo militante, che sono le portavoce delle “eminenze ebraiche”, e non degli ebrei in generale.

Tuttavia, la situazione non è più quella del 1994. C’è stato, alla metà degli anni ’90 l’”affaire” dei fondi rimasti alle banche svizzere delle vittime nazismo (“fonds en desherence”), che ha rivelato la cupidigia e l’arroganza delle dette “eminenze ebraiche”, e che ha messo di cattivo umore molti svizzeri, ebrei compresi. C’è stato il degrado dell’immagine di Israele a causa della guerra israelo-palestinese. Ci sono state anche le ingerenze dell’inenarrabile Doudou Diène, infaticabile autore di lezioni onusiane in materia di razzismo, che imperversa regolarmente tra noi, e che suscita irritazione. Bisogna fare anche i conti con tutte quelle persone che, in seguito alle condanne dei revisionisti, hanno finito col chiedersi che motivo c’era di fare una legge per proteggere una verità storica eclatante. Infine il fatto che la norma antirazzista venga utilizzata moltissimo, come è già il caso in Francia, per impedire ogni critica nei confronti dell’Islam, dei suoi seguaci e delle sue opere, costituisce una ragione ulteriore per ottenerne l’abrogazione nel più breve tempo possibile. Anche se siamo preoccupati solo indirettamente da un’eventuale adesione della Turchia all’Unione Europea, abbiamo il diritto di poter proclamare in piena libertà che l’Europa è essenzialmente cristiana e che lo deve rimanere.

A tutti coloro che, oggi, vogliono restituire alla Svizzera il suo onore perduto nel 1994, è stata data l’occasione di sostenere, firmare e far firmare la petizione per la libertà di espressione. E’ venuta l’ora di dimenticare le etichette faziose e di impiegare tutti i mezzi a disposizione. Pensate: se la legge-bavaglio sparirà potrete ricominciare a dire: “ho un amico ebreo” senza rischiare di essere tacciati di antisemitismo.

La legislazione ordinaria permetterà, d’altronde, di infliggere una sonora sculacciata ai ritardati mentali che bombardano di banane un consigliere nazionale di origine africana perfettamente svizzero e regolarmente eletto.

Le Pamphlet.

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