Un’intervista a Jürgen Graf

Un’intervista a Jürgen Graf

UN’INTERVISTA A JÜRGEN GRAF[1]

Di Richard Widmann

Lo scorso Gennaio sono stato fortunato a poter condurre la seguente intervista con l’importante ricercatore revisionista svizzero Jürgen Graf. Graf è autore di numerosi articoli e ha scritto la devastante analisi dell’opera di Raul Hilberg The Giant with Feet of Clay [Il gigante dai piedi d’argilla]. Ha anche scritto, insieme a Carlo Mattogno, alcune delle analisi più importanti dei vari campi di concentramento, incluse: Treblinka: Extermination Camp or Transit Camp? [Treblinka: campo di sterminio o campo di transito?], Concentration Camp Majdanek: A Historical and Technical Study [Il campo di concentramento di Majdanek: uno studio storico e tecnico], e Concentration Camp Stutthof and Its Function in National Socialist Jewish Policy [Il campo di concentramento di Stutthof e la sua funzione nella politica ebraica nazionalsocialista]. Jürgen Graf è nato in Svizzera nel 1951. Ha studiato le lingue scandinave e romanze, e l’inglese, all’Università di Basilea, dove ha ricevuto il grado di Magister. Ha insegnato tedesco per quattro anni alla Chinese Culture University di Taipei, a Taiwan. Dal 1991 ha scritto varie opere revisioniste. Nel 1998, a causa delle sue pubblicazioni, è stato condannato a 15 mesi di carcere senza condizionale a Baden, in Svizzera, con l’accusa ridicola di “discriminazione razziale”. Dal 2002 Graf vive in esilio. Attualmente vive a Mosca con sua moglie Olga, una storica di Minsk. Si guadagna da vivere come traduttore.

Richard Widmann: A cosa sta lavorando adesso?

Jürgen Graf: Sfortunatamente le circostanze non mi permettono di condurre nessuna ricerca. Dal 2002, ho pubblicato soltanto dieci articoli, la maggior parte dei quali è apparsa nei Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung. Come lei sa, questa bella rivista non viene più pubblicata, ma posso sempre scrivere su Sans Concessions, una rivista edita dal revisionista francese Vincent Reynouard, che ha pubblicato recentemente il mio attacco a Guillaume Faye (“The New Jewish Question or the End of Guillaume Faye” [La nuova questione ebraica o la fine di Guillaume Faye]), e che pubblicherà il mio articolo sul numero di vittime del campo di concentramento di Majdanek, che sarà tradotto anche in inglese.
Tuttavia, ho trovato il tempo di scrivere un libro molto voluminoso per i lettori russi. E’ stato tradotto in russo dallo storico Anatoliy Ivanov e uscirà probabilmente nel prossimo mese di Aprile. Il titolo è The New World Order and the Holocaust [Il nuovo ordine mondiale e l’Olocausto]. Come le Lectures on the Holocaust [Conferenze sull’Olocausto] di Germar Rudolf, il libro è in forma di dialogo. Un conferenziere tedesco, a cui ho dato il nome di Friedrich Bruckner, tiene un seminario in un istituto russo a beneficio di studenti che si stanno specializzando in storia tedesca. Circa il 5% dei contenuti sono ripresi dal libro di Rudolf; va da sé che riconosco volentieri tale debito.

RW: Ci dica qualcosa riguardo al suo libro Holocaust or Hoax? The Arguments [Il revisionismo dell’Olocausto: gli argomenti][2]

JG: Scrissi questo libro nel 1996. Se lo dovessi scrivere oggi, aggiungerei ovviamente una grande quantità di nuove informazioni, poiché la ricerca revisionista ha fatto grandi progressi da allora. Nondimeno ritengo che tale libro sia ancora una buona introduzione al revisionismo. Qualcuno mi ha detto che la traduzione contiene uno o due errori lampanti. Non ho mai visto l’edizione cartacea.

RW: Per cosa è stato messo sotto processo dal governo svizzero?

JG: Nel 1998 venni processato a Baden, in Svizzera, per i miei quattro primi libri revisionisti, oltre che per la brochure About the decline of Swiss freedom [Sul declino della libertà in Svizzera]. Ero stato accusato assieme al mio editore Gerhard Förster – che all’epoca del processo era così malato che dovette essere portato in aula con una sedia a rotelle – di “discriminazione razziale” sulla base della legge svizzera anti-razzista, che proibisce crimini generici come “negare o minimizzare il genocidio o altri crimini contro l’umanità”.
Questa legge era stata introdotta su richiesta della comunità ebraica svizzera. Venni condannato a 15 mesi di prigione senza condizionale e ad una multa di circa 40.000 franchi svizzeri; Förster ricevette 12 mesi senza condizionale più una multa, ma morì in Settembre, nove settimane dopo il processo.
Naturalmente, il giudice non fece il minimo sforzo per discutere gli argomenti esposti nei miei libri. Dopo che la Corte Suprema confermò il verdetto, andai in esilio il 15 Agosto del 2000, giorno del mio 49° compleanno. Se ritornassi in patria ora, dovrei affrontare probabilmente una nuova incriminazione a causa dei libri e degli articoli che ho scritto all’estero – e che si trovano su Internet – e la multa, che naturalmente non sarei in grado di pagare, verrebbe commutata in un’ulteriore periodo di detenzione. Complessivamente dovrei andare in prigione per due o tre anni: né mia moglie Olga né io stesso siamo disposti ad accettare una separazione così lunga volontariamente. Sul mio sito web http://juergen-graf.nm.ru/ potete trovare un lungo articolo in lingua inglese che scrissi a Teheran alla fine del 2000 e che contiene informazioni supplementari sul mio processo. Il titolo dell’articolo è: Holocaust Revisionism and Its Political Consequences.

RW: Non c’è nessuna possibilità che le leggi anti-revisioniste siano abolite in almeno alcuni dei paesi europei che le hanno adottate?

JG: La decisione della Corte Suprema spagnola mi è giunta come una grande e piacevole sorpresa, ma temo che sia un caso isolato. In Spagna, gli ebrei non sono assolutamente potenti come in Germania, Austria, Francia, o Svizzera. A differenza dei primi tre paesi da me nominati, la Svizzera ha l’istituto dell’”iniziativa popolare”, che significa che un qualunque partito, organizzazione, o gruppo può far indire un referendum che introduca una nuova legge o che ne abolisca una già esistente se riesce a raccogliere 50.000 firme entro un anno.
Nell’Agosto del 2007, i Democratici Svizzeri, un piccolo partito di destra, lanciarono un’iniziativa del genere per abolire la legge anti-razzista, ma da soli non riusciranno a raccogliere le firme necessarie.
D’altro lato, raccoglierle sarebbe molto facile se Christoph Blocher, il politico più popolare del paese, che è stato recentemente estromesso dal governo, sostenesse l’iniziativa. Sebbene egli abbia criticato la legge anti-razzista e ne abbia chiesto l’abolizione, dubito che avrà il coraggio necessario per sostenere l’iniziativa. Un tale passo costituirebbe una dichiarazione di guerra contro gli ebrei, e Blocher è il proprietario di una grande azienda, che gli ebrei cercherebbero di rovinare se egli prendesse posizione contro di loro.
Secondo un sondaggio del settimanale di Zurigo Die WeltWoche, una leggera maggioranza della popolazione sarebbe favorevole ad abolire la legge. Ma in caso di voto effettivo, la possibilità di brogli è probabile.

RW: Quali sono le scoperte revisioniste degli ultimi anni che lei considera più importanti?

JG: Gli scavi archeologici nel sito del presunto “campo di sterminio” di Belzec (Polonia orientale) e tre documenti che Mattogno ed io abbiamo trovato negli archivi russi e che provano con assoluta certezza che le camere mortuarie dei crematori di Birkenau non avrebbero potuto essere utilizzate come camere a gas omicide, al contrario di quanto affermano gli storici ortodossi.
Ironicamente, la prima di queste due scoperte è stata resa possibile grazie all’abissale stupidità degli sterminazionisti. Nel 2000, il Museo dell’Olocausto e un’organizzazione polacca ad esso collegata pubblicarono un libro sugli scavi di Belzec (Andrzej Kola, Belzec: The Nazi Camp for Jews in the Light of Archeological Sources. Excavations 19971999 [Belzec: il campo nazista per ebrei alla luce delle fonti archeologiche. Scavi 1997-1999], Warsaw/Washington 2000). Kola sosteneva di aver trovato le prove materiali che Belzec era stato un campo di sterminio.
Ma come Carlo Mattogno dimostra brillantemente nel suo libro Belzec in Propaganda, Archeological Research and History (Theses & Dissertation Press, Chicago 2004), i risultati degli scavi mostrano in modo definitivo che solo alcune migliaia di persone morirono a Belzec, mentre gli storici ortodossi affermano che vi furono lì 600.000 vittime.
La presenza di resti umani nei luoghi del campo può essere spiegato facilmente da due fattori: nel 1941, Belzec era stato un campo di lavoro gestito in modo assai brutale, prima di diventare un campo di transito nel Marzo del 1942, e tra il Marzo e il Dicembre del 1942 vennero deportati in tale campo 434.000 ebrei prima di essere trasferiti sia nei territori orientali occupati che nei campi di lavoro del distretto di Lublino (la cifra dei 434.000 deportati risulta da un documento tedesco, il “Höfle telegram”, che è senza dubbio autentico ma non è una prova dello sterminio, a dispetto dell’affermazione menzognera di David Irving). Inevitabilmente, un certo numero di questi deportati deve essere morto a Belzec.
Inoltre, gli scavi hanno mostrato che le due “camere a gas” descritte dai testimoni non sono mai esistite. Ordinando questi scavi e pubblicando scioccamente le loro risultanze, il Museo dell’Olocausto [americano] e i suoi amici polacchi hanno fornito la prova inconfutabile che Belzec non fu un campo di sterminio.
I tre documenti relativi ai crematori di Birkenau sono stati pubblicati e commentati nell’articolo di Carlo Mattogno “Die Leichenkeller der Krematorien von Birkenau im Lichte der Dokumente” (Vierteljarehshefte für freie Geschichtesforschung, 3/2003) . Il loro retroscena è assai lugubre: Birkenau era infestata da ratti che si nutrivano dei cadaveri dei prigionieri deceduti (nel 1943, la mortalità giornaliera ad Auschwitz e Birkenau era di circa 80 vittime, dovuta principalmente al tifo e ad altre malattie).
Il 20 Luglio del 1943, un medico tedesco, il SS-Hauptsturmführer dr. Wirths, scrisse una lettera al capo della Zentralbauleitung (l’Ufficio Centrale delle Costruzioni) di Auschwitz, Karl Bischoff, esortandolo a fornire delle “Leichenkammern” (“camere per cadaveri”, vale a dire morgue provvisorie) nel campo per ridurre il numero dei ratti; essendo portatori della peste bubbonica, tali animali potevano provocare un’insorgenza di questa spaventosa malattia, che avrebbe potuto avere “conseguenze inimmaginabili” (Wirths).
Il 4 Agosto, Bischoff replicò che tali “camere per cadaveri” non erano necessarie, poiché i cadaveri sarebbero stati da quel momento portati nei crematori due volte al giorno. Questo significa che le camere mortuarie dei crematori, che fungevano presuntamente da camere a gas, potevano essere utilizzate in qualunque momento per depositarvi cadaveri prima che venissero cremati e non avrebbero potuto essere utilizzate come camere a gas.
Nel Maggio del 1944, il problema sembra che sia apparso di nuovo perché il giorno 22 il nuovo capo dell’Ufficio Centrale delle Costruzioni, Jothann, rispondendo ad una nuova lettera sull’argomento, affermava che avrebbe ordinato di inviare i cadaveri nei crematori ogni mattina. Secondo gli storici ortodossi, 400.000 ebrei ungheresi vennero gasati a Birkenau tra la metà di Maggio e l’inizio di Luglio del 1944. Se questo fosse vero, le camere mortuarie sarebbero state utilizzate come camere a gas tutto il tempo: in che modo allora sarebbe stato possibile depositarvi dei cadaveri?
Sarebbe davvero interessante ascoltare quello che Robert Jan van Pelt, Deborah Lipstadt, o Michael Berenbaum riuscirebbero a dire di fronte a questi argomenti. Possiamo capire facilmente perché questi signori hanno il terrore di un dibattito pubblico.

RW: Quali ricercatori revisionisti considera più importanti?

JG: In ordine alfabetico: Arthur Butz, Robert Faurisson, Carlo Mattogno, Germar Rudolf e Wilhelm Stäglich. Un credito doveroso deve essere riservato anche al pioniere, il grande francese Paul Rassinier, anche se i suoi libri contengono molti errori (che è normale per ogni pioniere).

RW: Sono ancora necessari nuovi libri revisionisti, o è sufficiente distribuire quelli esistenti?

JG: Distribuire i libri esistenti – specialmente Dissecting the Holocaust[3] e Lectures on the Holocaust[4] – è molto importante, ma il compito dei ricercatori revisionisti è lungi dall’essere terminato. Nel 2002, Germar Rudolf, Carlo Mattogno ed io progettammo di scrivere un enorme studio su Auschwitz, Auschwitz: The Real History (Auschwitz: la vera storia). Ma Germar ora è in prigione; Carlo (che dovrebbe scrivere la maggior parte dell’opera) ed io abbiamo il materiale ma ci mancano le risorse necessarie e non abbiamo editori. Altrimenti il libro potrebbe essere pronto in circa quindici o diciotto mesi; se disponessimo di un traduttore qualificato (che dovrebbe essere naturalmente adeguatamente retribuito), egli – o ella – potrebbe tradurre ogni capitolo non appena fosse ultimato in tedesco, e le due versioni potrebbero uscire contemporaneamente.

RW: Vede qualche possibilità di successo mediatico per il revisionismo?

JG: Vedo solo due condizioni possibili [per un tale evento]:

1. Un’enorme crisi economica che porterà al crollo del sistema “democratico” occidentale dominato dagli ebrei. Se dei nazionalisti sinceri giungessero al potere sia negli Stati Uniti che in qualche importante paese europeo, la mistificazione verrebbe naturalmente smascherata.

2. Un confronto tra il regime fantoccio ebraico di Washington e la Russia che induca Mosca ad assestare a Washington un colpo mortale pubblicando dei documenti comprovanti il fatto che i “campi di sterminio” appartengono al reame della propaganda. Non c’è dubbio alcuno che i russi hanno tali documenti.

RW: Nel frattempo, noi revisionisti americani cosa possiamo fare?

JG: Continuate a diffondere la verità per quelli che vogliono ascoltarla!

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale può essere consultato all’indirizzo: http://www.codoh.com/newsite/sr/online/sr_147.pdf
[2] Disponibile all’indirizzo: http://www.vho.org/GB/Books/hoh/index.html
[3] Disponibile all’indirizzo: http://www.vho.org/GB/Books/dth/
[4] Disponibile all’indirizzo: http://vho.org/dl/ENG/loth.pdf

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