Aggiornamento sul caso Theil

Il 14 Gennaio 2008 avevamo appreso che il giudice di applicazione delle pene (JAP) di Grenoble aveva respinto la richiesta di Georges Theil di essere messo sotto sorveglianza elettronica come misura alternativa al carcere (per aver negato pubblicamente l’esistenza delle camere a gas omicide nei campi nazisti). Theil aveva fatto appello contro la decisione del giudice e l’udienza di appello si è tenuta ieri, 30 Maggio. Ecco un comunicato del nostro amico revisionista:

“30 Maggio 2008.
Sono stato convocato questa mattina all’udienza d’appello del giudice di applicazione delle pene di Grenoble, udienza riguardante i 6 mesi di prigione senza condizionale che la Corte d’Appello di Lione mi aveva inflitto nel 2006 a causa dell’intervista rilasciata a un giornalista di TV8-MontBlanc, nel corso della quale avevo insistito:

1) sull’impossibilità fisica e chimica delle presunte camere a gas naziste e delle presunte modalità di gasazione “nei luoghi indicati” (vedi le argomentazioni di Faurisson, Leuchter e Rudolf);

2) sull’aberrazione della credenza – largamente diffusa – nelle dette camere a gas, la cui impossibilità è stata arciprovata, nonché sulla spiegazione da me fornita di tale comportamento.

In prima istanza il giudice mi aveva rifiutato il braccialetto elettronico, affermando – senza spiegazioni – che non presento “in modo evidente alcun segno di pentimento”, e che “il rischio di recidiva” era considerevole, rendendo dunque necessario il carcere.

L’avvocato Frédéric Pichon, che mi ha assistito questa mattina, ha avuto buon gioco nel dimostrare che l’argomento “recidiva” è fuori luogo, perché il caso in questione rientra in pieno nella legge sulla stampa del 1881, a cui è incardinato anche l’articolo 24bis (legge Gayssot) del 1990; e come esempio ha citato il giornale “Canard enchainé”, che subisce facilmente una dozzina di condanne all’anno a causa di questa legge del 1881, senza per questo essere considerato “recidivo”.
A questa bella dimostrazione sotto forma di lezione di diritto il presidente non ha replicato. La parte avversa (che rappresentava le parti civili) ha reclamato – in soli 15 secondi – la mia carcerazione, senza aggiungere altro. Il procuratore, infine, non ha chiesto assolutamente…nulla”.

La sentenza è attesa per il prossimo 27 Giugno.

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