Sulla storicità del Vecchio Testamento: una lettera di Ilaria Ramelli

Sulla storicità del Vecchio Testamento: una lettera di Ilaria Ramelli

Una recente sortita di Maurizio Blondet sull’archeologia biblica[1] ha suscitato qualche reazione presso i cattolici che ancora credono nella storicità del Vecchio Testamento. Pur non entrando personalmente nel merito della questione, riproduco a seguire una lettera scrittami nel 2004 dalla prof. Ilaria Ramelli, da me interpellata in proposito: il motivo occasionale della mia richiesta di delucidazioni era l’uscita del libro di Mario Liverani Oltre la BibbiaStoria antica di Israele (Laterza, 2004), quel Liverani che è il maggiore esponente italiano di coloro che appunto negano l’attendibilità storica del Vecchio Testamento. Pur essendo una lettera privata, ne riproduco la parte che tratta dell’argomento in questione, dati gli eruditi riferimenti della mia preclara interlocutrice, che dovrebbero suggerire una certa prudenza ai “demitizzatori” .

Stimatissimo Sig. Andrea Carancini,

(…)

Grazie anche di avermi allegato l’articolo del prof. Mario Liverani (conosco Paolo Liverani, anch’egli di Roma e direttore nei Musei Vaticani: chissà se sono parenti), che ho letto subito con molta attenzione: in effetti anche a me non suonano nuove certe asserzioni. Riguardo all’archeologia biblica, che sicuramente esiste ancora, devo precisare che non sono certo un’esperta, e che comunque conosco maggiormente quella relativa al Nuovo Testamento, che, per quanto ne so, costituisce una conferma della storicità dei Vangeli. Fra gli studi più recenti posso citarLe tre contributi presentati al Convegno Internazionale Il contributo delle scienze storiche all’interpretazione del Nuovo Testamento, svoltosi a Roma nell’ottobre 2002, a cura del Pontificio Comitato di Scienze Storiche presieduto dal Prof. Mons. W. Brandmüller: Michele Piccirillo, Il contesto geografico dei Vangeli e le nuove scoperte archeologiche in Giordania; Georg Lavas, The ‘Kathisma’ of the Virgin Mary, Jerusalem: Archaeological Findings and their Meaning; Carsten Peter Thiede, Die Frage nach dem wahren Emmaus im Lichte aktueller Ausgrabungen. C’è poi tanto altro; alcuni riferimenti si trovano ad es. in Marie-Christine Ceruti, Les Évangiles sont des reportages, Paris, Pierre Téqui éditeur, 1997, rist. 2002; dello stesso Thiede c’è un sacco d’altro, con riferimenti numerosi: es. Der Petrus Report. Der Felsen der Kirche in neuem Licht, Sankt Ulrich Verlag, Augsburg 2002; Jesus: Der Glaube, Die Fakten, Sankt Ulrich Verlag, Augsburg 2003; in collaborazione con U. Victor e U. Stingelin, Antike Kultur und Neues Testament, Brunnen Verlag, Basel-Gießen 2003. I libri fin qui citati sono in mio possesso, se volesse potrei farGlieli avere volentieri. Dell’ultimo ho appena steso una recensione che, se mi dicesse che può interessarLe, Le allegherei molto volentieri. Per l’Antico Testamento, di cui si occupa l’articolo, sono molto meno informata, ma ho comunque letto qualcosa. Che l’AT narrasse la storia di Israele in modo leggendario fu sostenuto già da H. Gunkel e H. Gressmann, poi da A. Alt, M. Noth e altri biblisti tedeschi, a cui risposero già studiosi americani di archeologia come W.F. Albrighy, The Archaeology of Palestine, Harmondsworth, England 1949; Gloucester, Mass. 1971; A. Parrott, Bibel und Archäologie, I-V, Züriche 1955-61; G.E. Wright, Biblical Archaeology, Philadelphia 1957; J.B. Pritchard, Archaeology and the Old Testament, Princeton 1958;K.M. Knyon, Archaeology in the Holy Land, London 1979 4^ ed., con molti dettagli sugli scavi di Gerico, di cui parla Liverani. H. Haag, Das Land der Bibel. GestaltGeschichteErforschung, Stuttgart 1989 (problematico). P. Arata Mantovani, Introduzione all’archeologia palestinese, Brescia, Querinianna 1992; V. Fritz, Introduzione all’archeologia biblica, Brescia, Paideia 1991; E.R. Galbiati – A. Aletti, Atlante storico della Bibbia e dell’Antico Oriente, Milano, Jaca Book 1983; Y. Ahroni – M. Avi Yonah, Atlante della Bibbia, Casale Monf., Marietti, 1987; J. Rogerson, Atlante della Bibbia, Novara, De Agostini 1988. Richard J. Coggins, Introduzione all’Antico Testamento, Il Mulino, Bologna 1998, p. 55sgg., rileva che almeno a grandi linee il racconto biblico è confermato dall’archeologia e porta esempi; a p. 61sgg. studia specificamente gli scavi in Palestina, con ampie discussioni su Gerico e su Ai, gli stessi siti citati da Liverani come distruttivi della storicità dell’AT. Coggins ricorda i molteplici problemi che pone l’interpretazione dei dati archeologici, l’identificazione dei luoghi, dei siti, la stratigrafia, e conclude a p. 66-67 che l’archeologia non smentisce i racconti biblici, anche per la difficoltà di collegare univocamente i dati letterari e quelli archeologici, e che la categoria di archeologia biblica è contestata da molti studiosi ma perché essi rivendicano l’autonomia dell’archeologia, non perché questa smentisca la Bibbia in toto. L’archeologia può aiutare a porre l’antico Israele nel contesto dei popoli circonvicini. I problemi sollevati dall’archeologia di Gerico e di Ai sono già stati denunciati da tempo, cfr. ad es. Hans Küng, Ebraismo, tr. it. Milano, Rizzoli 1992, pp. 79-80 ­ è un libro importante anche se non privo di storture e purtroppo contenente un capitolo con le solite accuse: Un Papa che tacque: Pio XII, p. 284sgg.

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