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	Commenti a: Gian Pio Mattogno: I non ebrei sono animali in forma di uomo	</title>
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	<description>Le ragioni del revisionismo</description>
	<lastBuildDate>Thu, 01 May 2025 10:51:42 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Giusto Bresciani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giusto Bresciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 May 2025 10:51:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Consapevole di camminare sulle uova anzi su un terreno minato, oso chiedere:
come mai non esiste una parola per designare l&#039;esclusione che gli ebrei praticano verso
i non ebrei? Esclusione, separatismo, isolazionismo, differenzialismo, sciovinismo,
nazionalismo, etnocentrismo, xenofobia, autosegregazione sono al cuore dell’identità
ebraica; lo sono da migliaia di anni, esplicitamente sanciti dalla religione di questo popolo che si ritiene, per diritto divino, superiore a tutti gli altri popoli, e che coltiva la purezza del proprio sangue attraverso l&#039;endogamia, e che avversa con tutte le fibre del corpo e dell&#039;anima la contaminazione che l&#039;esogamia farebbe invece irrompere nelle proprie vene.
È inspiegabile quest&#039;assenza nel nostro dizionario di una parola appropriata
identificante lo spirito di esclusione che anima gli ebrei nei confronti dei non ebrei.
Spirito di esclusione (“distinzione e divisione” lo chiama Benedetto Croce) che è
dettato da un senso di superiorità di storia, di valori, di destino, di cultura, di
genealogia, di identità, di sangue nei nostri confronti. Ripeto il concetto: non esiste un
vocabolo ad hoc che identifichi l’isolazionismo, il separatismo, lo sciovinismo, l’etnocentrismo, l&#039;esclusione che gli ebrei, in maggioranza, coltivano come sentimentoe come pratica di vita verso gli altri - noialtri, gentili o goyim - esclusione che è l&#039;essenza stessa della loro religione.
La studiosa francese Katell Berthelot, autentica autorità in fatto di ebrei e di antisemitismo, in particolare nel periodo precristiano, si è soffermata sull’accusa di “misantropia” che veniva rivolta agli ebrei nei tempi antichi. Un’accusa non balzana, poiché basata sull’asocialità degli ebrei, attestata in particolare dal loro rifiuto di “spezzare il pane” con gli altri, ossia di sedersi a tavola con loro. Ma da quei tempi il termine misantropia non viene piu’ usato nei confronti degli ebrei. Il vocabolario continua pertanto ad essere occupato dal termine antisemitismo, termine recente ma fatto valere retroattivamente, addirittura per un paio di millenni, mentre il contrapposto termine misantropia, usato un tempo nei loro confronti, è misteriosamente scomparso un paio di millenni or sono.
È cruciale, secondo me, rendersi conto di questo condizionamento logico che noi
subiamo attraverso la manipolazione del vocabolario. Ma su questo tema è pericoloso
soffermarsi, pena, appunto, la paralizzante accusa di antisemitismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Consapevole di camminare sulle uova anzi su un terreno minato, oso chiedere:<br />
come mai non esiste una parola per designare l&#8217;esclusione che gli ebrei praticano verso<br />
i non ebrei? Esclusione, separatismo, isolazionismo, differenzialismo, sciovinismo,<br />
nazionalismo, etnocentrismo, xenofobia, autosegregazione sono al cuore dell’identità<br />
ebraica; lo sono da migliaia di anni, esplicitamente sanciti dalla religione di questo popolo che si ritiene, per diritto divino, superiore a tutti gli altri popoli, e che coltiva la purezza del proprio sangue attraverso l&#8217;endogamia, e che avversa con tutte le fibre del corpo e dell&#8217;anima la contaminazione che l&#8217;esogamia farebbe invece irrompere nelle proprie vene.<br />
È inspiegabile quest&#8217;assenza nel nostro dizionario di una parola appropriata<br />
identificante lo spirito di esclusione che anima gli ebrei nei confronti dei non ebrei.<br />
Spirito di esclusione (“distinzione e divisione” lo chiama Benedetto Croce) che è<br />
dettato da un senso di superiorità di storia, di valori, di destino, di cultura, di<br />
genealogia, di identità, di sangue nei nostri confronti. Ripeto il concetto: non esiste un<br />
vocabolo ad hoc che identifichi l’isolazionismo, il separatismo, lo sciovinismo, l’etnocentrismo, l&#8217;esclusione che gli ebrei, in maggioranza, coltivano come sentimentoe come pratica di vita verso gli altri &#8211; noialtri, gentili o goyim &#8211; esclusione che è l&#8217;essenza stessa della loro religione.<br />
La studiosa francese Katell Berthelot, autentica autorità in fatto di ebrei e di antisemitismo, in particolare nel periodo precristiano, si è soffermata sull’accusa di “misantropia” che veniva rivolta agli ebrei nei tempi antichi. Un’accusa non balzana, poiché basata sull’asocialità degli ebrei, attestata in particolare dal loro rifiuto di “spezzare il pane” con gli altri, ossia di sedersi a tavola con loro. Ma da quei tempi il termine misantropia non viene piu’ usato nei confronti degli ebrei. Il vocabolario continua pertanto ad essere occupato dal termine antisemitismo, termine recente ma fatto valere retroattivamente, addirittura per un paio di millenni, mentre il contrapposto termine misantropia, usato un tempo nei loro confronti, è misteriosamente scomparso un paio di millenni or sono.<br />
È cruciale, secondo me, rendersi conto di questo condizionamento logico che noi<br />
subiamo attraverso la manipolazione del vocabolario. Ma su questo tema è pericoloso<br />
soffermarsi, pena, appunto, la paralizzante accusa di antisemitismo.</p>
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