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	Commenti a: Félix Vernet: La Chiesa e la polemica antigiudaica	</title>
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	<description>Le ragioni del revisionismo</description>
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		Di: Claudio Antonelli		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Antonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Apr 2025 23:24:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sulla &quot;Legge&quot; ebraica

 Il grande intellettuale, romanziere, storico israeliano Avraham B. Yehoshua, in “Israel, un examen moral”, afferma che “i principi alla base dell’odio contro gli ebrei sono enunciati con una chiarezza, una precisione, una concisione sorprendenti”. Dove? Nel “libro d’Esther” (Antico Testamento), scritto tra il 400 e il 200 prima di Cristo. Ecco il passo significativo: Aman dichiarò al re Xerxsès (Ahasuerus): “C’è un popolo separato e disperso fra i popoli di tutte le provincie del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo, e che non osserva le leggi del re; non è quindi interesse del re tollerarli. Se aggrada al re, che si ordini per iscritto di farli perire”. Aman, in sostanza, denunciava più di due mila anni fa l’idea, anche in quei tempi inaccettabile, dello “stato nello stato”. Yehoshua conclude: “Questo è il fondamento dell’antisemitismo secondo la dottrina sionista; questa è la sua radice; né la gelosia, né il cristianesimo, né l’Islam, né la posizione di intermediario economico, né l’eccellenza universitaria, né l’arcaismo religioso nei ghetti, ma il fatto stesso della dispersione, dell’estraneità, del carattere alloctono, della differenza, dell’assenza di limiti di cui fanno a meno gli ebrei e che poteva, in determinate circostanze, suscitare nei loro confronti un’ostilità omicida da parte dei popoli che li avevano accolti”.
Yehoshua accusa gli ebrei di violare la reciprocità: “Nelle nostre relazioni con le nazioni del mondo, noi violiamo un principio di reciprocità”. Se infatti le altre nazioni avessero associato “una appartenenza religiosa ad una appartenenza nazionale specifica, noi non avremmo avuto modo di esigere uno status civico e nazionale tra loro, e tutti gli ebrei avrebbero dovuto abbandonare la diaspora e tornare in Israele”. Non è normale per una nazione tollerare una presenza antinazionale. “L’appartenenza a una nazione è incondizionata, allo stesso titolo che i legami familiari”, “neppure a un traditore non si può revocare l’appartenenza nazionale”. Ma gli ebrei hanno fatto quasi sempre scacco all’obbligo dell’adesione al paese da cui venivano accolti.
La Legge ebraica è molto di più che una normale legge. Essa investe l’intero essere umano, anche nei gesti quotidiani. Spinosa, citato da Bernard Lazare, precisa che le leggi di Dio non erano destinate all’intera umanità: “le leggi rivelate da Dio a Mosè non erano altro che leggi per il governo speciale degli ebrei”. Questa Legge, precisa Lazare, “prescriveva loro anche norme di igiene e di moralità; non solo designò il territorio dove dovevano essere offerti i sacrifici, ma determinò anche il modo in cui quel territorio doveva essere governato. Ciascuna delle leggi date, siano esse agrarie, civili, profilattiche, teologiche o morali, procedeva dalla stessa autorità, sicché tutti questi codici formavano un tutto, un sistema rigoroso al quale nulla si poteva togliere per paura del sacrilegio”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sulla &#8220;Legge&#8221; ebraica</p>
<p> Il grande intellettuale, romanziere, storico israeliano Avraham B. Yehoshua, in “Israel, un examen moral”, afferma che “i principi alla base dell’odio contro gli ebrei sono enunciati con una chiarezza, una precisione, una concisione sorprendenti”. Dove? Nel “libro d’Esther” (Antico Testamento), scritto tra il 400 e il 200 prima di Cristo. Ecco il passo significativo: Aman dichiarò al re Xerxsès (Ahasuerus): “C’è un popolo separato e disperso fra i popoli di tutte le provincie del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo, e che non osserva le leggi del re; non è quindi interesse del re tollerarli. Se aggrada al re, che si ordini per iscritto di farli perire”. Aman, in sostanza, denunciava più di due mila anni fa l’idea, anche in quei tempi inaccettabile, dello “stato nello stato”. Yehoshua conclude: “Questo è il fondamento dell’antisemitismo secondo la dottrina sionista; questa è la sua radice; né la gelosia, né il cristianesimo, né l’Islam, né la posizione di intermediario economico, né l’eccellenza universitaria, né l’arcaismo religioso nei ghetti, ma il fatto stesso della dispersione, dell’estraneità, del carattere alloctono, della differenza, dell’assenza di limiti di cui fanno a meno gli ebrei e che poteva, in determinate circostanze, suscitare nei loro confronti un’ostilità omicida da parte dei popoli che li avevano accolti”.<br />
Yehoshua accusa gli ebrei di violare la reciprocità: “Nelle nostre relazioni con le nazioni del mondo, noi violiamo un principio di reciprocità”. Se infatti le altre nazioni avessero associato “una appartenenza religiosa ad una appartenenza nazionale specifica, noi non avremmo avuto modo di esigere uno status civico e nazionale tra loro, e tutti gli ebrei avrebbero dovuto abbandonare la diaspora e tornare in Israele”. Non è normale per una nazione tollerare una presenza antinazionale. “L’appartenenza a una nazione è incondizionata, allo stesso titolo che i legami familiari”, “neppure a un traditore non si può revocare l’appartenenza nazionale”. Ma gli ebrei hanno fatto quasi sempre scacco all’obbligo dell’adesione al paese da cui venivano accolti.<br />
La Legge ebraica è molto di più che una normale legge. Essa investe l’intero essere umano, anche nei gesti quotidiani. Spinosa, citato da Bernard Lazare, precisa che le leggi di Dio non erano destinate all’intera umanità: “le leggi rivelate da Dio a Mosè non erano altro che leggi per il governo speciale degli ebrei”. Questa Legge, precisa Lazare, “prescriveva loro anche norme di igiene e di moralità; non solo designò il territorio dove dovevano essere offerti i sacrifici, ma determinò anche il modo in cui quel territorio doveva essere governato. Ciascuna delle leggi date, siano esse agrarie, civili, profilattiche, teologiche o morali, procedeva dalla stessa autorità, sicché tutti questi codici formavano un tutto, un sistema rigoroso al quale nulla si poteva togliere per paura del sacrilegio”.</p>
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