<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: A proposito del discorso di Hannah Einbinder agli Emmy Awards 2025	</title>
	<atom:link href="https://www.andreacarancini.it/2025/09/a-proposito-del-discorso-di-hannah-einbinder-agli-emmy-awards-2025/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.andreacarancini.it/2025/09/a-proposito-del-discorso-di-hannah-einbinder-agli-emmy-awards-2025/</link>
	<description>Le ragioni del revisionismo</description>
	<lastBuildDate>Tue, 16 Sep 2025 17:33:53 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>
	<item>
		<title>
		Di: Claudio Antonelli		</title>
		<link>https://www.andreacarancini.it/2025/09/a-proposito-del-discorso-di-hannah-einbinder-agli-emmy-awards-2025/#comment-216360</link>

		<dc:creator><![CDATA[Claudio Antonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 17:33:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.andreacarancini.it/?p=16952#comment-216360</guid>

					<description><![CDATA[L’esempio degli ebrei che nei millenni hanno conservato la propria identità pur vivendo “all’estero” (estero rispetto a Israele, la loro patria mitica divenuta solo di recente stato nazionale) incoraggia i trapiantati di altra origine a cercare di far valere una loro identità imperitura, distinta da quella del popolo del paese in cui vivono e in cui sono nati i loro figli e nipoti. Tra gli immigrati italiani del Canada io ho udito tante volte la frase: “Anche noi dobbiamo fare come gli ebrei...” 
 La realtà è che la nostra identità di trapiantati è profondamente dissimile da  quella degli ebrei.  Il nostro Dio non accorda privilegi particolari al popolo dello stivale. Al centro della nostra religione, delle nostre preghiere non vi sono i miti di Roma, caput mundi, connessi ad una storia intesa in chiave messianica. 
Noi italiani non possediamo un’identità transnazionale capace di darci il senso di un comune destino italiano nel paese in cui ci troviamo a vivere da espatriati. La terra di nascita ha per noi e per i nostri figli un valore cruciale. In breve: per gli italiani, l’identità nazionale non deriva dalla religione.   Noi non siamo stati preparati né dalla storia, né dai miti, né dai dogmi a vivere secondo una formula di tipo tribale in cui l’identità collettiva è strettamente collegata alla missione che un dio nazionalista ci avrebbe affidato perché superiori, noi, al resto dell’umanità.
Se tra gli italici fosse invalso il tribalismo, nella penisola si sarebbe  rimasti all’epoca dei conflitti tra Romani, Sabini, Etruschi, Frentani, Umbri,  Marsi, Lucani, Sanniti, Bruzi, Mamertini...
Tra gli islamici delle varie diaspore, presenti in Europa, l’invito a “fare come gli ebrei”, ossia a restare nei secoli fedeli alla Legge – nel caso loro alla Sharia – non dovrebbe trovare animi del tutto ostili. L’Islam, infatti, per il suo carattere politico e transnazionale è molto distante dalla concezione nazionale, strettamente territoriale, di Mazzini o di Cavour.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’esempio degli ebrei che nei millenni hanno conservato la propria identità pur vivendo “all’estero” (estero rispetto a Israele, la loro patria mitica divenuta solo di recente stato nazionale) incoraggia i trapiantati di altra origine a cercare di far valere una loro identità imperitura, distinta da quella del popolo del paese in cui vivono e in cui sono nati i loro figli e nipoti. Tra gli immigrati italiani del Canada io ho udito tante volte la frase: “Anche noi dobbiamo fare come gli ebrei&#8230;”<br />
 La realtà è che la nostra identità di trapiantati è profondamente dissimile da  quella degli ebrei.  Il nostro Dio non accorda privilegi particolari al popolo dello stivale. Al centro della nostra religione, delle nostre preghiere non vi sono i miti di Roma, caput mundi, connessi ad una storia intesa in chiave messianica.<br />
Noi italiani non possediamo un’identità transnazionale capace di darci il senso di un comune destino italiano nel paese in cui ci troviamo a vivere da espatriati. La terra di nascita ha per noi e per i nostri figli un valore cruciale. In breve: per gli italiani, l’identità nazionale non deriva dalla religione.   Noi non siamo stati preparati né dalla storia, né dai miti, né dai dogmi a vivere secondo una formula di tipo tribale in cui l’identità collettiva è strettamente collegata alla missione che un dio nazionalista ci avrebbe affidato perché superiori, noi, al resto dell’umanità.<br />
Se tra gli italici fosse invalso il tribalismo, nella penisola si sarebbe  rimasti all’epoca dei conflitti tra Romani, Sabini, Etruschi, Frentani, Umbri,  Marsi, Lucani, Sanniti, Bruzi, Mamertini&#8230;<br />
Tra gli islamici delle varie diaspore, presenti in Europa, l’invito a “fare come gli ebrei”, ossia a restare nei secoli fedeli alla Legge – nel caso loro alla Sharia – non dovrebbe trovare animi del tutto ostili. L’Islam, infatti, per il suo carattere politico e transnazionale è molto distante dalla concezione nazionale, strettamente territoriale, di Mazzini o di Cavour.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>
