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	Commenti a: L&#8217;affondamento della Gustloff: un crimine di guerra tuttora sottaciuto	</title>
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	<description>Le ragioni del revisionismo</description>
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		<title>
		Di: a.carancini		</title>
		<link>https://www.andreacarancini.it/2009/12/laffondamento-della-gustloff-un-crimine/#comment-713</link>

		<dc:creator><![CDATA[a.carancini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 13:14:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie del gentilissimo contributo!]]></description>
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		<title>
		Di: ricciardetto		</title>
		<link>https://www.andreacarancini.it/2009/12/laffondamento-della-gustloff-un-crimine/#comment-711</link>

		<dc:creator><![CDATA[ricciardetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 13:00:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[( terza parte)[…] Nella fosca oscurità della notte invernale  galleggiano numerose figure silenziose sorrette dalle cintura di salvataggio. Anche bambini. […] Per quanto tempo potranno resistere a quel freddo?Intorno ai pochi battellini e alle scialuppe scende sempre più il silenzio. Naufraghi che si tengono a galla con la cintura, muoiono in numero sempre maggiore, vittime del freddo e dello sfinimento. Ma quando arriva la salvezza? La T36 al comando del capitano Robert Hering avanza a motori spenti fra un mare di teste. Dai fianchi della torpediniera sono state calate larghe reti, ma le donne e i bambini in acqua non sono quasi più in grado di muoversi, non possono più arrampicarsi a bordo.  I giovani marinai della T 36 scendono fino agli ultimi gradini di corda, con l’acqua che arriva ai fianchi, afferrano i naufraghi che passano accanto a loro, li legano a una corda con la quale vengono issati in coperta.[…]Fra i pochi uomini a bordo della T 36, che non possono direttamente partecipare all’azione di salvataggio, c’è il comandante, capitano Hering, che dal ponte governa con i nervi tesi in quanto il suo localizzatore ha rivelato  il sommergibile sovietico a tre kilometri di distanza. I russi cercano di ottenere una posizione adatta per il lancio, ma Hering continua a girare verso di loro la prua o la poppa della sua snella unità, in modo da non offrire sufficiente superficie di mira per un prezioso siluro. Ma ecco che viene annunciato: - Altro rumore a novanta gradi!&lt;br /&gt;Un altro sommergibile sovietico dirige verso la posizione di affondamento!Il comandante però non può manovrare in modo da sfuggire a due nemici e quindi prende una fulminea decisione. E’ la più grave della sua vita.-Interrompere l’azione di salvataggio! Le due macchine a ventun nodi, forza a dritta! –grida. La torpediniera vira e non appena riprende la corsa, due strisce scintillanti le passano vicino a dritta. Gli uomini sul ponte si guardano per un istante in silenzio. Questi due siluri avrebbero colato a picco anche la T 36…  Con a bordo duecento uomini di equipaggio, duecentocinquanta profughi di Danzica e cinquecentosessantaquattro recuperati dalla catastrofe del “ Gustloff”, la torpediniera che stazza solo seicento tonnellate, naviga a tutta velocità. Il capitano Hering sa che tutte le navi che si trovano nelle vicinanze stanno intanto accorrendo sul posto del naufragio. &lt;br /&gt;Le navi che sono intervenute nel salvataggio, fra cui oltre alle due torpediniere “ Lowe” e la “ T 36”,il cacciatorpediniere 19, la “ Gottingen”, la TS II e il dragamine M341, approdano il giorno seguente alla loro base e trasmettono via radio il numero dei recuperati. Dal 31 gennaio 1945 esiste quindi “ l’elenco caduti ”Wilhelm Gustloff””. Il numero delle persone imbarcate  sul piroscafo della “ Kraft durch Freude “ si aggirava sulle 6.100 - 6.300 quando   salpò il 30 gennaio da Gotenhafen. Queste sono le cifra autentiche. L’elenco dei superstiti comprende 904 nomi, ma anche di questi molti dovettero essere cancellati e trascritti nell’elenco dei deceduti:  infatti, parecchie erano state le vittime della catastrofe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Qui  termina la mia trascrizione , che riporta fedelmente solo alcuni estratti della trattazione dell’opera sopra menzionata).&lt;br /&gt;Germano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>( terza parte)[…] Nella fosca oscurità della notte invernale  galleggiano numerose figure silenziose sorrette dalle cintura di salvataggio. Anche bambini. […] Per quanto tempo potranno resistere a quel freddo?Intorno ai pochi battellini e alle scialuppe scende sempre più il silenzio. Naufraghi che si tengono a galla con la cintura, muoiono in numero sempre maggiore, vittime del freddo e dello sfinimento. Ma quando arriva la salvezza? La T36 al comando del capitano Robert Hering avanza a motori spenti fra un mare di teste. Dai fianchi della torpediniera sono state calate larghe reti, ma le donne e i bambini in acqua non sono quasi più in grado di muoversi, non possono più arrampicarsi a bordo.  I giovani marinai della T 36 scendono fino agli ultimi gradini di corda, con l’acqua che arriva ai fianchi, afferrano i naufraghi che passano accanto a loro, li legano a una corda con la quale vengono issati in coperta.[…]Fra i pochi uomini a bordo della T 36, che non possono direttamente partecipare all’azione di salvataggio, c’è il comandante, capitano Hering, che dal ponte governa con i nervi tesi in quanto il suo localizzatore ha rivelato  il sommergibile sovietico a tre kilometri di distanza. I russi cercano di ottenere una posizione adatta per il lancio, ma Hering continua a girare verso di loro la prua o la poppa della sua snella unità, in modo da non offrire sufficiente superficie di mira per un prezioso siluro. Ma ecco che viene annunciato: &#8211; Altro rumore a novanta gradi!<br />Un altro sommergibile sovietico dirige verso la posizione di affondamento!Il comandante però non può manovrare in modo da sfuggire a due nemici e quindi prende una fulminea decisione. E’ la più grave della sua vita.-Interrompere l’azione di salvataggio! Le due macchine a ventun nodi, forza a dritta! –grida. La torpediniera vira e non appena riprende la corsa, due strisce scintillanti le passano vicino a dritta. Gli uomini sul ponte si guardano per un istante in silenzio. Questi due siluri avrebbero colato a picco anche la T 36…  Con a bordo duecento uomini di equipaggio, duecentocinquanta profughi di Danzica e cinquecentosessantaquattro recuperati dalla catastrofe del “ Gustloff”, la torpediniera che stazza solo seicento tonnellate, naviga a tutta velocità. Il capitano Hering sa che tutte le navi che si trovano nelle vicinanze stanno intanto accorrendo sul posto del naufragio. <br />Le navi che sono intervenute nel salvataggio, fra cui oltre alle due torpediniere “ Lowe” e la “ T 36”,il cacciatorpediniere 19, la “ Gottingen”, la TS II e il dragamine M341, approdano il giorno seguente alla loro base e trasmettono via radio il numero dei recuperati. Dal 31 gennaio 1945 esiste quindi “ l’elenco caduti ”Wilhelm Gustloff””. Il numero delle persone imbarcate  sul piroscafo della “ Kraft durch Freude “ si aggirava sulle 6.100 &#8211; 6.300 quando   salpò il 30 gennaio da Gotenhafen. Queste sono le cifra autentiche. L’elenco dei superstiti comprende 904 nomi, ma anche di questi molti dovettero essere cancellati e trascritti nell’elenco dei deceduti:  infatti, parecchie erano state le vittime della catastrofe.</p>
<p>(Qui  termina la mia trascrizione , che riporta fedelmente solo alcuni estratti della trattazione dell’opera sopra menzionata).<br />Germano</p>
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		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.andreacarancini.it/2009/12/laffondamento-della-gustloff-un-crimine/#comment-709</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 10:16:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[( Parte seconda)Il comandante ha deciso di continuare la navigazione  per il mar Baltico anche perché  il tempo burrascoso e la foschia sembrano offrire una buone protezione dagli attacchi aerei e subacquei. Per uscire più presto possibile dalla zona pericolosa  nelle vicinanze della baia di Danzica. Il “Gustloff” rinuncia a zigzagare e dirige direttamente su Kiel.&lt;br /&gt;Le persone si sono sistemate dappertutto: nelle cabine, nei saloni e nei corridoi della nave. Molti si sono spogliati malgrado gli ammonimenti del comando. Solo pochi indossano la scomoda cintura. La nave grigia avanza  con le luci schermate verso la posizione in cui la morte è in agguato. &lt;br /&gt;Alle 21,16 una forte detonazione sveglia i passeggeri del “ Gustloff”. Lo scrosciare di una norme ondata soffoca le grida. Un secondo colpo scrolla la nave. E ancora un terzo. &lt;br /&gt;L’unica speranza dei seimila passeggeri è ora nelle mani dei marconisti di bordo, ma costoro fissano pallidissimi il loro apparecchio. I forti spostamenti d’aria e le scosse  provocate dalle tre esplosioni hanno distrutto le valvole delle trasmittenti come se queste avessero ricevuto un pugno.   Improvvisamente il capo marconista si precipita fuori. – L’apparecchio a onde ultra corte sul ponte!- grida sollevato. I suoi uomini balzano in piedi e lo seguono correndo, pochi secondi dopo una voce annuncia nell’etere:”  Piroscafo “ Wilhelm Gustloff”   colpito da tre siluri- dodici miglia al traverso di  Stolpmunde- salvateci- affondiamo- seimila passeggeri- salvateci- affondiamo- Piroscafo “ Wilhelm Gustloff” – seimila passeggeri- affondiamo.&lt;br /&gt;Solo donne e bambini nelle scialuppe! – gridano i marinai e gli ufficiali. Ma anche gli uomini sono in preda a una paura mortale, che toglie loro la ragione. Anch’essi si precipitano verso le sentinelle, vogliono gettarsi nelle scialuppe salvatrici. A un tratto si odono i primi colpi, i primi uomini cadono morti o feriti.&lt;br /&gt;E’ già trascorsa più di mezz’ora da quando il “Gustloff” è stato colpito da tre siluri, nello scafo  a prua, nella piscina e nel salone macchine. Poiché la nave non è ancora affondata i passeggeri cominciano a sperare. I disperati si tranquillizzano, si ritirano in gran parte dal gelido ponte scoperto in quello a vetrate. &lt;br /&gt;Le creste di schiuma delle onde che avanzano fragorosamente non si infrangono più contro la prua, ma scorrono sulla parte avanzata del ponte. La nave è già affondata di sette metri. &lt;br /&gt;Anche il marconista al suo posto solitario sa che si avvicina la fine. Trasmette ancora una volta nell’etere  la posizione della nave che affonda. Le ultime sue parole sono: -ci congediamo … nella morte! &lt;br /&gt;Come accese da una mano invisibile tutte le luci e i riflettori ardono sulla nave che affonda. Nello stesso istante comincia a ululare la sirena della ciminiera, il cui suono è echeggiato tante volte sul mare in segno di saluto e di commiato. Ma ora la sirena ulula come un animale ferito in preda a mortale paura. Lo scafo gigantesco del “ Gustloff” si inclina di fianco , come in agonia, facendo  ruzzolare le persone sui ponti. Le masse d’acqua soffocano gorgogliando l’urlo della sirena. &lt;br /&gt;In pochi secondi il “ Wilhelm Gustloff” affonda, trascinando con se nella morte oltre duemila persone.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>( Parte seconda)Il comandante ha deciso di continuare la navigazione  per il mar Baltico anche perché  il tempo burrascoso e la foschia sembrano offrire una buone protezione dagli attacchi aerei e subacquei. Per uscire più presto possibile dalla zona pericolosa  nelle vicinanze della baia di Danzica. Il “Gustloff” rinuncia a zigzagare e dirige direttamente su Kiel.<br />Le persone si sono sistemate dappertutto: nelle cabine, nei saloni e nei corridoi della nave. Molti si sono spogliati malgrado gli ammonimenti del comando. Solo pochi indossano la scomoda cintura. La nave grigia avanza  con le luci schermate verso la posizione in cui la morte è in agguato. <br />Alle 21,16 una forte detonazione sveglia i passeggeri del “ Gustloff”. Lo scrosciare di una norme ondata soffoca le grida. Un secondo colpo scrolla la nave. E ancora un terzo. <br />L’unica speranza dei seimila passeggeri è ora nelle mani dei marconisti di bordo, ma costoro fissano pallidissimi il loro apparecchio. I forti spostamenti d’aria e le scosse  provocate dalle tre esplosioni hanno distrutto le valvole delle trasmittenti come se queste avessero ricevuto un pugno.   Improvvisamente il capo marconista si precipita fuori. – L’apparecchio a onde ultra corte sul ponte!- grida sollevato. I suoi uomini balzano in piedi e lo seguono correndo, pochi secondi dopo una voce annuncia nell’etere:”  Piroscafo “ Wilhelm Gustloff”   colpito da tre siluri- dodici miglia al traverso di  Stolpmunde- salvateci- affondiamo- seimila passeggeri- salvateci- affondiamo- Piroscafo “ Wilhelm Gustloff” – seimila passeggeri- affondiamo.<br />Solo donne e bambini nelle scialuppe! – gridano i marinai e gli ufficiali. Ma anche gli uomini sono in preda a una paura mortale, che toglie loro la ragione. Anch’essi si precipitano verso le sentinelle, vogliono gettarsi nelle scialuppe salvatrici. A un tratto si odono i primi colpi, i primi uomini cadono morti o feriti.<br />E’ già trascorsa più di mezz’ora da quando il “Gustloff” è stato colpito da tre siluri, nello scafo  a prua, nella piscina e nel salone macchine. Poiché la nave non è ancora affondata i passeggeri cominciano a sperare. I disperati si tranquillizzano, si ritirano in gran parte dal gelido ponte scoperto in quello a vetrate. <br />Le creste di schiuma delle onde che avanzano fragorosamente non si infrangono più contro la prua, ma scorrono sulla parte avanzata del ponte. La nave è già affondata di sette metri. <br />Anche il marconista al suo posto solitario sa che si avvicina la fine. Trasmette ancora una volta nell’etere  la posizione della nave che affonda. Le ultime sue parole sono: -ci congediamo … nella morte! <br />Come accese da una mano invisibile tutte le luci e i riflettori ardono sulla nave che affonda. Nello stesso istante comincia a ululare la sirena della ciminiera, il cui suono è echeggiato tante volte sul mare in segno di saluto e di commiato. Ma ora la sirena ulula come un animale ferito in preda a mortale paura. Lo scafo gigantesco del “ Gustloff” si inclina di fianco , come in agonia, facendo  ruzzolare le persone sui ponti. Le masse d’acqua soffocano gorgogliando l’urlo della sirena. <br />In pochi secondi il “ Wilhelm Gustloff” affonda, trascinando con se nella morte oltre duemila persone.</p>
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		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.andreacarancini.it/2009/12/laffondamento-della-gustloff-un-crimine/#comment-708</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 10:14:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il nome “Gustloff” mi ha fatto tornare alla mente un libro letto alcuni anni fa: Crollo e tragedia,di Gunter Karweina, editori Baldini e Castoldi- 1961. Sono andato a cercarlo ed ecco, trascrivo alcune parti in riferimento a questo afferrato crimine di guerra.&lt;br /&gt;” La baia di Danzica è la scuola dell’arma subacquea tedesca.  Qui vi vengono addestrati in due divisioni gli equipaggi per i nuovi elektroboote del tipo XXI. Questi battelli, che sono già centinaia allo scalo, devono assicurare una svolta decisiva alla guerra dei sommergibili. Gli equipaggi sono acquartierati a bordo di alcune grandi navi, che sono ancorate in porto da anni.&lt;br /&gt;Una di queste unità è il “Wilhelm Gustloff”. In qualità di “nave della gioia di vivere” ha intrapreso un a crociera a   Madera prima della guerra con millequattrocento gitanti. Il candido vapore lussuoso con la croce uncinata alla ciminiera  è costato venticinque milioni di marchi e viene ritenuto “inaffondabile”. Ora è verniciato di grigio come una nave da guerra.&lt;br /&gt;Il  21 gennaio il comandante del “Gustloff”riceve un ordine del Fuhrer, in base al quale la sua nave deve salpare per Kiel insieme con altre unità, imbarcando il maggior numero possibile di profughi. Ora il comando della nave sa ciò che si deve fare. Il “Gustloff” che da anni è ancorato nel porto come “caserma galleggiante”, viene approntato in tutta fretta. &lt;br /&gt;Nelle prime ore del mattino del 25 gennaio 1945l la nave viene attraccata. Prima sono trasportati a bordo i feriti, poi giunge il momento di imbarcare i civili. I profughi attendono da giorni questo momento. Il porto fa pensare a  una caldaia di streghe. Gli uomini lottano con brutalità per poter  accedere alla nave. In base alle disposizioni della “Gauleitung” solo donne, bambini  e vecchi muniti del foglietto rosso d’autorizzazione possono essere imbarcati sul “  Gustloff”. Benché questo foglietto debba essere consegnato solo a persone che attendono da giorni, ben presto viene venduto al mercato nero  a prezzi favolosi. Donne disperate imbarcano clandestinamente il marito  o il figlio, richiamati, rinchiusi in casse. Disertori che si travestono con abiti femminili per mettersi al sicuro.&lt;br /&gt;Il mattino del 30 gennaio il”Gustloff” riceve finalmente l’ordine di salpare. Vengono distribuite cinture di salvataggio mentre altoparlanti impartiscono disposizioni sul comportamento da tenere in caso di “pericolo”. Verso mezzogiorno un lungo fischio passa per tutti i ponti della nave. Gli altoparlanti ora esortano gli uomini, che hanno appena ricevuto la cintura, a restituirla, in quanto sono sufficienti solo per le donne e i bambini. L’orologio sul ponte di comando segna le dodici e mezzo quando il “Gustloff”si stacca dal molo di Gotenhafen e viene rimorchiato in mare aperto da alcuni rimorchiatori. Il mare è decisamente in burrasca. Forti raffiche di vento sollevano  le creste di schiuma delle onde in lunghe strisce. I marinai calcolano la forza del vento da cinque a sei. Per questo le onde sono eccezionalmente alte.  Ben presto il mare grosso esigerà le sue vittime fra i profughi.  &lt;br /&gt;Dopo cinque ore di navigazione l’ansito delle macchine si arresta improvvisamente. Il “Gustloff”  si trova in avaria fra  gli alti cavalloni.  Attende la scorta promessa, ma la formazione del convoglio subisce  un ritardo e al più presto potrà salpare il mattino seguente.&lt;br /&gt;Da terra consigliano al “Gustloff” di attendere il convoglio, ma il comandante ritiene quell’attesa in mare aperto molto più pericolosa che il continuare la navigazione  e poco dopo le diciotto trasmette via radio a Gotenhafen: “Continuiamo a mezza forza”. Cade l’ultima possibilità di ritornare. Il dado è tratto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nome “Gustloff” mi ha fatto tornare alla mente un libro letto alcuni anni fa: Crollo e tragedia,di Gunter Karweina, editori Baldini e Castoldi- 1961. Sono andato a cercarlo ed ecco, trascrivo alcune parti in riferimento a questo afferrato crimine di guerra.<br />” La baia di Danzica è la scuola dell’arma subacquea tedesca.  Qui vi vengono addestrati in due divisioni gli equipaggi per i nuovi elektroboote del tipo XXI. Questi battelli, che sono già centinaia allo scalo, devono assicurare una svolta decisiva alla guerra dei sommergibili. Gli equipaggi sono acquartierati a bordo di alcune grandi navi, che sono ancorate in porto da anni.<br />Una di queste unità è il “Wilhelm Gustloff”. In qualità di “nave della gioia di vivere” ha intrapreso un a crociera a   Madera prima della guerra con millequattrocento gitanti. Il candido vapore lussuoso con la croce uncinata alla ciminiera  è costato venticinque milioni di marchi e viene ritenuto “inaffondabile”. Ora è verniciato di grigio come una nave da guerra.<br />Il  21 gennaio il comandante del “Gustloff”riceve un ordine del Fuhrer, in base al quale la sua nave deve salpare per Kiel insieme con altre unità, imbarcando il maggior numero possibile di profughi. Ora il comando della nave sa ciò che si deve fare. Il “Gustloff” che da anni è ancorato nel porto come “caserma galleggiante”, viene approntato in tutta fretta. <br />Nelle prime ore del mattino del 25 gennaio 1945l la nave viene attraccata. Prima sono trasportati a bordo i feriti, poi giunge il momento di imbarcare i civili. I profughi attendono da giorni questo momento. Il porto fa pensare a  una caldaia di streghe. Gli uomini lottano con brutalità per poter  accedere alla nave. In base alle disposizioni della “Gauleitung” solo donne, bambini  e vecchi muniti del foglietto rosso d’autorizzazione possono essere imbarcati sul “  Gustloff”. Benché questo foglietto debba essere consegnato solo a persone che attendono da giorni, ben presto viene venduto al mercato nero  a prezzi favolosi. Donne disperate imbarcano clandestinamente il marito  o il figlio, richiamati, rinchiusi in casse. Disertori che si travestono con abiti femminili per mettersi al sicuro.<br />Il mattino del 30 gennaio il”Gustloff” riceve finalmente l’ordine di salpare. Vengono distribuite cinture di salvataggio mentre altoparlanti impartiscono disposizioni sul comportamento da tenere in caso di “pericolo”. Verso mezzogiorno un lungo fischio passa per tutti i ponti della nave. Gli altoparlanti ora esortano gli uomini, che hanno appena ricevuto la cintura, a restituirla, in quanto sono sufficienti solo per le donne e i bambini. L’orologio sul ponte di comando segna le dodici e mezzo quando il “Gustloff”si stacca dal molo di Gotenhafen e viene rimorchiato in mare aperto da alcuni rimorchiatori. Il mare è decisamente in burrasca. Forti raffiche di vento sollevano  le creste di schiuma delle onde in lunghe strisce. I marinai calcolano la forza del vento da cinque a sei. Per questo le onde sono eccezionalmente alte.  Ben presto il mare grosso esigerà le sue vittime fra i profughi.  <br />Dopo cinque ore di navigazione l’ansito delle macchine si arresta improvvisamente. Il “Gustloff”  si trova in avaria fra  gli alti cavalloni.  Attende la scorta promessa, ma la formazione del convoglio subisce  un ritardo e al più presto potrà salpare il mattino seguente.<br />Da terra consigliano al “Gustloff” di attendere il convoglio, ma il comandante ritiene quell’attesa in mare aperto molto più pericolosa che il continuare la navigazione  e poco dopo le diciotto trasmette via radio a Gotenhafen: “Continuiamo a mezza forza”. Cade l’ultima possibilità di ritornare. Il dado è tratto.</p>
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