Più vicini che mai

L’UNIONE EUROPEAPIU’ VICINA CHE MAIA ISRAELE

Di David Cronin, The Electronic Intifada, 7 Aprile 2008[1]

Israele è stata definita come “più vicina che mai prima d’ora all’Unione Europea” da un importante dirigente di Bruxelles, anche se un nuovo rapporto dell’UE lamenta le uccisioni in corso di palestinesi da parte delle forze israeliane.

Questa settimana, la Commissione Europea ha pubblicato una serie di rapporti sulle sue relazioni con i paesi limitrofi al blocco dei 27 paesi dell’Unione.

Benita Ferrero-Waldner, la commissaria per le relazioni esterne dell’Unione, ha colto l’occasione per dire di essere desiderosa di promuovere legami più stretti con Israele che con quasi ogni altro paese dell’area mediterranea.

Sottolineando che Israele è “più vicina che mai prima d’ora all’Unione Europea”, ella ha detto che un “gruppo di riflessione”sta studiando il modo di conferire alle relazioni tra le due parti uno “status davvero speciale”.

Formato nel Marzo dello scorso anno da Tzipi Livni, il vice-primo ministro d’Israele, e da Frank-Walter Steinmeier, il ministro degli esteri della Germania, il gruppo di riflessione è stato incaricato di aprire la strada alla partecipazione israeliana alle politiche dell’Unione.

Ma la positiva valutazione, da parte della Ferrero-Waldner, dei legami tra l’Unione e Israele contrasta con l’ammissione, espressa dai suoi funzionari, della responsabilità israeliana per gran parte della violenza che affligge il Medio Oriente.

In un nuovo rapporto, la Commissione nota che il conflitto israeliano-palestinese ha provocato la morte di 377 palestinesi durante il 2007. Questo numero è 29 volte più alto delle tredici vite israeliane perdute.

Una serie di questioni controverse relative alla presenza israeliana nei territori palestinesi – incluse l’espansione di nuovi insediamenti israeliani e la costruzione in corso del muro d’annessione che è stato dichiarato illegale dalla Corte di Giustizia Internazionale – sono state parimenti discusse dalle due parti nel corso dell’anno passato, aggiunge il rapporto. Tuttavia esso dice che “sono stati raggiunti pochi progressi concreti” su ognuna di queste questioni.

Le relazioni d’Israele con l’Unione Europea sono basate sul cosiddetto “accordo di collegamento” che è entrato in vigore nel 2000. L’articolo 2 di tale accordo impegna entrambe le parti a rispettare i diritti umani fondamentali.

Nonostante l’ammissione del fatto che Israele viola ordinariamente tali diritti, la Commissione Europea ha deciso di non denunciare l’accordo ma di proseguire con rapporti ancora più stretti. Israele, ad esempio, è il primo dei paesi limitrofi all’Unione Europea a partecipare al programma di competitività e innovazione dell’Unione. Con un bilancio di 3.6 miliardi di euro (5.7 miliardi di dollari), tale programma è finalizzato a sostenere piccole e medie imprese.

La Ferrero-Waldner ha anche definito Israele quale “partner principale” della Politica Europea di Vicinato (ENP).

Gli attivisti filo-palestinesi sono rimasti sbigottiti questa settimana per il modo in cui l’Unione Europea è così ben disposta nei riguardi d’Israele, nonostante siano emerse nuove prove che il governo guidato dal Primo Ministro israeliano Ehud Olmert non stia onorando gli impegni presi alla “conferenza di pace” promossa dagli Stati Uniti ad Annapolis, nel Maryland, nel Novembre dello scorso anno.

In quell’occasione, Israele aveva assunto l’impegno di fermare l’espansione degli insediamenti, nei territori palestinesi. Tuttavia l’organizzazione israeliana Peace Now ha calcolato che sono attualmente in costruzione 495 nuovi edifici appartenenti a oltre 100 insediamenti.

Pierre Galand, del Coordinamento Europeo dei Comitati e delle Associazioni per la Palestina ha detto che Israele, imponendo il blocco economico contro Gaza, “non è in regola con il diritto internazionale”. Mentre Israele ha affermato che il blocco è stato attivato per ritorsione contro gli attacchi con i razzi da parte dei gruppi armati palestinesi, le Nazioni Unite insistono che un’intera popolazione non può essere punita a causa delle azioni di qualcuno dei suoi esponenti.

“Questo è inaccettabile e intollerabile e deve essere denunciato”, ha detto Galand all’IPS [Inter Press Service].

Sandrine Grenier, una portavoce di Bruxelles dell’Euro-Mediterranean Human Rights Network [Rete Euro-Mediterranea per i Diritti Umani], ha detto che esistono delle disparità nel modo in cui l’Unione Europea tratta i paesi coinvolti nella Politica Europea di Vicinato. Mentre sono state costituite delle commissioni ufficiali per affrontare le questioni relative ai diritti umani in Marocco e Giordania, solo un “gruppo di lavoro” informale tratta tali questioni nel caso d’Israele.

“Non ci dovrebbe essere un doppio metro di comportamento, quando si tratta della cooperazione con paesi terzi”, ha aggiunto la Grenier. “Con Israele, è stata data grande importanza alla cooperazione economica. I diritti umani non sono stati completamente dimenticati ma non sono stati presi in considerazione in modo adeguato”.

Betty Hunter, della Campagna di Solidarietà per la Palestina in Inghilterra ha detto: “Anche dopo il vertice di Annapolis di Novembre, Israele non ha fatto nulla per fermare la creazione di nuovi insediamenti e avamposti, e non ha abolito il blocco economico contro Gaza. In un momento in cui sta succedendo questo, è incredibile che la Commissione Europea possa parlare di Israele come di un governo cui deve essere riservato uno status speciale”.

Un portavoce dell’ambasciata d’Israele nell’Unione Europea si è rifiutato di fare commenti al riguardo.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://electronicintifada.net/v2/article9442.shtml

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