Il bersaglio non è solo Munzi…

Non dispongo ancora di informazioni sufficienti per dare un giudizio preciso sulla vicenda della cosiddetta “black list” e del suo (presunto) autore Paolo Munzi. Qualcosa però va detta riguardo al tentativo da parte dei grandi giornali – come “Repubblica” e “Corriere della Sera” – di coinvolgere nella melma riversata su Munzi non solo i revisionisti dell’Olocausto ma anche tutti coloro che, a prescindere da quello che pensano dell’Olocausto, ritengono giusto che i revisionisti abbiano il diritto di esprimersi in piena libertà. Il “negazionismo”, lo sappiamo, è un tema scottante per antonomasia, e quando un tema è scottante è difficile essere equilibrati. La mancanza di equilibrio, quando si parla di un Faurisson, è scontata. Ma uno dei guai della faziosità è che porta con sé anche l’imprecisione. Prendiamo il caso dei giornali appena citati. Leggiamo sulla “Repubblica” edizione Internet di ieri un articolo dal titolo seguente: “Dai negazionisti alla lista nera l’uomo che ha messo all’indice i prof” ( http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/politica/blog-liste/nome-autore/nome-autore.html ). Palese è nell’articolo il desiderio di coinvolgere nel disdoro le centinaia di firmatari che nel Maggio dell’anno scorso sottoscrissero l’appello affinché venisse concessa libertà di parola anche in un’aula universitaria al professor Faurisson. A tale Matteo Tonelli, l’articolista autore del pezzo, il “negazionismo” proprio non piace: affari suoi. Quello che è però davvero penoso è la presenza dei seguenti strafalcioni:

1. “Faurisson avrebbe dovuto tenere una lezione sui temi insegnati da Moffa: storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici”. Nossignore, Faurisson avrebbe dovuto parlare di quello di cui si è sempre occupato negli ultimi quarant’anni: la questione delle camere a gas. Argomento che non c’entra con i paesi afro-asiatici ma c’entra con il tema oggetto del Master di Moffa dello scorso anno: il Medio Oriente e la questione palestinese.

2. “…e si definiva Faurisson uno che non si è mai occupato sistematicamente delle problematichenegazionistee dunqueper questo solo motivo non è neppure unnegazionista“”. Tonelli non ha capito che il brano in questione in realtà non era riferito a Faurisson ma a Moffa, controllare per credere: http://www.politicaonline.net/forum/showpost.php?p=5821010&postcount=1 . Il periodo iniziale della frase citata, non riportato dal giornalista, recita infatti: “Se ritieni ingiusto che ci sia chi possa richiedere l’espulsione dall’Università di un docente che…” etc. etc. Ovviamente l’espulsione in questione era riferita a Moffa (era stata richiesta in quei giorni proprio da Riccardo Pacifici) non a Faurisson, che era già stato espulso nel lontano 1990.

Non è finita. E’ chiaro, come dicevo, che a qualcuno piacerebbe che Moffa e i firmatari dell’appello suddetto finissero coinvolti nei guai del povero Munzi. Ecco cosa scrive il “Corriere” in un articolo – senza firma – di oggi sullo stesso argomento (“Un negazionista dietro la black list”, p. 25): “E non sarebbe neppure la prima volta che la polizia postale lo prende [al detto Munzi] in castagna: il suo nome compare anche tra i firmatari di un appello sul web in favore di uno dei maggiori negazionisti dell’Olocausto, il francese Robert Faurisson.” A questo punto mi domando: come hanno fatto “Repubblica” e il “Corriere” a collegare Munzi all’appello dell’anno scorso? Le firme in questione erano qualche centinaio: giornalisti di questa risma non sono così segugi…Qui c’è la manina di qualche zelante delatore della Israel lobby italiota. Tuttavia l’anonimo che ha scritto l’articolo del “Corriere” dovrebbe sapere che firmare un appello per Faurisson, in Italia non è (ancora) reato e perciò la polizia postale in questo caso non può eccepire un bel niente. Ecco dove arriva la faziosità: alla cialtroneria.

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