Un altro storico articolo di Israel Shahak

Un altro storico articolo di Israel Shahak

LO STATO TERRORISTA D’ISRAELE E I SUOI ASSASSINI DEL MOSSAD

Di Israel Shahak (1998)[1]

Nelle storie di Sir Arthur Conan Doyle, a Sherlock Holmes viene spesso fatto dire che “la cosa importante è che il cane non abbia abbaiato” la notte in cui il delitto è stato commesso. In modo analogo, a dispetto dell’ampia copertura dei media dell’affare di Khaled Meshal, i veri problemi e le giuste domande sono stati deliberatamente evitati. Al contrario, l’affare è stato utilizzato per un altro tentativo di far cadere Netanyahu dal potere. Ironicamente, il contraccolpo provocato da questo tentativo ha accresciuto la sua popolarità.

Non c’è niente di nuovo nel fatto che Israele è uno stato terrorista che, quasi fin dal principio, ha utilizzato uno dei suoi servizi segreti, il Mossad, per praticare la violenza e il terrore – inclusi gli omicidi – che esso ritiene necessari per i propri scopi. Il terrorismo israeliano in Libano si rivelò nelle operazioni “Responsabilità” e “Furore”, ad esempio, quando a moltissime persone venne ordinato di lasciare le loro case, con il preavviso di un giorno, per non essere uccisi dai bombardamenti. Un tale terrorismo di stato fu persino peggiore degli omicidi di particolari individui.

In realtà, tuttavia, tutti i governi israeliani hanno praticato atti terroristici e tutti i partiti d’ispirazione sionista li sostengono in linea di principio. In particolare Shimon Peres, quando era primo ministro, ordinò l’omicidio di Yehya Ayyash nell’area A, che avrebbe dovuto essere sotto l’esclusivo controllo dell’Autorità Palestinese: un atto che, secondo Hamas, provocò come ritorsione gli attentati suicidi del Febbraio-Marzo 1996 (sebbene personalmente dubiti di questa spiegazione di Hamas, vi sono pochi dubbi sul fatto che questi attentati suicidi contribuirono alla striminzita maggioranza di voti che elesse Binyamin Netanyahu e sconfisse Peres nelle elezioni del Maggio 1996).

Pochi mesi prima, Yitzhak Rabin aveva ordinato l’omicidio di Fathi Shikaki, capo dell’organizzazione della Jihad islamica palestinese, a Malta. Si possono citare anche altri atti di terrrorismo che né i partiti israeliani di opposizione né i media israeliani hanno menzionato in rapporto al tentativo di omicidio ad Amman.

Il rifiuto totale di considerare la questione del terrorismo di stato in generale, e l’uso frequente del terrorismo da parte di Israele in particolare, ha portato i critici israeliani – e quelli ebrei americani – di Netanyahu a concentrarsi su aspetti puramente pragmatici e cioè se il tentativo di omicidio ad Amman questa volta era stato “saggio”, e chi doveva essere rimproverato per il suo fallimento. La verità, tuttavia, è che il record dei passati fallimenti del Mossad è molto ampio.

Per citare solo due esempi, nell’”affare Lillehammer” del 1972 in Norvegia, un gruppo di sicari del Mossad uccisero un cameriere marocchino invece della vittima palestinese designata, e in quel caso i membri del gruppo aggravarono il loro fallimento facendosi cogliere in flagrante. Alcuni di loro si rifugiarono nell’ambasciata israeliana di Oslo, come accadde nell’operazione malriuscita di Meshal ad Amman.

Il secondo esempio viene dai primi anni ’50, quando degli agenti israeliani in Egitto, sotto la direzione del servizio segreto militare, invece che del Mossad, misero delle bombe incendiarie in luoghi pubblici (inclusi dei teatri e le sedi diplomatiche americane al Cairo e ad Alessandria) per costringere l’Inghilterra a ripensare alla propria decisione di ritirarsi dalla Zona del Canale di Suez. Il tentativo fu persino più stupido che criminale, e il risultato fu un fiasco colossale, con tutti i responsabili catturati tranne uno.

Entrambi questi atti di terrorismo vennero ordinati da governi laburisti. Perciò, fu facile per i sostenitori di Netanyahu indicare il fatto che quando gli atti di terrorismo ordinati dai governi laburisti falliscono, il partito del Likud e la destra in generale “si comportano in modo responsabile” – vale a dire che non cercano di trarre profitto (o almeno cercano di non trarne troppo) da quelli che sono, dopo tutto, fallimenti della politica israeliana, mentre la “sinistra” non si comporta in questo modo patriottico.

Poiché i critici di Netanyahu sono, in ogni caso, parte di un’elite in decadenza che rivela, nel modo più volgare, la propria convinzione erronea secondo cui “solo noi sappiamo come condurre le faccende”, e poiché è facile connettere tale arroganza con l’abisso persistente che separa gli ebrei europei askenaziti dagli ebrei orientali sefarditi, le violente critiche a Netanyahu hanno provocato una reazione contraria in suo favore che ha mostrato quanto i suoi oppositori “di sinistra” abbiano perso contatto con i sentimenti della maggioranza della gente.

Secondo la mia opinione il detto fallimento è una questione secondaria, di cui sono responsabili innanzitutto il Mossad e il suo capo Danny Yatom (nominato da Peres in modo ambiguo poche settimane prima delle elezioni). In realtà, dopo aver preso conoscenza del fallimento, Netanyahu ha agito nel modo più competente possibile. In ogni caso, il suo favore popolare è aumentato, specialmente presso il “voto fluttuante”. I commentatori più importanti concordano che se le elezioni fossero indette ora Netanyahu vincerebbe di nuovo, e anch’io sono della stessa opinione.

Mentre per quanto riguarda le relazioni di Israele con la Giordania, esse continueranno più o meno come prima, proprio come le relazioni di Israele con l’Inghilterra e la Norvegia non saranno seriamente danneggiate dal coinvolgimento del Mossad negli omicidi compiuti in questi stati. Come dice la stampa ebraica, “secondo informazioni da fonti straniere” la Giordania ha permesso al Mossad di aprire una grossa centrale nel centro di Amman. A mio avviso questo è avvenuto molti anni prima che il trattato di pace venisse firmato dai due paesi. Questa è una prova sufficiente che la Giordania, o il regime ascemita (se si preferisce l’espressione), ha un interesse molto forte nel “avere le mani in pasta” con l’intelligence israeliana per ragioni sue.[2]

Bisogna aggiungere che il ministro israeliano che è riuscito, alla fine, a raggiungere un accordo con Re Hussein è stato Ariel Sharon, il cui potere in Israele si è molto accresciuto grazie a questo successo. Forse in futuro si potranno cogliere alcune sottigliezze. La grande centrale del Mossad potrebbe trovarsi ad operare in un sito più discreto che in passato, ma non ho dubbi che tra Israele e Giordania continuerà a valere lo stesso accordo, non importa quello che viene detto in pubblico.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.revisionisthistory.org/essay8.html
[2] La nota lobby sionista estremista del Centro Simon Wiesenthal ha conferito a suo tempo a Re Hussein di Giordania uno dei suoi “prestigiosi” premi.

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