David Irving: una condanna fraudolenta

David Irving: una condanna fraudolenta

CONVERGENZA DI PROVE: RIFLESSIONI SULL’AFFARE IRVINGLIPSTADT

Di Paul Grubach[1]

Nel periodo inverno-primavera del 2000, lo storico inglese David Irving intraprese un’azione giudiziaria contro l’autrice americana Deborah Lipstadt e il suo editore, Penguin Books, presso il tribunale di Londra, affermando di essere stato diffamato nel di lei volume (antirevisionista) Denying the Holocaust: The Growing Assault on Truth and Memory [Negare l’Olocausto: il crescente attacco contro la verità e la memoria]. Lipstadt e gli avvocati difensori della casa editrice riunirono un gruppo di esperti dell’Olocausto di reputazione mondiale nel quadro della loro campagna per screditare Irving e convalidare le affermazioni della Lipstadt. Nell’Aprile dello stesso anno il giudice condannò Irving, definendolo un falsificatore della storia, che manipola i dati storici per promuovere un programma [ideologico] sottaciuto e di estrema destra.

Il 20 Luglio del 2001, la Corte di Appello confermò il giudizio dell’Aprile 2000; a Irving venne negato il diritto di appello.

Questo importante processo catalizzò una grande attenzione da parte dei media internazionali. Un giornalista – e osservatore del processo – affermò che la versione tradizionale dell’Olocausto veniva messa sotto processo – e ne usciva trionfante. [2] Altri affermarono che era il revisionismo dell’Olocausto ad essere messo sotto processo – e ad essere giudicato “falsa storia”. E’ indiscutibile che la sentenza verrà usata da molti come “prova” che la versione tradizionale dell’Olocausto è esatta, e che il revisionismo è una falsificazione della storia. Ma quanto è corretta questa interpretazione delle risultanze processuali?

Durante il processo, al giudice Charles Gray vennero presentate prove e argomenti [presuntamente] poderosi a favore della versione tradizionale dell’Olocausto. Il gruppo di legali della Lipstadt argomentò che un insieme di testimoni oculari e le prove fisiche e documentarie convergevano verso la conclusione che la versione tradizionale dell’Olocausto è esatta.

Cosa concluse il giudice Gray?

Riguardo alle parole e alle dichiarazioni, presuntamente incriminanti, dei documenti nazisti che vengono impiegate per “provare” che i nazisti perseguirono una politica di sterminio contro gli ebrei, il giudice Gray concluse che molte di queste parole e dichiarazioni sono di natura ambigua e si prestano a essere interpretate in modo compatibile con la tesi revisionista.
Egli scrisse:

“E’ stato esaminato un numero considerevole di documenti per cercare di capire se le parole in questione [ausrotten, vernichten, liquidieren, evakuieren, umsiedeln e abschieben] potessero essere usate o interpretate in senso criminale. Irving ha sostenuto che la maggior parte di queste parole possono essere correttamente interpretate in un senso non criminale. Longerich [uno dei periti della Lipstadt] è d’accordo che la maggior parte, se non tutte, di queste parole si prestano a essere usate in senso non criminale. Ad esempio, ausrotten [sterminio o estirpazione] può avere il significato accessorio di “sbarazzarsi di” o “annientare”, senza che ciò implichi lo sterminio fisico. Ma egli ha affermato che il suo significato ordinario e primario è quello di “sterminare” o “uccidere”, specialmente quando viene applicato a persone o a un gruppo di persone in quanto contrapposte, per esempio, a una religione.”[3]

In modo analogo, il giudice Gray osservò: “E’ stato anche da loro [il gruppo di esperti della Lipstadt] riconosciuto che in una certa misura le prove documentarie, incluse le prove fotografiche, sono suscettibili di più di un’interpretazione.”[4]

Riguardo alle prove dello sterminio nei campi di concentramento nazisti, Gray ammise:

“Quali sono le prove dello sterminio degli ebrei in questi campi? La conseguenza dell’assenza di ogni prova documentaria inequivocabile delle camere a gas in questi campi, unita all’assenza di prove archeologiche, implica che bisogna porre fiducia nei testimoni oculari e nelle prove indiziarie…”[5].

Riferendosi alle prove utilizzate per “dimostrare” che i nazisti utilizzarono camere a gas e crematori per lo sterminio, il giudice Gray trasse questa conclusione rivelatrice:

“…i documenti dell’epoca, come disegni, piante, corrispondenza con gli appaltatori e simili, hanno prodotto scarse prove dell’esistenza di camere a gas progettate per uccidere esseri umani. Riferimenti isolati all’utilizzo di gas come quelli trovati in questi documenti possono essere spiegati dal bisogno di disinfestare vestiti per ridurre l’incidenza di malattie come il tifo. Le dosi di Zyklon B consegnate ai campi possono essere ragionevolmente spiegate dal bisogno di disinfestare vestiti e altri oggetti.”[6]

Gray osservò che anche i progetti architettonici degli edifici che ospitarono le presunte camere a gas omicide non contengono alcuna prova incriminante:

“Nessuno di questi disegni denota apertamente che una parte degli edifici venne progettata o destinata a fungere da camera a gas, né per scopi di disinfestazione né per scopi di sterminio. In particolare i disegni [della presunta camera a gas del Crematorio II di Birkenau] non prevedono condotti o camini per mezzo dei quali i granuli di Zyklon B potessero essere inseriti attraverso il tetto.”[7]

Stessa cosa per le rovine ancora esistenti dei campi di concentramento; Gray fece notare che non contengono quasi nessuna prova a sostegno della versione tradizionale dell’Olocausto: “[Il gruppo di esperti della Lipstadt] riconosce che le prove fisiche superstiti ad Auschwitz forniscono scarse prove per sostenere l’affermazione che le camere a gas vennero fatte funzionare in quel luogo a scopo di sterminio.”[8]

Sicuramente il giudice Gray si disse convinto che le prove convergono alla conclusione che i nazisti avevano una politica di sterminio dell’ebraismo mondiale, e che vennero uccisi moltissimi ebrei nelle “camere a gas” di Auschwitz, ma ammise di fatto che le prove migliori che gli erano state presentate da un gruppo di esperti di fama mondiale dell’Olocausto sono quantomeno deboli.

Il giudice affermò che gli era sembrato “importante tenere bene a mente la diversità delle categorie [di prova] e l’estensione del campo [d’indagine] in cui queste categorie si rafforzano reciprocamente.”[9] Gray riassunse il caso di Lipstadt e compagnia nel senso che “esiste una “convergenza” di prove schiacciante, per una mente ordinaria e imparziale, che centinaia di migliaia di ebrei vennero sistematicamente sterminati con il gas ad Auschwitz…”[10]

Riguardo alle prove rappresentate dai “testimoni oculari” delle camere a gas, egli affermò che mentre riconosceva “che l’affidabilità dei testimoni oculari è variabile, quello che mi colpisce riguardo a questa categoria di prova è la somiglianza dei resoconti e il modo in cui si accordano con le prove documentarie.”[11]

Gray aggiunse che “le varie categorie di prova “convergono” nel modo suggerito da loro [Lipstadt e compagnia]… Il mio giudizio complessivo della totalità delle prove secondo cui gli ebrei vennero uccisi in gran numero nelle camere a gas di Auschwitz è che ci vorrebbero delle ragioni estremamente forti per rigettarle. Secondo Irving tali ragioni esistono.”[12]

Convergenza di prove?

La conclusione finale del giudice Gray fu la seguente: “avendo considerato i vari argomenti avanzati da Irving per attaccare le prove convergenti su cui gli imputati fanno affidamento, la mia conclusione è che nessuno storico obbiettivo e imparziale avrebbe seri motivi di dubitare che ci furono camere a gas ad Auschwitz e che vennero azionate in misura considerevole per uccidere centinaia di migliaia di ebrei.”[13]

L’esempio seguente illustrerà al lettore quanto sia discutibile la “convergenza di prove” della versione tradizionale dell’Olocausto.

Nel loro articolo sul campo di concentramento di Treblinka, lo storico Mark Weber e l’avvocato Andrew Allen hanno riunito sei elementi di prova che porterebbero alla conclusione che gli ebrei e altri [internati] vennero uccisi in camere a vapore nel sito [di Treblinka].[14] Esaminiamo ciascuno di questi elementi:

1) Secondo una “testimonianza oculare” ricevuta nel Novembre del 1942 a Londra e proveniente dal ghetto di Varsavia, gli ebrei venivano presuntamente sterminati in camere della morte con “vapore che usciva da numerosi fori dei tubi”.[15]

2) Nel 1943 il New York Times pubblicò altre testimonianze “oculari” sullo sterminio degli ebrei nelle presunte camere a vapore di Treblinka. Questi resoconti fornivano ai lettori dettagli essenziali sulle operazioni di queste camere a vapore.[16]

3) Nel Libro Nero dell’Ebraismo Polacco, un’opera del 1943 sponsorizzata da una schiera di rispettabili dignitari come Albert Einstein e Eleanor Roosevelt, la storia del vapore di Treblinka venne nuovamente presentata in dettaglio.[17]

4) Un altro libro, Per non dimenticare, pubblicato a New York nel 1943 dal Congresso Mondiale Ebraico, descrive come gli ebrei venissero “vaporizzati” a morte, e fornisce un grafico che mostra l’ubicazione della presunta caldaia che produceva il vapore ardente.[18]

5) Secondo una testimonianza “oculare” del 1944 compilata dall’OSS, la principale agenzia statunitense di intelligence, gli ebrei a Treblinka “venivano generalmente uccisi tramite vapore e non tramite gas, come era stato da principio sospettato.”[19]

6) Nel 1945 il governo polacco “provò definitivamente” che i tedeschi azionavano queste camere della morte. I rappresentanti del governo eseguirono “un esame materiale, condotto sul posto, delle camere a vapore”, sottoponendo una “perizia” al tribunale di Norimberga.[20]

Qui abbiamo una convergenza di prove proveniente da sei fonti. Le testimonianze oculari sono state corroborate da ispezioni materiali, condotte sul posto, da parte delle autorità polacche. Questa convergenza di prove è anche migliore di quella sottoposta al giudice Gray perché dispone di una perizia della stessa arma del delitto che “prova definitivamente” l’esistenza delle camere a vapore. Perciò, i tedeschi dovevano aver ucciso delle persone nelle camere a vapore a Treblinka. Ed ecco il tranello di tale conclusione!

Gli storici oggi ci dicono che non c’erano camere a vapore a Treblinka. La convergenza di prove che “dimostra” la loro esistenza è interamente falsa. Nel corso degli anni, la versione dei fatti è cambiata e oggi si ritiene che gli ebrei e altri internati venissero uccisi con il monossido di carbonio, prodotto da motori diesel sottratti ai sovietici.[21]Né il giudice Gray né il gruppo di esperti della Lipstadt hanno mai spiegato perché la convergenza di prove delle camere a vapore di Treblinka abbia portato a delle false conclusioni mentre la convergenza di prove delle camere a gas di Auschwitz conduce ad una conclusione veritiera.

Poiché la maggior parte delle prove, nella “convergenza di prove” delle camere a vapore di Treblinka, non è qualitativamente differente dalle prove della “convergenza di prove” delle camere a gas di Auschwitz; e poiché la “convergenza di prove” delle camere a vapore di Treblinka porta ad una falsa conclusione, non è parimenti possibile che la “convergenza di prove” delle camere a gas di Auschwitz porti ad una falsa conclusione?

Il dr. Michael Shermer è lo storico dell’Olocausto che ha formulato il metodo della “convergenza di prove” per “dimostrare” la versione tradizionale dell’Olocausto. Meno conosciuto è il fatto che egli ha formulato anche la norma per provare che la versione tradizionale dell’Olocausto è inesatta. Egli ha scritto: “per provare che l’Olocausto non è accaduto, un revisionista…dovrà mostrare che il metodo induttivo [della convergenza di prove] è sia filosoficamente erroneo in generale, che male interpretato nel caso particolare dell’Olocausto.[22] Abbiamo appena mostrato che il metodo della “convergenza di prove” è stato male interpretato nel caso dell’Olocausto dal gruppo di esperti della Lipstadt e dal giudice Gray. La norma di Shermer per provare che la versione tradizionale dell’Olocausto è inesatta è perciò soddisfatta.

Questo è solo uno dei molti punti deboli della sentenza del giudice Gray. La presunta vittoria della lobby dell’Olocausto nel processo Irving-Lipstadt è una vittoria di Pirro, perché questo affare ha costretto la lobby a rivelare pubblicamente quanto siano deboli e discutibili le prove della versione tradizionale dell’Olocausto. Il tempo e gli albori di una nuova era di ragionevolezza mostreranno al mondo la validità del revisionismo.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale può essere consultato all’indirizzo: http://www.codoh.com/revisionist/tr09irving.html
[2] D. D. Gutenplan, The Holocaust on Trial (W. W. Norton & Company, 2001).
[3] Vedi la “Sentenza” del giudice Gray, in rete all’indirizzo: http://www.focal.org/judg.html , paragrafo 6.107.
[4] Ibid, paragrafo 7.75.
[5] Ibid, paragrafo 6.80.
[6] Ibid, paragrafo 13.73.
[7] Ibid, paragrafo 7.59.
[8] Ibid, paragrafo 7.118.
[9] Ibid, paragrafo 13.72.
[10] Ibidem.
[11] Ibid, paragrafo 13.77.
[12] Ibid, paragrafo 13.78.
[13] Ibid, paragrafo 13.91.
[14] “Treblinka”, in The Journal of Historical Review, estate 1992, pp. 134-135.
[15] “Likwidacja zydowskiej Warszwy, Treblinka”, Biuleytn Zydowskiego Instytutu Historysznego (Warsaw), Gennaio-Giugno 1951, pp. 93-100. Citato in Carlo Mattogno, “The Myth of the Extermination of the Jews”, in The Journal of Historical Review, autunno 1988, pp. 273-274, 295.
[16] The New York Times, 8 Agosto 1943, p. 11.
[17] Jacob Apenszlak, editore, The Black Book of Polish Jewry, New York, 1943, pp. 142-143.
[18] World Jewish Congress, Lest We Forget [Per non dimenticare], New York, 1943, pp. 4, 6-7.
[19] Documento OSS, 13 Aprile 1944. National Archives, Washington D. C., Military Branch, Record Group 226 (OSS Records), n°67231.
[20] Documento del Processo di Norimberga 3311-PS. IMT “blue series”/1947-1949[Tribunale Militare Internazionale, “serie blu”], vol. 32, pp. 152-158; pubblicato anche in Carlos Whitlock Porter, Made in Russia: The Holocaust [Fabbricato in Russia: l’Olocausto], Historical Review Press, 1988, pp. 2-7.
[21] Vedi le dichiarazioni dello storico dell’Olocausto Raul Hilberg nel libro di Barbara Kulaszka (editore), Did Six Million Really Die? [Ne sono morti davvero sei milioni?], Samisdat, 1992, p. 31. [22] Michael Shermer, An Open Letter to Holocaust Revisionists: In Response to W. D. Brocksmidt’sOpen Letter to Michael Shermer” in Newsletter of the Adelaide Institute, 27 January 1995 [Lettera aperta ai revisionisti dell’Olocausto: in risposta alla lettera aperta di W. D. Brocksmidt a Michael Shermer pubblicata nel bollettino dell’Adelaide Institute del 27 Gennaio 1995]. 14 Marzo 1995. Una copia di questa lettera è in possesso di Paul Grubach.

2 Comments
    • Anonimo
    • 20 luglio 2008

    Perchè tutti fotografati con la figliolanza?
    Per dare un’immagine di perfetti padri di famiglia?
    Lo trovo ridicolo.
    Io non sarei affidabile perchè non sono sposato e non ho figli?

    Rispondi
  1. tu non sei affidabile perché non ti firmi

    Rispondi

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