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	Commenti a: Vincenzo Vinciguerra: Il tribunale della storia	</title>
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	<description>Le ragioni del revisionismo</description>
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		Di: MAURIZIO BAROZZI		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[MAURIZIO BAROZZI]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2022 06:33:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per prima cosa un saluto a Vincenzo Vinciguerra  che noi ex della Federazione Nazionale Combattenti RSI abbiamo sempre stimato. Oggi tra gli epigoni di una certa area ci si difende dando a Vincenzo del matto, ma vorrei ricordare che certe accuse di subalternità ai Servizi che Vincenzo  ha elevato, le intuivamo perfettamente anche noi negli anni ’60 e ’70, sebbene al tempo non potevamo conoscere dettagli e particolari e ancora non si erano verificate certe stragi. 
Non ci voleva però molto per capire che i dirigenti di AN e ON erano sotto controllo dei Servizi i quali a loro volta erano subordinati agli alti comandi Nato. Che si trattasse di furfanti dediti a ingannare i loro seguaci lo sapevamo bene, che fossero anche capaci di macchiarsi le mani di sangue italiano era però difficile immaginarlo. 
E veniamo alla strage di Brescia.
Questa strage ha un sottofondo ambiguo. Certamente alla manovalanza che l’ha compiuta fu fatto credere che avrebbe spinto il Pci ad una reazione e quindi avrebbe innescato i presupposti per uno stato di emergenza, ma al tempo, diversamente dal 1969, i presupposti per ottenere questi risultati non c’erano. 
 Non ci vuole molto a capire che a partire da Brescia, al di là dei suoi autori, ora gli attentati stragisti avrebbero contribuito ad accelerare quella “modernizzazione progressista” del paese nello spostamento verso una sinistra gradita al “capitalismo illumminato” e che con Berlinguer si stava sganciando da Mosca e lì a poco avrebbe accettato anche la Nato (anche se non era ancora “maturo” per portarlo al governo), tutti cambiamenti che stavano, guarda caso, per verificarsi nella politica internazionale degli Stati Uniti post Nixon.
Chi ideò di porre una bomba a Brescia il 24 maggio 1974 ad un comizio sindacale antifascista, era ben conscio che morti e feriti sarebbero stati addebitati alla destra “neofascista”, visto che oramai da tempo: 
a)	erano in corso tutta una serie di inchieste, procedimenti giudiziari, arresti e così via nell’ambito dell’estremismo di destra da più parti ritenuto responsabile per Piazza Fontana ed erano note a tutti le pagliacciate del cosiddetto “Golpe Borghese” ridicolizzato persino in un film di Moniceli;
b)	 l’anno precedente era stato preso un neofascista, “Nico Azzi”, che nella toilette  di un treno  gli era scoppiato un detonatore in mano, mentre cercava di innescare una bomba da accollare ai “rossi;
c)	 si era inoltre appena avuta la grande ed epocale vittoria elettorale delle forze progressiste nel referendum sul divorzio e soprattutto,
d)	dopo che pochi giorni prima un ragazzo della destra “neofascista”, Silvio Ferrari, era saltato per aria a causa dell’esplosivo che trasportava. 
e)	la magistratura diceva di aver appena smantellato iniziative di Golpe “bianchi”.
E proprio questo accadde, perché da quell’attentato così palesemente tinto di “nero”, se ne avvantaggiarono subito le sinistre e oltretutto, in quattro e quattr’otto, vennero anche facilmente chiusi dai sindacati contratti di lavoro che andavano avanti da tempo e come ricorda Vincenzo, pochi giorni dopo, per la prima volta vennero ammessi a sfilare nella parata militare del 2 giugno, reparti partigiani. 
Ora il dubbio che si presenta è quello di capire se ON del triveneto che ha organizzato la Strage erano dei completi dementi a non rendersi conto di quello che sarebbe accaduto o erano doppiamente infami, perché innescavano avvenimenti che di li a poco avrebbero travolto il loro stesso ambiente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per prima cosa un saluto a Vincenzo Vinciguerra  che noi ex della Federazione Nazionale Combattenti RSI abbiamo sempre stimato. Oggi tra gli epigoni di una certa area ci si difende dando a Vincenzo del matto, ma vorrei ricordare che certe accuse di subalternità ai Servizi che Vincenzo  ha elevato, le intuivamo perfettamente anche noi negli anni ’60 e ’70, sebbene al tempo non potevamo conoscere dettagli e particolari e ancora non si erano verificate certe stragi.<br />
Non ci voleva però molto per capire che i dirigenti di AN e ON erano sotto controllo dei Servizi i quali a loro volta erano subordinati agli alti comandi Nato. Che si trattasse di furfanti dediti a ingannare i loro seguaci lo sapevamo bene, che fossero anche capaci di macchiarsi le mani di sangue italiano era però difficile immaginarlo.<br />
E veniamo alla strage di Brescia.<br />
Questa strage ha un sottofondo ambiguo. Certamente alla manovalanza che l’ha compiuta fu fatto credere che avrebbe spinto il Pci ad una reazione e quindi avrebbe innescato i presupposti per uno stato di emergenza, ma al tempo, diversamente dal 1969, i presupposti per ottenere questi risultati non c’erano.<br />
 Non ci vuole molto a capire che a partire da Brescia, al di là dei suoi autori, ora gli attentati stragisti avrebbero contribuito ad accelerare quella “modernizzazione progressista” del paese nello spostamento verso una sinistra gradita al “capitalismo illumminato” e che con Berlinguer si stava sganciando da Mosca e lì a poco avrebbe accettato anche la Nato (anche se non era ancora “maturo” per portarlo al governo), tutti cambiamenti che stavano, guarda caso, per verificarsi nella politica internazionale degli Stati Uniti post Nixon.<br />
Chi ideò di porre una bomba a Brescia il 24 maggio 1974 ad un comizio sindacale antifascista, era ben conscio che morti e feriti sarebbero stati addebitati alla destra “neofascista”, visto che oramai da tempo:<br />
a)	erano in corso tutta una serie di inchieste, procedimenti giudiziari, arresti e così via nell’ambito dell’estremismo di destra da più parti ritenuto responsabile per Piazza Fontana ed erano note a tutti le pagliacciate del cosiddetto “Golpe Borghese” ridicolizzato persino in un film di Moniceli;<br />
b)	 l’anno precedente era stato preso un neofascista, “Nico Azzi”, che nella toilette  di un treno  gli era scoppiato un detonatore in mano, mentre cercava di innescare una bomba da accollare ai “rossi;<br />
c)	 si era inoltre appena avuta la grande ed epocale vittoria elettorale delle forze progressiste nel referendum sul divorzio e soprattutto,<br />
d)	dopo che pochi giorni prima un ragazzo della destra “neofascista”, Silvio Ferrari, era saltato per aria a causa dell’esplosivo che trasportava.<br />
e)	la magistratura diceva di aver appena smantellato iniziative di Golpe “bianchi”.<br />
E proprio questo accadde, perché da quell’attentato così palesemente tinto di “nero”, se ne avvantaggiarono subito le sinistre e oltretutto, in quattro e quattr’otto, vennero anche facilmente chiusi dai sindacati contratti di lavoro che andavano avanti da tempo e come ricorda Vincenzo, pochi giorni dopo, per la prima volta vennero ammessi a sfilare nella parata militare del 2 giugno, reparti partigiani.<br />
Ora il dubbio che si presenta è quello di capire se ON del triveneto che ha organizzato la Strage erano dei completi dementi a non rendersi conto di quello che sarebbe accaduto o erano doppiamente infami, perché innescavano avvenimenti che di li a poco avrebbero travolto il loro stesso ambiente.</p>
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