1988-2008: Il Rapporto Leuchter continua a fare paura!

1988-2008: Il Rapporto Leuchter continua a fare paura!

RAPPORTO LEUCHTER: IL COME E IL PERCHE’

Di Fred Leuchter (1989)[1]

Relazione presentata al Convegno revisionista internazionale dell’Institute for Historical Review

Introduzione

Il 1988 è stato un anno molto istruttivo e, nello stesso tempo, inquietante. Sono rimasto sgomento nell’apprendere che molto di quello che mi era stato insegnato a scuola sulla storia del ventesimo secolo e sulla seconda guerra mondiale era un mito, se non una menzogna. Sono rimasto dapprima sbalordito; poi irritato; infine consapevole: il mito dell’Olocausto era morto.

Come tutti i bambini americani nati durante e dopo la seconda guerra mondiale, mi era stato insegnato il genocidio perpetrato dai nazisti contro gli ebrei. Al tempo in cui frequentavo il college, non avevo ragione per non credere agli insegnamenti che mi erano stati impartiti, tranne che avevo qualche problema a credere alle cifre dei morti, il cui totale, così ci veniva detto, superava i sei milioni di persone. Ma mi fermavo qui. Credevo nel genocidio nazista. Non avevo ragione per non credervi.

Circa ventiquattro anni dopo, un ingegnere molto credente stava seduto alla sua scrivania lavorando in un nevoso pomeriggio di Gennaio del 1988, quando il telefono squillò. Questo ingegnere molto credente stava per ricevere una scioccante lezione di storia, che lo avrebbe portato a mettere in discussione la menzogna – vecchia di cinquant’anni – dell’Olocausto, nonché l’applicazione di questa menzogna a generazioni di bambini. “Salve, sono Robert Faurisson” – e questo ingegnere molto credente avrebbe smesso di credere.

Antefatto

Nei nove anni appena trascorsi ho lavorato con la maggior parte, se non tutti, degli stati degli Stati Uniti che prevedono la condanna a morte. Progetto e realizzo attrezzature di esecuzione di tutti i tipi, incluse sedie elettriche, attrezzature per iniezioni letali, impiccagioni e camere a gas. Sono stato consulente – od ho fornito attrezzature – della maggior parte degli stati interessati, e del governo federale. A causa della mia collaborazione in questa veste con tali stati, sono stato raccomandato ai difensori di Zündel come esperto di camere a gas da Warden Bill Armontrout, del penitenziario di stato del Missouri. Dopo aver parlato al telefono in quel freddo pomeriggio di Gennaio, mi incontrai due volte a Boston con Robert Faurisson e, come risultato di questi incontri, venni convocato a Toronto per incontrarmi con Ernst Zündel, con l’avvocato Douglas Christie, e con il resto dello staff molto qualificato di Zündel. Faurisson aveva affermato tredici anni fa che un esperto di camere a gas dovrebbe essere in grado di valutare le presunte camere a gas in Polonia e di riferire sulla loro efficacia, che i revisionisti sapevano già essere impraticabile.

Il fine-settimana di S. Valentino trovò me e Carolyn – mia moglie da due settimane – a Toronto. Seguirono due giorni di lunghe riunioni, durante le quali mi vennero mostrate delle foto delle presunte camere a gas tedesche in Polonia, oltre a documenti tedeschi e a foto aeree scattate dagli Alleati. Il mio esame di questo materiale mi portò a domandarmi se queste presunte camere a gas erano davvero degli impianti di esecuzione. Mi venne chiesto se ero disponibile ad andare in Polonia, a condurre lì un sopralluogo e una perizia, e a mettere per iscritto le mie valutazioni su queste presunte camere a gas omicide, alcune delle quali situate in luoghi che non avevo mai sentito nominare.

Dopo averci pensato, accettai e mi preparai a partire per la Polonia, aspettando il momento in cui vi fosse la minor quantità possibile di neve. Dissi anche che, sebbene le foto e i documenti mostratimi sembravano confermare l’opinione che questi luoghi non erano in realtà dei veri impianti di gasazione, mi riservavo il giudizio conclusivo dopo il mio sopralluogo, e se avessi accertato che queste strutture erano, o avrebbero potuto essere, delle camere a gas omicide, lo avrei scritto nel mio rapporto. Il rapporto finale avrebbe dovuto essere sottoposto come prova dai difensori di Zündel nel suo processo penale pendente a Toronto, e mi sarei dovuto preparare per testimoniare sotto giuramento.

La preparazione del viaggio richiedeva che portassi con me delle semplici borse, dei giornali per documentarmi, e degli strumenti di lavoro. Poiché ci saremmo trovati in un paese comunista avrei dovuto fare attenzione con gli strumenti. Molti pochi turisti portano con sé martelli, scalpelli, trapani, e fettucce per prendere misure mentre viaggiano. Li nascosi nella fodera della mia borsa da viaggio e sperai per il meglio. Inoltre, avevo mappe della Polonia, della Cecoslovacchia, e dell’Austria, in caso di imprevisti malaugurati. Infine, dei doni per convincere gli addetti del museo a fornirci copie di documenti d’archivio.

Il nostro gruppo

Sono stato fortunato ad avere un gruppo di professionisti competente e affidabile: mia moglie Carolyn, assistente generale; Howard Miller, disegnatore; Jürgen Neumann, operatore; Tijudar Rudolf, interprete. Tutti sapevano che, nel caso fossimo stati colti in flagrante, il governo polacco avrebbe disapprovato la nostra attività e il nostro scopo, soprattutto il prelievo di campioni forensi da santuari e monumenti nazionali [come viene tuttora considerato il campo di Auschwitz].

E poi, i due membri promotori del nostro gruppo, Ernst Zündel e Robert Faurisson, che per ovvie ragioni non ci potevano accompagnare di persona, ma che nondimeno furono spiritualmente compartecipi della nostra spedizione.

Il viaggio

Il 25 Febbraio 1988 partimmo per la Polonia. Neumann e Rudolf, il contingente canadese, si unirono a me e ai restanti membri del gruppo a Francoforte. Ritornammo a casa il 3 Marzo successivo.

Arrivammo a Cracovia nel tardo pomeriggio e passammo la nostra prima notte all’Hotel Orbis. Lì consumammo il primo dei nostri tre pasti soddisfacenti in Polonia. Il giorno seguente andammo ad Auschwitz. Arrivammo nell’albergo di Auschwitz e fummo accolti dall’odore di disinfettante allo zolfo, un odore che non sentivo da molti anni. L’albergo a quanto pare è stato ricavato dalla residenza degli ufficiali del campo. Pranzammo nella sala da pranzo dell’albergo, un locale stile tavola calda. Questo fu il nostro primo pasto con pietanze sconosciute: zuppa di amido e altre cose.

Facemmo un giro di ricognizione del campo, che si concluse nella fioca luce del pomeriggio polacco, con diverse raffiche di neve, un fatto normale. La nostra prima sera non cenammo, poiché non trovammo un posto per mangiare dopo il tramonto.

Auschwitz e Birkenau

Il giorno seguente iniziammo il nostro lavoro nella presunta camera a gas di Auschwitz. Sfortunatamente non riuscimmo a concludere molto a causa delle continue interruzioni provocate dai giri turistici, ufficiali e non ufficiali, della domenica. Carolyn stava di guardia ad un ingresso e Tijudar all’altro, avvisandoci delle persone che stavano per arrivare. Era troppo pericoloso prendere campioni e filmare [la scena], così verso mezzogiorno andammo a Birkenau.

A Birkenau iniziammo una camminata di quattro ore in mezzo all’umido freddo polacco e a raffiche di neve così intense che non riuscivamo quasi a vederci l’un l’altro. Sfortunatamente non pensavamo di passare così tanto tempo camminando per il campo e, poiché i veicoli non erano permessi all’interno del campo, lasciammo Carolyn in macchina. Essendoci dimenticati di lasciarle le chiavi della vettura, ella quasi si congelò nel freddo pomeriggio polacco. Visitammo le baracche, i crematori II, III, IV e V, la sauna e le presunte fosse di cremazione. Prendemmo dei campioni, documentammo la nostra attività con la macchina da presa e con delle foto, e facemmo dei disegni di questi impianti, documentando attentamente le ubicazioni di tutti i campioni presi. Dovemmo forzare l’edificio della sauna, poiché era chiuso a chiave.

Nel crematorio II, discesi nel fondo della presunta camera a gas, un luogo umido e sotterraneo mai visitato da nessuno in quasi cinquant’anni, poiché l’edificio era stato ridotto in macerie, probabilmente da un gruppo di guastatori dell’esercito tedesco. Fortunatamente c’erano meno sorveglianti e un minore flusso turistico, cosa che rese le condizioni di lavoro decisamente migliori di quanto lo erano state in precedenza ad Auschwitz.

Essendo stati resi edotti dalla mancata cena della sera prima, ci ritrovammo per mangiare alla stazione dei bus, il solo vero ristorante di Auschwitz. Ritornammo in albergo per la notte.

Il giorno seguente, di lunedì, cominciammo di nuovo il nostro lavoro ad Auschwitz, essendo diminuito il traffico domenicale. Riuscimmo ad avere i nostri campioni, i filmati e la documentazione. Riuscimmo anche ad ottenere i progetti architettonici delle presunte camere a gas, e fummo in grado di accertare i cambiamenti strutturali relativi al periodo storico in questione. Verificammo anche l’esistenza del chiusino sifonato presente durante il periodo di utilizzo della presunta camera a gas. Dopo aver finito con Auschwitz tornammo a Birkenau per prelevare dei campioni nell’impianto di disinfestazione n°1. Sfortunatamente l’edificio era chiuso a chiave e dovemmo di nuovo forzarlo per avere accesso alla camera di disinfestazione. Di nuovo mangiammo alla stazione dei bus, e ci ritirammo per tempo in albergo.

La mattina del martedì, mentre aspettavamo il tentativo infruttuoso di Tijudar di ottenere un barattolo di Zyklon B, Jürgen ed io registrammo dei video sul campo. Ci trasferimmo dall’albergo di Auschwitz in un ostello nelle vicinanze, ottenendo delle stanze che si erano liberate. Mangiammo alla stazione dei bus e ci ritirammo per tempo.

Il mercoledì mattina consumammo una prima colazione molto piacevole a base di prosciutto, formaggio e pane (il nostro secondo pasto soddisfacente in Polonia) e iniziammo il nostro viaggio in direzione di Lublino per esaminare Majdanek. Dopo uno sguardo finale ad Auschwitz, partimmo in macchina per Majdanek.

Lublino (Majdanek)

Diverse ore più tardi, arrivammo a Majdanek, visitammo il museo, le presunte camere a gas ricostruite e il crematorio. Visitammo infine i reparti di disinfestazione 1 e 2 ed esaminammo i locali. Era estremamente difficile lavorare lì, in quanto c’era un guardiano che faceva giri d’ispezione ogni dieci o quindici minuti. Le presunte camere a gas erano sbarrate da cancelli e non erano accessibili per un’ispezione dettagliata da parte del pubblico normale. Era necessario che oltrepassassi questi cancelli entrando in zone proibite. Di nuovo Carolyn e Tijudar stettero di guardia mentre prendevo le misure e compivo un esame dettagliato di queste zone. Per poco non venimmo sorpresi: fui costretto a saltare il cancello, e stavo ancora per aria e nel mezzo del salto quando entrò il guardiano. Fortunatamente, era più interessato a Jürgen e alla sua macchina da presa per osservarmi prima che tornassi a terra.

Il ritorno

Il campo chiuse nel primo pomeriggio e il guardiano ci disse in modo piuttosto aggressivo di andarcene. Alle tre eravamo in viaggio per Varsavia, un viaggio che avrebbe richiesto cinque ore di pioggia e neve. La nostra prenotazione dell’albergo era saltata ma fortunatamente, con l’aiuto di un addetto d’ambasciata, riuscimmo a trovare delle camere in un altro albergo.

Quella sera consumammo il nostro terzo pasto soddisfacente in Polonia e andammo a letto per prepararci al nostro viaggio di ritorno del giovedì successivo. Il mattino seguente facemmo colazione e andammo all’aeroporto per il nostro viaggio di ritorno.

Ci imbarcammo sull’aereo della compagnia aerea polacca dopo aver superato il controllo doganale…la mia valigia conteneva venti libbre dei campioni proibiti, dei quali nessuno fortunatamente venne scoperto. Non respirai con facilità fino a quando non superammo il controllo dei passaporti a Francoforte. Il nostro gruppo si divise a Francoforte, per intraprendere i viaggi di ritorno rispettivamente negli Stati Uniti e in Canada. Dopo il nostro ritorno, consegnai i campioni forensi al laboratorio per i test in Massachussets. Dopo aver ricevuto i risultati, preparai il mio rapporto, unendo la mia conoscenza degli impianti e delle procedure di esecuzione con il gas con la ricerca che avevo condotto nei crematori e nelle fabbriche di alambicchi negli Stati Uniti. Credo che conosciate bene i risultati della mia ricerca.

Dopo aver ultimato il rapporto, testimoniai a Toronto – ma questa è un’altra storia, da raccontare un’altra volta.

I risultati

Le camere a gas

I risultati pubblicati nel Rapporto Leuchter sono la cosa importante. Affermo in modo categorico che nessuno dei locali esaminati ad Auschwitz, Birkenau o Lublino avrebbero potuto consentire, o di fatto consentirono, delle esecuzioni multiple mediante utilizzo di acido cianidrico, monossido di carbonio, o di qualsiasi altro gas letale, sia in teoria che di fatto. Anche assumendo dei margini molto ampi relativi all’utilizzo massimo delle presunte camere a gas, fino a ipotizzare 1693 vittime alla settimana, e supponendo che questi locali potessero consentire delle esecuzioni mediante gas, sarebbero stati necessari sessantotto (68) anni per uccidere il numero presunto di 6 milioni di persone. Questo significa che il Terzo Reich avrebbe dovuto durare almeno settantacinque (75) anni. Presentare questi locali come se fossero stati in grado di consentire delle esecuzioni di massa, o anche multiple, o persino singole, è assurdo e nello stesso tempo offensivo per ogni individuo di questo pianeta. Inoltre, quelli che promuovono questa menzogna sono colpevoli sia di negligenza che di irresponsabilità, per non aver indagato tali locali in precedenza, e per non aver accertato la verità, prima di indottrinare il mondo con quello che può essere considerato come il più grande stratagemma propagandistico della storia.

I crematori

Di uguale importanza sono gli errori degli sterminazionisti relativi ai crematori. Se questi crematori avessero operato con un margine teorico di massimo rendimento giornaliero, senza nessun tempo morto e a ritmo costante (una situazione impossibile), e accettando la cifra di almeno sei milioni di vittime, il Terzo Reich sarebbe dovuto durare almeno quarantadue (42) anni, poiché sarebbero stati necessari trentacinque (35) anni per cremare, ad un ritmo impossibile, questi sei milioni di persone.

Nessuno, anche con il più grande sforzo dell’immaginazione, potrebbe presumere, o tantomeno credere, che il Terzo Reich sia durato settantacinque (75) o anche quarantadue (42) anni, e ci vorrebbero far credere che sei milioni di persone sono state sterminate con attrezzature che non erano in grado di funzionare, e in un tempo inferiore di oltre sette volte al tempo minimo teorico!

I campioni forensi

Dai siti visitati sono stati prelevati dei campioni. Un campione di riferimento è stato asportato dall’impianto di disinfestazione n°1 di Birkenau. E’ stato ritenuto che a causa dell’alto contenuto di ferro dei materiali degli edifici in questo campo la presenza di gas al cianuro di idrogeno avrebbe provocato la formazione di un composto denominato ferro-cianuro ferrico, come evidenziato dalle macchie di blu di Prussia sui muri degli impianti di disinfestazione. Un’analisi dettagliata dei 32 campioni presi nei complessi di Auschwitz-Birkenau ha mostrato 1,050 milligrammi per chilo di cianuro e 6,170 milligrammi per chilo di ferro. Tracce più elevate di ferro sono state trovate in tutte le presunte camere a gas ma nessuna traccia significativa di cianuro. Questo sarebbe impossibile se questi siti fossero stati davvero esposti all’acido cianidrico, poiché le presunte camere a gas vennero presuntamente esposte a quantità molto più elevate di gas degli impianti di disinfestazione. Perciò, le analisi chimiche confermano il fatto che questi locali non vennero mai utilizzati come camere a gas.

La costruzione

La costruzione di questi locali dimostra ulteriormente che non vennero mai utilizzati come camere a gas. Nessuno di questi locali era a chiusura ermetica o era provvisto di guarnizioni. Non era stato previsto nessun dispositivo per prevenire la condensazione del gas sui muri, sul pavimento o sul soffitto. Non era stato previsto nessun dispositivo per estrarre la mistura di aria e gas da questi edifici. Non era stato previsto neppure alcun dispositivo per introdurre o per distribuire il gas nella stanza. Non c’era un’illuminazione munita di dispositivo anti-esplosione e non venne approntata nessuna misura per impedire che il gas entrasse nei crematori, anche se il gas [presunto] è altamente esplosivo. Nessuna misura venne approntata per proteggere il personale addetto dall’esposizione al gas, o per proteggere altre persone non addette dalla detta esposizione. In particolare, ad Auschwitz il chiusino del pavimento della presunta camera a gas era connesso direttamente al sistema di scarico dell’acqua piovana del campo. A Majdanek, il passaggio pedonale attorno alle presunte camere a gas avrebbe raccolto le infiltrazioni del gas e sarebbe diventato una trappola mortale per il personale del campo. Non c’è mai stato nessun camino per l’evacuazione del gas. L’acido cianidrico è un gas estremamente letale e da nessuna parte c’è mai stato alcun dispositivo di protezione. I locali erano troppo piccoli per ospitare più di una piccola frazione del numero di vittime presunto. Detto in modo chiaro e semplice, questi locali non avrebbero potuto funzionare come camere a gas.

Conclusione

Dopo un attento esame dei presunti impianti di esecuzione in Polonia, e dei relativi crematori, la sola conclusione che può essere tratta da una persona razionale e responsabile è l’assurdità della nozione che questi locali potevano funzionare, o che funzionarono in realtà, come camere a gas di esecuzione.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.ihr.org/jhr/v09/v09p133_Leuchter.html

2 Comments
    • Anonimo
    • 1 maggio 2010

    Ho letto che leuchter è laureato in filosofia, lo dice Welles, è vero?

    Rispondi
  1. welles, chi?

    Rispondi

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