La morsa sionista sull’Europa

PUBBLICA E SOCCOMBI

Di Eric Walberg, 16 Aprile 2008[1]

La polizia del pensiero si aggira per l’Europa, ci dice Eric Walberg

Un pubblico dipendente francese è stato licenziato alla fine di Marzo per aver pubblicato, sul sito oumma.com, quella che è stata ampiamente descritta come “una violenta polemica anti-israeliana”, un crimine indagato nientemeno che dal Ministro dell’Interno Michele Alliot-Marie. Bruno Guigue, vice-prefetto della città di Saintes, ha scritto che Israele è “il solo stato dove i cecchini uccidono le bambine fuori dai cancelli delle loro scuole”. Autore di diversi libri sul conflitto israeliano-palestinese, Guigue ha scritto anche delle “prigioni israeliane dove – grazie alle leggi religiose – si smette di torturare durante il Sabato”.

“Questa è solo la punta dell’iceberg”, ha detto l’autore russo-israeliano Israel Shamir al settimanale AlAhram. “Vi sono migliaia di persone condannate e incarcerate per simili “crimini”, principalmente in Germania e in Austria, un numero maggiore di tutti i dissidenti mai incarcerati nella Russia sovietica. La maggior parte di questi casi non raggiungono mai l’opinione pubblica”.

Che un modesto vice-prefetto sia diventato oggetto dell’intervento personale del Ministro dell’Interno per aver fatto le affermazioni suddette è sbalorditivo, ed è solo un esempio della mano pesante della Israel Lobby in Europa. Il vero “crimine” di Bruno Guigue, è chiaro, è stato quello di criticare lo stato d’Israele.

Sebbene non sia un “negazionista dell’Olocausto”, Guigue sta patendo un destino simile a quello dei suoi colleghi antisionisti che vengono processati in base alle leggi anti-negazioniste, attualmente in vigore in 12 paesi europei. Le vittime più famose di queste leggi sono gli scrittori David Irving e Ernst Zündel, che sono stati incarcerati per aver messo in discussione l’estensione del tasso di mortalità degli ebrei durante la seconda guerra mondiale e la tesi che i nazisti avessero un piano per uccidere tutti gli ebrei (rom, omosessuali e comunisti vengono dimenticati nel trambusto) rispetto alla pulizia etnica allora in corso in Europa.

Per quanto siano un’arma essenziale dell’arsenale politico d’Israele, secondo Shamir, tali leggi non vengono solitamente invocate; esse sono concepite più come un avvertimento. Piuttosto, gli scrittori e i loro editori vengono citati [in tribunale] in base a più ampie leggi anti-diffamazione, come è stato il caso di Norman Finkelstein, figlio di due sopravissuti dell’Olocausto, e del suo editore francese Aden Brussels nel 2004, quando sono stati accusati di revisionismo dell’Olocausto e di istigazione all’antisemitismo. Il direttore del Simon Wiesenthal Center Shimon Samuels ha dichiarato: “La tesi di Finkelstein è un attacco estremista agli ebrei in generale, e agli ebrei americani in particolare, in quanto li accusa di sfruttare la sofferenza della Shoah come “pretesto per i loro crimini nel quadro del conflitto in Medio Oriente”. Questa tesi costituisce il credo fondamentale dell’antisemitismo moderno. Egli sfrutta la sua stessa ascendenza ebraica per attaccare, come “razzisti”, dei particolari leader ebrei, le loro organizzazioni, e il popolo ebreo. Sono convinto che solo una sanzione penale limiterà il danno inferto da questa diffamazione particolarmente offensiva”.

Samuels ha paragonato Finkelstein a Roger Garaudy, un rinomato filosofo marxista che ha egli pure trascorso tre anni in un campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale, condannato in Francia nel 1996 in base alla legge Fabius-Gayssot, una legge che – egli argomenta – “ripristina la legge, abolita dopo Vichy, che considera reato penale la contestazione della verità ufficiale. Essa ripristina la discriminazione contro chiunque non si sottometta al pensiero unico e al culto dei tabù del “politicamente corretto” imposti dai capi americani e dai loro mercenari occidentali, specialmente israeliani”.

L’edizione francese dei “Fiori di Galilea” di Shamir, “un libro che rigurgita di istigazione all’odio razziale”, secondo il pubblico ministero Marc Levy, è stata sequestrata ed effettivamente bruciata, e il suo editore è stato multato nel 2005. Su richiesta della Lega Internazionale contro il Razzismo e l’Antisemitismo (LICRA), i giudici francesi hanno incriminato Shamir per aver detto che “il concetto proprio di Olocausto è un concetto di superiorità ebraica” e per aver definito i Protocolli dei Savi di Sion come un “pamphlet politico”. Ironicamente, il mandato d’arresto, se fosse stato eseguito, avrebbe comportato la sua deportazione da Israele in Francia, “per essere processato per la mia presa di posizione contro l’egemonia ebraica”. Egli ha detto ad Al-Ahram che considerava l’incriminazione come un complimento che lo accomunava all’”illustre elenco di autori i cui libri sono stati bruciati e messi al bando in Francia, da Voltaire a Baudelaire, da Nabokov a Joyce, da Wilhelm Reich a Vladimir Lenin”.

Nessuno degli scrittori suddetti, condannati a causa di questa caccia alle streghe, hanno mai propugnato la violenza fisica contro gli ebrei. Shamir e Finkelstein sono essi stessi ebrei, anche se, è vero, Shamir si è convertito al cristianesimo. Shamir ha detto ad Al-Ahram che “dove le critiche pubbliche contro Israele sono assenti dal dibattito pubblico, disegnare una svastica su una tomba ebraica non è un atto di razzismo ma piuttosto una protesta contro le atrocità israeliane”, e afferma che la presa soffocante dei sionisti sulla società europea istiga realmente il sentimento anti-ebraico. Egli si è spinto a dire che questo è precisamente quello che vogliono per completare quella pulizia etnica in Europa che Hitler chiaramente si proponeva. “Se la paura ebraica del razzismo può essere alimentata, gli ebrei migreranno in Israele, e questo è lo scopo dei sionisti”.

I reati d’opinione come ai tempi di Vichy, i roghi dei libri, la pulizia etnica – tutto richiama la politica di quegli stessi nazisti contro cui i sionisti inveiscono.

Ma ci sono segni che la musica potrebbe finire. Persino la scrittrice pro-israeliana Deborah Lipstadt, nonostante la sua battaglia legale con lo storico inglese David Irving, è contro le leggi anti-negazioniste, come la maggior parte degli storici e come importanti scrittori come Timothy Garton Ash, inclusi ebrei come Noam Chomsky.

Nel 1996 Garaudy aveva scritto: “Nel diluvio di insulti, nessuno ha contestato la mia analisi del controllo della politica americana da parte della Israel Lobby e del finanziamento dello stato d’Israele in quanto rappresentante della politica americana in Medio Oriente”. Tuttavia questo [argomento] costituisce ora il nucleo di un’analisi di grande successo di due autori americani, nonché la convinzione manifesta del professore americano di legge Richard Falk il quale, come consigliere delle Nazioni Unite, ha paragonato la politica israeliana nei confronti dei palestinesi al record della Germania nazista in fatto di punizioni collettive. A dispetto dell’aspra condanna da parte d’Israele, egli è stato nondimeno designato a Marzo per un incarico della durata di sei anni come investigatore, per conto del Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, delle azioni israeliane nei territori palestinesi.

Per il giornalista Ash, il punto di svolta si è verificato nel 2006, quando l’assemblea nazionale francese ha approvato una legge che rende reato penale il negare che i turchi abbiano commesso un genocidio a danno degli armeni durante la prima guerra mondiale. Egli ha anche scritto, esasperando il concetto, che il parlamento europeo dovrebbe rendere obbligatorio descrivere come “genocidio” il trattamento subito dai nativi americani da parte dei coloni americani. “Nessuno può stabilire per legge la verità storica. Nei limiti in cui è possibile stabilire una verità storica, questa deve essere accertata da una ricerca senza restrizioni, con gli storici che argomentano in base alle prove e ai fatti, vagliando e discutendo le affermazioni di ogni altro interlocutore senza paura di processi o di persecuzioni”.

Dopo l’appello, Shamir ha promosso una nuova edizione francese del suo libro messo al bando (comunque pur sempre disponibile su Internet) nel 2006 e ha pubblicato un’edizione francese dei saggi raccolti nel libro “Our Lady of Sorrows” [Nostra Signora dei Dolori] suscitando un interesse molto maggiore di quello che avrebbe ottenuto se la sua opera fosse stata semplicemente ignorata dall’establishment.

La legge anti-negazionista è stata abrogata in Slovacchia nel 2005, e la Spagna ha depenalizzato il negazionismo nell’Ottobre del 2007. Tuttavia, sebbene la stanchezza da Olocausto cominci a profilarsi mentre Israele celebra il suo 60° anniversario della propria fondazione, l’egemonia culturale sionista in Europa è ancora forte. Dopo la depenalizzazione del negazionismo in Spagna, i tribunali spagnoli hanno inflitto una pesante condanna all’editore Pedro Varela di Barcellona e hanno ordinato la distruzione di migliaia di libri, incluso uno di Shamir.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://axisoflogic.com/artman/publish/article_26543.shtml

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