L’antisemitismo di Hitler: il libro di Ralf Georg Reuth conferma la tesi di Nolte

L’antisemitismo di Hitler: il libro di Ralf Georg Reuth conferma la tesi di Nolte

Pubblico la traduzione di questo articolo perché la tesi dello storico Ralf-George Reuth sulla genesi dell’antisemitismo di Hitler conferma quanto scrisse a suo tempo Ernst Nolte – in NAZIONALISMO E BOLSCEVISMO – La guerra civile europea 1917-1945[1], nonché, più recentemente, Michael Kellogg con il suo THE RUSSIAN ROOTS OF NAZISM – White Emigrés and the making of National Socialism, 1917-1945[2].
UNO STORICO HA SCOPERTO ALLA FINE LA VERA RAGIONE DELL’ODIO OSSESSIVO DI HITLER PER GLI EBREI?[3]
Di ALAN HALL, 19 giugno 2009
L’odio ossessivo di Adolf Hitler per gli ebrei venne scatenato dalle sue esperienze successive alla prima guerra mondiale, secondo un nuovo libro.
Il rinomato storico Ralf Georg Reuth sostiene che il dittatore li incolpò sia della rivoluzione russa che del crollo dell’economia tedesca.
La tesi è in totale contrasto con le precedenti teorie che l’antisemitismo di Hitler nacque nelle stradine di Vienna quando fu uno spiantato all’avanguardia fino al 1914.
Certi storici hanno persino congetturato che lui stesso fosse in parte ebreo – o anche che sua madre morì a causa di un medico ebreo incapace.
‘Hitler’s Jewish Hatred; Cliché and Reality’ [L’odio per gli ebrei di Hitler; cliché e realtà] ricorre a numerosi archivi per individuare le ragioni dietro l’Olocausto, che reclamò sei milioni di vite.
Reuth sostiene che quello che era probabilmente il fanatismo, all’epoca condiviso da molti, della piccola borghesia, si tramutò dopo il 1919 nell’odio omicida di Hitler.
All’epoca, quasi la metà di tutte le banche private tedesche erano di proprietà di ebrei, la Borsa Valori era dominata da agenti di cambio ebrei, quasi la metà dei giornali della nazione erano diretti da ebrei come pure l’80% delle catene di negozi.
Diventò di moda attribuire la sconfitta della guerra ai finanzieri ebrei.
Ma Hitler, secondo Reuth, incolpò gli ebrei anche delle rivoluzione russa, citando la fede di Leon Trotsky, come pure quella di Marx, le cui teorie lui [Trotsky] seguiva e anche Lenin, che era ebreo per un quarto.
Quando quell’anno venne proclamata per breve tempo a Monaco una repubblica sovietica, sostiene Reuth, il dado venne tratto da parte di Hitler per demonizzare gli ebrei quali responsabili dei mali del mondo intero.
“Con la prima guerra mondiale persa e la Germania nella rovina economica, con la minaccia della rivoluzione, lui giunse a considerare gli ebrei come i soli responsabili del capitalismo speculativo, che provocò acute miserie e sofferenze quando vacillò, e del bolscevismo”, ha detto Reuth.
“Questi due eventi furono fondamentali nel formare le sue idee sugli ebrei e il suo successivo piano di ucciderli tutti”.
“Egli accettò le dicerie e i mormorii che incolpavano i capitalisti ebrei di aver pugnalato la Germania alle spalle”.
“Poi vide che molti ebrei ebbero un ruolo preminente nella breve repubblica sovietica costituita a Monaco nel 1919, per combattere contro tutto ciò per cui il nazionalista Hitler militava”.
“I due eventi, insieme alla rivoluzione russa, si fusero per trasformarli, nella sua mente, in capri espiatori di qualunque cosa”.
“Ma tutto ciò fu solo dopo la prima guerra mondiale, non prima. Io mostro che lui a Vienna aveva molti conoscenti ebrei, nonostante abbia scritto nel Mein Kampf  che era rimasto disgustato dallo spettacolo degli ebrei che aveva visto lì”.
Reuth ricorre a una profusione di materiale d’archivio per mostrare come Hitler si nutrì degli intellettuali del momento per formare il proprio credo.
Egli cita il romanziere Premio Nobel Thomas Mann che nel 1919 scrisse che lui identificava la rivoluzione bolscevica in Russia con gli ebrei.
Ernst Nolte, storico berlinese, espose questa teoria oltre 20 anni fa in un saggio cui all’epoca non venne dato molto credito.
Reuth è un rinomato biografo dell’era nazista che ha scritto un libro acclamato sul capo della propaganda del Terzo Reich Josef Goebbels.    

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