La Turchia e l’Unione Europea

La Turchia e l’Unione Europea

LA TURCHIA E L’UNIONE EUROPEASpunti di riflessione

di Luca Schiano, 14 Dicembre 2009

Il Compito di qualsivoglia federazione e istituzione politica è nel contingente la promozione della pace sociale e del progresso umano, lasciando alla Chiesa la cura delle anime nella sua libertà e nell’esercizio pieno dei suoi diritti. L’eventuale ingresso della Turchia negli organismi amministrativi dell’Unione Europea non ritengo pregiudichi tali principi basilari ed elementari.

Oggi non ci si scandalizza affatto che la popolazione di Repubblica Ceca, Belgio, Olanda, Estonia e della stessa Francia (figlia primogenita della Chiesa secondo il Lefebvriani…) registrino un tasso di ateismo non indifferente secondo l’indagine di Eurobarometer ( l’istituto di ricerca europeo per eccellenza) ma che tali paesi facciano parte di diritto dell’Unione è idea acquisita e normale, nonostante uno su tre si dichiari felicemente e tranquillamente “non credente”.

Ci spieghino i detrattori dell’eventuale ingresso della Turchia in Europa come facciano essi ad ergersi ad araldi della Cristianità, quando essi stessi sono cittadini di stati che difendono e promuovono aborto, divorzio, omosessualismo, femminismo, travestitismo, pornografia ed altro. Ci spieghino questi intellettuali quale società cristiana stanno difendendo armi in pugno! A meno che non pensino di vivere durante la Battaglia di Lepanto o stiano difendendo Vienna al seguito di Eugenio di Savoia. Ci spieghino come mai per l’Italia è cosa normale la blasfemia, la vendita di materiale osceno nelle edicole accanto ai calendari dei vari Santi, il Gay Pride che di routine viene tenuto a Roma, l’agnosticismo e l’ateismo di Presidenti della Camera o della stessa Repubblica Italiana (Fini, Pertini, Napolitano); il boicottaggio sistematico che le parrocchie romane fanno contro l’ annuale fiaccolata antiabortista all’isola tiberina; ci spieghino queste menti geniali come mai è stata la loro Chiesa ad aver caldeggiato il Nuovo Concordato con il quale la Religione Cattolica ha cessato di essere riconosciuta come Religione di Stato o il beneplacito vaticano alla costruzione nell’Urbe della Moschea più grande d’Europa; quindi non facciano gli ipocriti e non vadano cianciando di società cristiana, ordine perfetto, integrazione organica tra Spirituale e Temporale, Foro Ecclesiatico e Diritto d’Asilo, magari pubblicizzando libri sulla “Controrivoluzione” che godono dell’appoggio di facciata di anziani personaggi chiusi in torri d’avorio e al di fuori del mondo. Detto in poche parole riprendendo un adagio evangelico, si vede la pagliuzza nell’occhio del vicino ma non la trave del proprio.

Passiamo adesso, dopo aver messo gli ipocriti con le spalle al muro, ad elencare le ragioni di coloro che sostengono l’ingresso di Ankara nell’Unione, facendo proprie le considerazioni già espresse dall’ambasciatore Carlo Marsili pubblicate a suo tempo da Milano Finanza.

Le considerazione espresse dall’ambasciatore sono di ordine sia geopolitico sia economico. Per quanto riguarda la geografia nessuno può negare che il Centro economico e pulsante della Nazione Turca sia Istanbul, la vecchia Costantinopoli, la Seconda Roma, la capitale dell’Impero Bizantino erede della Grecità, assorbita dal grande sistema amministrativo ottomano senza alcun disprezzo per ciò che significava simbolicamente la città, tant’è vero che i Califfi della Sublime Porta portarono il Titolo di Cesare dei Romani dalla fine del 1400 al 1922 (anno in cui la monarchia fu abolita). Inoltre a tutt’oggi la costa occidentale turca offre ottimi esempi di come l’architettura e lo spirito europeo siano acquisiti nello spirito di quel popolo: Bursa, Smirne, Bodrum (l’antica Alicarnasso, oggi centro balneare che nulla ha a che invidiare ad Ischia o Sorrento) e come lo sviluppo economico abbia premiato chi con oculatezza ha impiegato i soldi pubblici nella costruzione e nello sviluppo (d’altra parte sappiamo come nella cristianissima Italia i Fondi al Sud siano stati impiegati…). Come non parlare poi delle imprese italiane operanti in Turchia, che hanno trovato colà offerte vantaggiose di investimenti e protezioni ed abbiano favorito l’integrazione economica del nostro paese con quello. E’ importante sottolineare di come all’Italia serva un integrato spazio economico di libero sviluppo sancito da accordi di carattere politico in sede comunitaria che facciano del Mediterraneo, suo naturale campo d’azione, un importante asse commerciale. L’Unione è attualmente configurata come Federazione di Stati dal carattere prettamente Mitteleuropeo e Nordico, dove l’intero baricentro è tutt’ora nel Nord Europa, dopo aver relegato lo Stivale a posizione marginale e periferica: l’ingresso della Turchia e dei Balcani nell’Unione sposterebbe a favore del nostro Paese il cuore dell’economia emergente del Sud Europa. Ricordiamo che la Turchia intrattiene solidi rapporti sia coi paesi cosiddetti turcofoni (il Kazakistan è un immenso territorio ricco di risorse quali gas naturale e petrolio) sia oggidì colla stessa Russia con la quale ha in progetto la costruzione dell’oleodotto South Stream che offre ancora alle imprese italiane un’ottima ragione di collaborazione per appalti e concertazione e fa del Bel Paese un posto chiave del faraonico progetto.

Personalmente non riesco a capire l’accanimento di chi ancora vede nel Turco il massacratore di Armeni e Siro-Cristiani: a questo punto dovremmo fare i conti anche coi Croati, che hanno perseguitato i Serbi e i Bosniaci fino all’altro ieri e via dicendo.

Compito di una grande istituzione internazionale come l’Unione Europea è di dirimere le controversie internazionali, e promuovere la pace, la giustizia e la solidarietà tra i popoli che condividono uno stesso spazio geografico. L’Italia non avrebbe nulla da temere anzi dovrebbe auspicare una migliore attenzione per il suo potenziale raggio d’azione che si risolva economicamente nel bene e nel giusto.

2 Comments
  1. Che la Francia sia "la fille ainée de l'Eglise" non è "un'idea dei lefebvriani" (la bestia nera dell'amico Luca) ma una definizione oggettiva basata sulla data del battesimo di Clodoveo.
    Per il resto il ragionamento è che tanto l'Europa non è più cristiana quindi tanto vale chiamarci dentro anche la Turchia. Benissimo: ma perché fermarsi qui? Ci vuole anche Israele! Moschee e sinagoghe per tutti!

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