Il rimedio agli scontri di Cuneo? Il patto di Rimini.

Il rimedio agli scontri di Cuneo? Il patto di Rimini.

Leggo, in quella miniera di informazioni che è il blog di Ugo Tassinari[1], il resoconto dell’allucinante battaglia di Cuneo, quella scatenata, a quanto si dice, dagli “antagonisti” dei Centri sociali di Torino contro l’apertura di una sede di CasaPound: “due feriti, otto contusi, nessun fermo[2]. Un antifascismo davvero irresistibile: “Sono arrivati in cento. Armati di aste e bombe carta”.  Un ragazzo “grave in ospedale per un cubetto di porfido in testa, un carabiniere ferito, e 8 contusi tra le forze dell’ordine. Tanti danni (vetri d’auto spaccati, arredo divelto…)…Hanno aspettato l’intervento del segretario provinciale di Rifondazione…E si sono alzati come a un comando…Il corteo si è mosso rapido e violento. Prima il lancio di una decina di bombe carta, poi le cariche con aste di bandiera, cinghie, manganelli. Dalle retrovie il lancio di sanpietrini e bottiglie di birra…”.
Mi domando: ma si può essere più imbecilli di così? A chi giova questa decrepita riproposizione di scenari unti e bisunti? “Antagonisti”, de che? Eppure – mi rivolgo a chi (sia tra i fasci che tra gli antifa) non ha buttato del tutto il cervello all’ammasso – un rimedio ci sarebbe (a questi ricorrenti scempi che fanno comodo solo al ministro dell’Interno di turno): la riesumazione, e questa volta su tutto il territorio nazionale, del patto di Rimini. Quello stipulato a suo tempo da Adolfo Morganti, uno dei fascisti più atipici, eruditi (e intelligenti) d’Italia e i suoi conterranei di Lotta Continua:
Gabriele Marconi: Un mondo in fermento che rimase schiacciato sotto le macerie della stazione di Bologna: di là i morti per la bomba, di qua l’accusa infamante di un’intera parte politica giudicata colpevole. Come cambiò, nella tua Rimini, la situazione? Dall’autunno ’80 la vostra attività si indirizzò più che altro sul versante culturale.
Adolfo Morganti: Il cambiamento era già nell’aria. Io ero segretario locale del Fdg, e venni espulso nell’ondata successiva alla cacciata di Marco Tarchi. Ma quel tentativo del sistema di riproporre una guerra civile sanguinosa passava sopra le nostre teste, quindi cercammo uno strumento nuovo che ci consentisse di uscire da questo gioco al massacro. Una delle cose che sono orgoglioso di aver fatto, appena inaugurata la cooperativa, è stata la sospensione delle ostilità con gli allora capi di Lotta continua a Rimini.
G. M.: In che maniera?
A. M.: Ci trovammo, una notte fatta di chiacchiere e bottiglie di vino (per una volta non rotte in testa), e decidemmo di finirla con gli scontri nella nostra città. Tant’è che Panorama bollò la sospensione delle sprangate come un patto nazi-maoista contro lo Stato democratico… conferma in più che gli scontri facevano comodo al potere.
G. M.: E con quei tipi di Lotta Continua?
A. M.: I rapporti sono rimasti ottimi, il che non è una cattiva cosa”[3].
A buon intenditor poche parole…  

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