La morte lenta di Nazareth

La morte lenta di Nazareth

NAZARETH: LA CITTA’ DIMENTICATA DI GESU’

Di Christine Bro, The Electronic Intifada, 27 Marzo 2008[1]

Lo scorso fine-settimana, i cattolici di Nazareth e del mondo intero hanno celebrato gli eventi più sacri e significativi del cristianesimo, il Venerdì Santo e la Santa Pasqua, che segnano la morte e la resurrezione di Gesù Cristo, un uomo che al tempo della Bibbia era conosciuto semplicemente come “Gesù di Nazareth”. Tuttavia, oggi Nazareth vive una morte lenta e dolorosa, davanti al furto della terra e alla colonizzazione.

Nel 1948, durante quella che i palestinesi chiamano Nakba, oltre 750.000 palestinesi vennero forzatamente espulsi dalle loro case e dalla loro terra, mediante espulsioni fisiche dirette, pulizia etnica e guerra psicologica, in modo tale che solo un terzo degli abitanti originari rimase nella Palestina storica. Anche i palestinesi che riuscirono a rimanere durante il periodo 1947-49 diventarono però profughi all’interno del proprio paese in quello che era diventato il nuovo stato di Israele, a causa delle leggi promulgate dal governo israeliano, che trasferivano le terre allo stato dichiarandole zone militari e impedivano ai palestinesi di ritornare nelle proprie case. Fino ad oggi, tutti questi profughi dislocati all’interno d’Israele non hanno diritto a tornare nelle proprie terre, città o villaggi originari: il loro numero attualmente assomma a più di 355.000 persone.

Prima del 1948, Nazareth era una città completamente araba di circa 15.000 abitanti, dei quali oltre il 60% erano cristiani e i rimanenti musulmani. In quanto tale, questa città ricadeva all’interno dei confini proposti per il previsto stato arabo dal Piano di Spartizione delle Nazioni Unite n°181. Nonostante ciò, il 16 Luglio del 1948 Nazareth cadde in mano alle forze sioniste. Inoltre, mentre la pulizia etnica era un aspetto centrale del progetto coloniale sionista in Palestina, le forze sioniste erano consapevoli, prima della creazione d’Israele, dell’importanza simbolica e ideale di Nazareth e delle altre città sante della Palestina nell’immaginazione popolare dei cristiani occidentali. Yosef Weitz, del Dipartimento della Terra del Fondo Nazionale Ebraico, e figura-chiave nella pianificazione degli insediamenti terrieri prima e dopo la creazione dello stato, affermò che “non c’è altra strada che quella di trasferire gli arabi [palestinesi] da qui ai paesi confinanti, e di trasferirli tutti, salvo forse [i palestinesi arabi di] Betlemme, Nazareth e della vecchia Gerusalemme”.

A questo scopo, ci furono ordini diretti di “risparmiare” Nazareth dalle espulsioni, predazioni, dissacrazioni e distruzioni che devastarono altri luoghi della Palestina e, questo è il dato più importante, di proteggere le istituzioni religiose cristiane per paura delle proteste delle nazioni occidentali. Di fatto, Nazareth venne risparmiata dalla pulizia etnica della popolazione araba che ebbe luogo in varie città e villaggi musulmani, cristiani e di popolazione mista ebrea e araba. A causa dello status che questa città aveva a livello internazionale, essa venne anche utilizzata come rifugio per oltre 20.000 arabi che erano stati espulsi dai villaggi circostanti.

Il controllo della terra era cruciale per il progetto coloniale sionista, proprio come lo è oggi, poiché permette al potere coloniale – che oggi è lo stato d’Israele – di mantenere la sua egemonia e il suo controllo sulle popolazioni indigene. Perciò, anche se Nazareth venne risparmiata dalla distruzione e dalla pulizia etnica nel 1948, le forze sioniste – e in seguito lo stato d’Israele – avevano in mente un destino differente per la città santa di Nazareth. Haim Laskov, che all’epoca era il capo militare dei sionisti, affermò che “avevamo avuto ordini specifici di non danneggiare nulla, il che significa che dovevamo prendere Nazareth con uno stratagemma”, che è esattamente quello che è successo e che continua a succedere, con un processo lento ma energico.

Nazareth oggi

La sconfortante realtà della Nazareth dei nostri giorni è che ha perso qualcosa del suo fascino e delle tradizioni del passato e non è più una città fiorente, nonostante sia la città araba più popolosa della Galilea, con 70.000 abitanti. La ragione principale di questo declino è la creazione dell’insediamento ebraico di Nazareth Illit (Nazareth Alta), contigua e sovrastante la vecchia città araba di Nazareth. La creazione di questo insediamento ha impedito la crescita e l’espansione naturali di Nazareth, come pure il suo sviluppo economico e sociale, in particolare del vecchio suk (mercato) di Nazareth. Ma c’è di più: in un piano governativo per “ripulire” il suk nel 2000 prima della visita del Papa – il progetto per Nazareth del 2000 realizzato in collaborazione con il Comune di Nazareth – il governo israeliano e i suoi ministeri hanno elaborato dei piani per la riorganizzazione di Nazareth senza considerare le conseguenze per la popolazione.

Camminando per il suk solo una settimana prima di Pasqua, non è difficile notare la quantità delle case abbandonate come dei negozi chiusi, e vedere i negozianti che lottano per non chiudere. Indubbiamente, la situazione del suk è molto brutta e può solo peggiorare. Ahmed Ali al-Saidi, conosciuto anche come Abu Ali, è uno dei negozianti più vecchi, e ha visto il suk sgretolarsi davanti ai suoi occhi. Originario del villaggio di Saffouriya, e avendo posseduto 70 dunam[2] di terra del villaggio, egli è uno dei profughi rimasti in Palestina che vive nel vecchio suk di Nazareth. Spiega che negli anni passati durante la Pasqua si trovavano difficilmente spazi liberi per camminare lungo il suk. Il suk di Nazareth era il centro della città e le persone dei villaggi circostanti venivano a comprare vestiti e altri regali prima della Pasqua. Abu Ali ci ha parlato di un suo amico che aveva otto negozi nel suk, che oggi sono tutti chiusi.

Secondo Abu Ali, “la città di Nazareth, dopo la costituzione dello stato d’Israele, è stata divisa e programmata sulla carta ma questo piano si è attuato lentamente, fino a quando il suo scopo ultimo non si è infine realizzato”. Avendo lavorato nell’edilizia prima di trasferirsi e di aprire il suo negozio nel suk, Abu Ali non si era reso conto che l’edificio in cui stava lavorando avrebbe ospitato il municipio di Nazareth Illit, 25 anni più tardi. Due anni dopo che Nazareth Illit venne fondata nel 1954, arrivarono i primi coloni previsti dal piano del governo per “giudaizzare la Galilea”, a salvaguardia del “carattere ebraico” dello stato israeliano. Nel 1954, a dispetto delle proteste dei palestinesi, vennero espropriati ai palestinesi i primi 1.200 dunam di terra, in base a delle leggi che permettevano al governo di dichiarare la terra “zona militare” e di prenderne il controllo per “ragioni di sicurezza”. Nel 1957 Nazareth Illit venne costruita come una città in espansione, costituita poi ufficialmente nel 1962, continuando a crescere e ad attrarre immigrati ebrei e grandi industrie.

Attualmente, Nazareth Illit continua a fare quello che era previsto che facesse: bloccare lo sviluppo della Nazareth araba dominandola e strangolandola economicamente, politicamente e socialmente. Come Abu Ali spiega dolorosamente, “è Nazareth Illit che è stata progettata dall’inizio per essere la città ricca, non la Nazareth originale dove vive la maggioranza degli arabi”. E poi aggiunge: “Sono stato nel suk per 30 anni e non so dove andrò dopo; non c’è niente che posso fare da solo”.

Negli ultimi 10-15 anni le attività commerciali e gli alberghi importanti si sono trasferiti a Nazareth Illit, che ora ospita 40.000 coloni israeliani e pochi arabi ricchi, avendo essenzialmente ucciso gli affari un tempo fiorenti del vecchio suk. Abu Amer, che possiede un forno nel suk, spiega in modo appassionato che “la gente comune viene maltrattata da tutti, dal governo e dai ricchi, e a nessuno importa della nostra situazione. E’ tutta una questione di egoismo e di profitti. Per noi nel suk, l’essere umano e la comunità sono il capitale più grande, ma per la gente ricca il valore sacrosanto e lo scopo finale è il denaro”. Uno dei residenti del suk, che si è trasferito lì per proteggere la sua storia e le sue caratteristiche uniche, Firas Helou, afferma che “per il governo, per i grandi affaristi e per il municipio, che fanno tutto mettendosi d’accordo, il suk non è visto secondo una prospettiva sociale e storica, ma da un punto di vista strettamente economico, e per loro investire nel suk non è economicamente vantaggioso”.

Il fatto che la situazione del suk sia così brutta significa che delle famiglie povere che ci vivono la maggior parte non ha denaro per sostenere i negozianti ancora in attività. Mundar Abdo, ad esempio, ha aperto la prima galleria d’arte del suk, e ha fatto tutto da sé, ma il suo negozio rimane chiuso la maggior parte del tempo. Poiché anche il turismo è controllato dallo stato, si lamentano i residenti, molte guide turistiche danno spesso ai turisti un’impressione sbagliata del suk, dicendo loro di stare attenti alle borse e ai portafogli e a non comprare dagli arabi.

Abdo ha detto che “la scorsa settimana avevo un gruppo di 100 turisti che erano venuti in galleria e forse due o tre di loro hanno comprato qualcosa di piccolo da me perché sono un arabo e di solito arrivano nel suk alla fine quando hanno già ultimato la maggior parte delle loro compere”. Inoltre, i turisti vengono portati direttamente nelle gioiellerie israeliane dai bus turistici, facendo esclamare i piccoli gioiellieri del suk come Rami Farah che “il turismo in realtà ha rovinato il suk; era meglio prima”. Aggiunge poi che “guarda, questa settimana è Pasqua e non c’è un solo cliente qui che compra gioielli”.

Il colpo finale, economico e sociale, che ha rovinato il suk è stato il cosiddetto piano generale per dare alla vecchia Nazareth un “nuovo look” per il flusso anticipato dei pellegrini durante la visita del Papa nel Marzo del 2000. Il governo israeliano, in collaborazione con il Comune di Nazareth, il Ministero del Turismo, la Tourist Corporation guidata dallo stato, e altri ministeri, hanno varato il progetto di Nazareth 2000. Le strade della città vecchia sono state trasformate in percorsi pedonali e la via Paolo VI, che è la strada principale di Nazareth, è stata resa accessibile solo ai bus turistici, mentre il traffico restante è stato deviato sulla via al-Salam. Il governo israeliano affermò che questo nuovo piano del traffico intendeva facilitare la mobilità e il parcheggio dei bus turistici, ma non mostrò nessuna preoccupazione per la popolazione di Nazareth. Le due piazze principali della città, la Piazza del Pozzo di Maria e la Piazza Centrale vennero parimenti provviste di parcheggi per i bus, per permettere ai turisti di visitare i luoghi santi e il suk e di tornare poi ai loro bus.

Mentre Nazareth 2000 intendeva promuovere il suk, i negozianti hanno sperimentato l’effetto opposto. Maher Ayad, che possiede un negozio per vestiti nuziali, ha spiegato che “in seguito ai cambiamenti fatti al suk nel 2000 la gente ha iniziato ad abbandonare il suk”. Durante la ricostruzione del suk molti negozi vennero chiusi, ci volle molto tempo per eseguire le riparazioni e la gente smise di venire. Quando il suk venne finalmente riaperto, i negozianti non ne trassero beneficio e non potevano più esporre le loro merci all’aperto. Inoltre, secondo Ayad, chiudendo le strade e trasformandole in percorsi pedonali, “dopo Nazareth 2000 la gente non aveva più un posto per lasciare le proprie macchine. Se qualcuno parcheggia la propria macchina per strada, bisogna prendere un biglietto altrimenti vengono portate via. Inoltre, la gente non si vuole più stancare a camminare e vuole le cose sempre più facili in nome del progresso, cosa che fa peggiorare la nostra situazione”.

L’abbandono progressivo del suk ha portato anche la fama che la notte il quartiere è pericoloso. I turisti vengono avvertiti di stare attenti alle loro borse, borsellini e portafogli poiché, camminando per il suk di notte, si ha la sensazione di trovarsi in una città morta. Firas Helou spiega che “oggi il suk in realtà è più sicuro che in passato”. Egli aggiunge anche che “il Comune non incoraggia le persone a tornare nel suk né a farvi degli investimenti, e i servizi essenziali come elettricità, acqua, e fognature rimangono in pessimo stato”.

Per rendere le cose peggiori, la legge israeliana per le antichità definisce come antichi tutti gli oggetti fatti da mano umana prima del 1700. Le antichità posteriori al 1700 vengono affidate alla discrezione del Ministero dell’Educazione per essere riconosciute o no come tali. L’effetto è la svalutazione della storia palestinese. Fino ad oggi a nessuna costruzione palestinese è stato dato valore storico dal Ministero, a differenza delle costruzioni che confermerebbero la versione sionista della terra [palestinese]. La detta legge ha tenuto le case del suk in uno stato miserevole, mentre la maggioranza delle famiglie povere che vi rimangono non hanno i mezzi finanziari per le necessarie opere di manutenzione.

Abu Ali, parlando a nome di tutti i negozianti del suk, ha detto che vuole che il Comune di Nazareth – che secondo lui è più un’espressione simbolica che un ente che lavora per l’interesse dei cittadini – “metta a disposizione dei parcheggi per le autovetture in modo da facilitare l’accesso al suk, e promuova e reclamizzi i prodotti arabi perché senza questo la situazione può solo peggiorare”.

La condizione del suk di Nazareth riflette la condizione di Nazareth in quanto tale, fornendo la prova che è effettivamente un mito la diceria secondo cui la maggioranza degli arabi palestinesi che vivono nello stato d’Israele stanno bene e sono soddisfatti delle proprie condizioni di vita. Sfortunatamente per la gente e per la città di Nazareth oggi, questo è tutto ciò che rimane di Nazareth: un’idea del passato, un’immagine della mente cristiana, e un luogo di pellegrinaggio per cristiani che rimangono inconsapevoli della situazione attuale di questa storica città, e della sua morte ininterrotta, lenta e dolorosa. Secondo le parole di Abu Ali, “Questa città [Nazareth] deve risplendere di nuovo perché questa è la città di Gesù Cristo, una città santa, e dovrebbe essere aperta a tutti i turtisti, non chiusa”.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://electronicintifada.net/v2/article9415.shtml
[2] Il dunam è un’unità di misura utilizzata nell’Impero Ottomano e corrispondente a 1.000 metri quadrati.

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