Pietro Balan: Gli ebrei e i pontefici nel Medio Evo

PIETRO BALAN: GLI EBREI E I PONTEFICI NEL MEDIO EVO

(Storia d’Italia di mons. Pietro Balan già sotto archivista della S. Sede. Seconda edizione aumentata e corretta dall’autore … Volume terzo, Modena, MDCCCXCIV, pp. 669-672)

LXIX. ‒ Diversamente dagli eretici la Chiesa trattava gli Ebrei, popolo infelice disperso pel mondo, abbietto nella miseria, spesso più abbietto nella ricchezza, guardato con orrore nei tempi di mezzo e per le usure e per i tristi modi usati ad arricchire, perpetua piaga di Israele.

Accusati di vari delitti, ma soprattutto invisi ai popoli per sordidezza, usure, superstizioni, perseguitati dai governi che spesso il danaro mal guadagnato facevano loro togliere con modi ingiusti e non di rado iniqui, gli ebrei furono meno sventurati in Italia dove aveano anche meno facilità di divenire flagello della società come lo erano in Inghilterra, in Germania, in Ungheria dove a quando a quando i popoli levavansi contro di loro e barbaramente vendicavano nel sangue le concussioni ed i ladrocini usurarii.

I Papi, tanto attenti ad impedire agli Ebrei di nuocere, altrettanto erano solleciti a proteggerli secondo voleva giustizia e carità; né per proteggere gli Ebrei lasciavasi preda loro la società cristiana.

Per ragioni giustissime fino dal 582 nel concilio di Matiscona erasi proibito di dare agli ebrei l’uffizio di giudici o di gabellieri sopra i Cristiani, né era concesso a quelli di aversi schiavi o servi cristiani, leggi confermate a Reims nel 630, a Toledo nel 633 e nel 656, a Pavia nell’850[1] e più largamente e solennemente nel Concilio Lateranense ecumenico del 1215, ove erasi pur provveduto contro le smodate usure che gli ebrei estorcevano e si era ordinato che essi vestissero abiti singolari che servissero a distinguerli, non per avvilirli ma per impedire che, fingendosi cristiani, come spesso facevano, ingannassero la gente; come dai pubblici uffizi tenevansi lontani perché «in quelli erano assai infesti ai Cristiani»[2].

Questa era dunque legittima difesa della società; ma la Chiesa, compiuto quel dovere, impedì la ingiusta offesa degli Ebrei. Nel 633 il Concilio di Toledo vietò i costringere gli Ebrei a farsi cristiani[3]; Alessandro II nel 1066 ringraziò i vescovi della Spagna perché li aveano protetti contro coloro che volevano sterminarli; Innocenzo III proibì severamente di costringerli al battesimo, di percuoterli, di disturbarli, di obbligarli a lavorare nelle loro feste e pronunziò scomunica contro chi violasse quella proibizione[4].

Onorio III, «seguendo l’esempio dei suoi predecessori Callisto, Eugenio, Alessandro, Clemente, Celestino, Innocenzo», prese gli Ebrei sotto la sua protezione, rinnovò le proibizioni fatte, pronunziò chi le violasse deposto dall’uffizio e scomunicato finché non riparasse l’offesa[5].

Onorio III stesso però rinnovò la proibizione di porli nei pubblici uffizi, perché «quando lo potevano, volentieri opprimevano i Cristiani»[6], e Gregorio IX, conosciuto come essi a forza facessero circoncidere i servi cristiani e commettessero iniquità d‘ogni sorta, nel 5 marzo del 1233 non tollerò più «che la perfidia ebraica male ripagasse la cristiana religione e questa fosse oppressa dal dominio dei perfidi, ed i redenti dal sangue di Cristo fossero schiavi di chi bestemmiava quel Sangue stesso»; ordinò si vegliasse sugli ebrei «perché non presumessero alzare il capo in contumelia del redentore»[7].

Però tutti i Papi e Gregorio IX e Innocenzo IV vegliarono perché anche i principi non abusassero di pretesti per opprimere li infelici, e nel 1247, Innocenzo li difese contro i principi e i potenti di Germania i quali inventavano accuse per rapirne i beni ed usurparseli[8].

E, quando i crociati tormentati dagli ebrei con orribili usure pel danaro prestato e i popoli, commossi dalla fama di uccisioni di bambini cristiani[9], infuriarono contro di loro in Aquitania ed altrove, Gregorio IX, al quale ricorsero gli infelici per protezione, folgorò gli «empi propositi» di uccidere gli ebrei, rimproverando ai rei di non aver pensato che «le testimonianze della fede cristiana uscirono quasi dai loro archivi e che per giudizio del profeta, quantunque numerosi e dispersi, le loro reliquie saranno salve un giorno perché Dio non respingerà perpetuamente il suo popolo».

Inutile, soggiungeva, velare l’orrore del macello colla maschera di virtù, collo zelo di farli battezzare; Cristo essere venuto a salvarci, ma perché egli ha misericordia di quelli che vuole, nessuno deve essere spinto per forza alla grazia del battesimo, accettandosi solo quelli che spontaneamente lo chieggono[10].

LXX. ‒ Ma gli Ebrei stessi erano scissi in due parti che si avversavano accanitamente a proposito del Talmud e di Moisè Maimonide; la superstizione popolare trattavali da maghi ed anche essi vi davano causa, accusandosi fra loro le Sinagoghe, gettandosi in faccia rimproveri che, raccolti dal volgo, facevano credere comuni le scellerate dottrine di una setta.

Che nel Talmud, compilazione rabbinica che pretende supplire il Vecchio Testamento e lo guasta e lo soffoca, siano molti e principii e dottrine e consigli e massime scellerate non può negarsi, singolarmente quando se ne conosca la edizione di Amsterdam una fra le poche non mutilate  difficile a trovarsi.

La prudenza rabbinica ha tolto omai molti di quei passi ai quali supplisce nelle scuole o colla viva voce; pure abbastanza resta da potere giudicare quella trista compilazione[11].

Sisto da Siena citò due passi che comandano di considerare e di trattare i cristiani come bestie e fanno lecito, quando si possa, l’assassinarli[12].

Gregorio IX ebbe in orrore e il Talmud e altri libri superstiziosi degli ebrei e, dopoché ebbe dato ordine che venissero esaminati diligentemente, comandò che, se contenessero veramente quanto si diceva, fossero distrutti[13].

Innocenzo IV prendendo sotto il nome di Talmud vari libri di talmudisti e di trattati superstiziosi, che uniti superavano di assai la mole della Bibbia, la disse «raccolta piena di bestemmie, di favole, di imbrogli, di stoltezze inaudite» che allontanarono gli stessi israeliti dalla legge e dai profeti, e ordinò venisse bruciata come già avea cominciato a fare S. Luigi re di Francia dopo averla data da esaminare alla università di Parigi[14].

 

[1] Cons. Matiscon. c. 13 et 16. – Concil. Rhem. c. 4 – Conc. Tolet. XIII, c. 7 – Conc. T. c. 20.

[2] Concil. Lateran. IV, Canon. 69.

[3] “De Iudaeis praecipit Sancta Synodus nemini deinceps ad credendum vim inferri” – Conc. Tolet. VIII, c. 56.

[4] Innocent. Regest. II, 302.

[5] Bullar. Rom. III, 330-331.

[6] “Libenter, cum possunt, opprimunt Christianos”, Bullar. Rom., III, 880.

[7] Gregorius: Regest. VI, 359 – Bullar. Rom. III, 479 et seq.

[8] “Ut eorum bona diripiant et usurpent, adversus ipsos impia consilia cogitantes et fingentes occasiones varias ac diversas” – Lib. V, ep. 28 – Raynaldus: Ann. 1247, § 84.

[9] Su questo veggansi fatti e testimonianze nella mia Storia di Gregorio IX. Vol. III, pag. 18-22.

[10] Gregorius: Reg. X, 212 e 213.

[11] Il Drach, ebreo convertito e dottissimo, nella sua opera: Du divorce ec.. Rome 1840 protestasi che «per amore di carità» non volea pubblicare «massime inumane e passi abominevoli» che sono nel Talmud e che oggi si sono fatti scomparire per prudenza. Veggansi però i trattati: Gnabodazara  [Aboda Zara]: fol. 4,v.  (in thochefot [tosafot]) fol. 10 v. (ibid.) fol. 26 v. – Sanhedrin: fol. 7 recto – Horiot: fol. II recto (in glossa yarrhi [Raschi] – Houlin [Holin]: fol. 13 v. – Baba kamma : fol. 117 r. – E lo stesso Maimonide: Dell’omicid. C. 4 § 10; Della idolatria, c. 10 § 1 – dei dottori ribelli, c. 3, § 1: annotaz. sulla Mischna del cap. 1 di Holin del Talmud ecc. Veggasi pure Sixtus Senensis: Biblioth. Sacra – Buxtorf: Lexicon Heb. cald.

[12] Sixtus Senensis: Bibliot. Sacra, p. 124, Parisis, 1610. I due passi sono Ordine IV, tratt. 4 e 9.

[13] Gli atti sono in Sbaralea: Bullar. Franciscan. I, 268 e 270.

[14] Bullar. Rom. III, 509.

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